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di Mario Adinolfi

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Sarà bene cominciare a spiegare gli scenari possibili del giorno dopo. Sceglierete come votare anche in base a questo. Dunque: se vince il sì Renzi attenderà la sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum prevista a febbraio, varerà la legge elettorale per il Senato (uno dei motivi per cui noi del Popolo della Famiglia votiamo no è che non ci spiegano chi saranno i senatori e come saranno scelti, essendo certo che comunque ci è stato tolto il diritto di votarli direttamente), poi condurrà l’Italia ad elezioni anticipate nel giugno 2017. Ha già fatto l’errore di far scorrere il tempo dopo la vittoria alle europee del 2014 e i suoi annibaliani ozi hanno prodotto un recupero dei grillini che poi nel 2016 alle amministrative hanno vinto 18 ballottaggi su 19 contro il Pd. Dunque, sei mesi e si vota. Se vince il no Renzi salirà al Quirinale per dimettersi, i suoi nemici del Pd tenteranno di tenerlo ferito e incatenato a Palazzo Chigi, lui rifiuterà e nascerà un governo Franceschini o chi per lui con il mandato di varare una nuova legge elettorale organica per Camera e Senato, probabilmente con il premio di maggioranza di coalizione al posto del premio alla lista. Le elezioni si terranno dunque nel febbraio 2018, otto mesi dopo le elezioni anticipate che rappresentano lo scenario probabile post vittoria del sì. Se Renzi vince il referendum poi vince pure le elezioni e il Pd che dominerebbe la sola Camera che concede la fiducia potrebbe far varare tante pessime leggi già annunciate da Scalfarotto e Cirinnà. Se Renzi perde il referendum resta il bicameralismo perfetto, il governo sarà probabilmente di grande coalizione e quelle leggi hanno meno probabilità di essere approvate. La Costituzione di De Gasperi e Togliatti è migliore di quella di Boschi e Verdini. Ora, comunque, sapete qualcosa in più e il 4 dicembre decidete voi.

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25/11/2016
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