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di Lucia Scozzoli

Libri e bimbi

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La casa editrice EDB (Centro editoriale dehoniano) esiste dal 1956 e pubblica solo libri, saggi e riviste di argomento religioso cattolico, in tutti gli ambiti, dalla ricerca accademica ai sussidiari per bambini.

Il cuore della sua vocazione è promuovere il rinnovamento post conciliare: sul sito leggiamo: «Della Chiesa del post-concilio ha sempre accompagnato i dinamismi: il rinnovamento nella catechesi; la riforma liturgica – non solo come riforma “dall’alto”, ma quale progressiva presa di coscienza del ruolo di attori da parte dei fedeli –; il rinnovamento della spiritualità, che si è via via incentrata sui testi sacri e sulla Bibbia; il rinnovamento pastorale e la formazione dei membri del popolo di Dio. Il nostro lettore è in genere sensibile ai temi emergenti e alle problematiche intraecclesiali: non a caso uno dei nostri principali referenti è il laico cattolico che vive coscientemente il proprio ruolo nella Chiesa».

Senza dubbio le pubblicazioni della EDB sono tante e pregevoli, ma purtroppo non tutte: infatti la casa editrice ha dato alle stampe un libercolo non propriamente in linea con la sua produzione solita. Il libro in questione si chiama “papale papale” ed è tutto di vignette, nate dalla penna del disegnatore Gherard Mester.

Il libro pare sia stato presentato al pontefice in persona lo scorso ottobre, e pare anche che il Papa abbia commentato “per ridere di se stessi”, non si sa con che tono di voce né con che faccia. Né sappiamo con quanta attenzione lo abbia sfogliato: infatti a me preme porre l’attenzione sulla vignetta dell’ultima pagina, quella che chiude il cerchio di una rappresentazione papale iper progressista, pauperista e pure anticlericale (dal momento che il clero è raffigurato come fosse la peggior feccia del mondo). Tale vignetta ritrae il papa al centro, affiancato da bambini di ogni età e colore, barboni, zoppi, madri, stranieri e, sullo sfondo, ahinoi, due uomini che si baciano.

Ecco, non capisco bene il nesso: cosa c’entrano?

Anzi, lo capisco ma bisogna che ve lo spieghi per benino, perché dietro questa vignetta è nascosto un cortocircuito logico tipico del nostro tempo.

È noto che il pontefice abbia caro il tema della misericordia e dell’accoglienza, indirizzate verso tutte le persone, indipendentemente da qualunque caratteristica queste possano avere in merito a sesso, età, ceto sociale, etnia, religione e, ovviamente, anche preferenze sessuali. La sua famosa frase “chi sono io per giudicare un omosessuale che cerca Dio?” è stata condita in tutte le salse, sempre privata della seconda parte, per millantare una inesistente apertura della Chiesa alle unioni omosessuali, cercando di confondere i piani di una accoglienza della persona, che la Chiesa ha sempre garantito nei secoli a tutti, e un avvallo a comportamenti scorretti.

Supponendo che il disegnatore fosse a conoscenza delle reali intenzioni del Papa e volesse semplicemente rappresentare tra le categorie accolte anche quella degli omosessuali, sicuramente si sarà posto il quesito su come far capire ai lettori che proprio di omosessuali si trattava: infatti, fino a prova contraria, mi risulta che essi siano persone perfettamente normali, indistinguibili da chiunque altro. La rappresentazione folkloristica che i gay pride ne fanno è totalmente parziale e pure errata, sia perché l’eccentricità delle persone non è sintomo di omosessualità e sia perché l’omosessualità non è sinonimo di eccentricità.

Voler onestamente rappresentare con un disegno un omosessuale qualunque è, nei fatti, impossibile: egli (e parimenti ella) è semplicemente un essere umano. Così come rappresentare un ladro, immobile, non intento ad alcuna azione, non si può: è l’atto del rubare che lo caratterizza, mica l’essere! O rappresentare un pianista, se non sta suonando. O uno scrittore, se non sta scrivendo.

Invece un uomo e una donna sono immediatamente distinguibili. Un nero o un asiatico, si identificano con un tratto di penna. Pure uno storpio o un povero vestito di cenci.

Ci sono condizioni umane che incidono sul suo essere in modo visibile ed immediato: queste condizioni richiedono il nostro primario sforzo di accoglienza, perché la differenza, che è riconoscibile al primo sguardo, non costituisca pregiudizio e impedimento alla nostra accoglienza.

Ci sono poi azioni che contribuiscono a delineare profili: e su tali azioni, essendo libere e liberamente scelte, è giusto e doveroso esercitare la nostra capacità di giudizio, che significa soltanto valutarle come portatrici di bene o di male, per l’individuo ma soprattutto per la collettività.

Così rubare è oggettivamente biasimabile, suonare il piano no (magari se uno suona di notte in un condominio, sì).

La Chiesa continua a considerare gli atti di sodomia un peccato mortale (insieme ai rapporti sessuali prematrimoniali o semplicemente protetti da preservativo, in questo suo giudizio non si può davvero rintracciare alcun accanimento verso gli omosessuali, essendo l’atteggiamento della Chiesa in materia sessuale severo con tutti). Il pontefice non ha mai asserito il contrario. Quindi quei due che si baciano sullo sfondo sono un semplice accorgimento stilistico per individuare una categoria altrimenti indistinguibile o non sono piuttosto l’ammiccamento ad un sottinteso di atti che per l’autore sarebbero stati “accolti” dal Papa?

Mi piacerebbe molto credere alla prima ipotesi ma, visti i tempi che viviamo, ne dubito assai. Temo piuttosto che sia la solita operazione atta a far passare le unioni civili e tutto il corollario di propaganda al seguito come una cosa ben voluta dal Papa in persona, sfruttando come un grimaldello l’equivoco tra l’accoglienza dell’individuo e l’avvallo di ogni sua scelta di vita.

Mi dispiace molto che la EDB sia caduta in fallo con questa produzione a dir poco scadente, che riduce il pontefice ad una figura macchiettistica, incastonata in mezzo ad un mondo ecclesiale tutto marcio, che preferisce giocare a pallone coi bambini per strada che adempiere ai propri impegni istituzionali (come se parlare con capi di stato fosse una cosa lurida, sporca e inutile, mentre nascondersi nella condivisione di una quotidianità estemporanea potesse fare del bene al mondo), ma tutto sommato non è affar mio: se il Papa ha considerato di potersi subire l’ennesimo sberleffo senza protestare, non sarò certo io più realista del re.

Però su questa boutade omosessualista non posso tacere, perché il nostro paese ha subito una lacerazione profonda in occasione dell’approvazione a colpi di fiducia e di scorrettezze formali e sostanziali del disegno di legge sulle unioni civili e la battaglia non è affatto terminata, essendo in essere proposte per degradare il matrimonio vero (vedi eliminazione del dovere di fedeltà e pure soppressione della pensione di reversibilità) e per le adozioni a coppie omosessuali. Facendo io parte della Chiesa, in qualità di misera e qualunquissima fedele, non mi sta bene per niente che il mio Papa venga strumentalizzato così scorrettamente.

La battaglia per uno Stato che rispetti i principi antropologici naturali dell’umanità non è una battaglia confessionale, ma umana. Non ho bisogno di una Chiesa al fronte che combatte con me. Ma certo averla nelle retrovie che ti spara alle spalle non è piacevole. EDB, ma che vuoi fare?

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10/01/2017
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