Chiesa

di Claudia Cirami

XAVIER NOVELL, il vescovo che gli LGBT detestano

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C’è qualcosa di più serio di un “covfefe”. Mentre molti perdono tempo ed energie interrogandosi sul misterioso termine comparso in un tweet di Trump, in Spagna accade un fatto inquietante. Un vescovo spagnolo, della diocesi di Solsona, è dovuto uscire scortato dalle forze dell’ordine dalla parrocchia in cui aveva appena amministrato le Cresime. Il motivo? La protesta vibrante dell’associazionismo Lgtbq in particolare del collettivo De Transcantó, contro un suo recente scritto. Non si è trattato di tentativi di aggressione violenta. Come si può vedere dalle immagini del video che ci riporta la scena, nessuno si è scagliato contro il vescovo, ma era palpabile una certa tensione. Fischi, cori, e la necessità di uomini in divisa per assicurare che a qualcuno non venisse in mente di scagliarsi contro il destinatario della protesta. Soprattutto inquieta una mobilitazione simile nei confronti di un pastore che non avrebbe tenuto una conferenza o presentato un libro (e quindi diffuso idee considerate inaccettabili), ma stava svolgendo in tutta tranquillità una delle sue funzioni.

Il segnale che arriva dalla Spagna interroga profondamente tutta l’Europa e il mondo civilizzato. Quanto possiamo dirci oggi liberi di esprimere un pensiero non in linea con la “vulgata” diffusa da governi e molti media? In un’epoca in cui si pretende di lottare contro ogni forma di discriminazione cosa testimonia questa scena? In nome di presunte discriminazioni quanto è accettabile che altri siano a loro volta discriminati e trattati da “untori”? E, ancora, chi sono i veri discriminati in questa confusa contemporaneità?

Il vescovo spagnolo si chiama Xavier Novell. Poiché il politicamente corretto vuole che se uno esprime un parere diverso dal coro dei più sia rappresentato immediatamente come un “vecchio rancoroso”, a scanso di equivoci meglio dire subito che qui siamo in presenza di un giovane vescovo, classe 1969. In foto non è dissimile da come è nella realtà, con il volto sorridente e pacifico, lo stesso con cui ha affrontato le proteste, mantenendosi calmo mentre saliva in macchina. Non può nemmeno essere tacciato di ignoranza, visto che, oltre gli studi civili, ha conseguito la Licenza in Teologia alla Gregoriana vent’anni fa, il dottorato nel 2004 ed è stato anche, tra gli altri incarichi, professore di Antropologia Teologica alla Facoltà di Teologia della Catalogna. Sempre per non essere imprigionato nel cliché del tradizionalista sic et simpliciter, è anche un vescovo in “stile Francesco”, dato che nel 2012 ha fatto notizia la sua volontà di ridursi lo stipendio per mostrare una solidarietà concreta nei confronti delle persone che faticano ad arrivare a fine mese. Novell è stato ordinato Vescovo nel 2010 da Benedetto XVI, diventando il candidato all’episcopato più giovane della Spagna. Il suo motto episcopale è Omnia Propter Evangelium: Tutto a causa del Vangelo (1Cor 9, 23) e oggi queste parole sembrano quanto mai adatte ad inquadrare i fatti recenti. Nel capitolo 9 della lettera ai Corinzi, da cui è tratto il motto episcopale di Novell, Paolo spiega che si è «fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno» e che come un’atleta si impegna per ricevere un premio incorruttibile. Nemmeno il vescovo Novell ha l’aria di uno che, come l’Apostolo, corre «ma non come chi è senza mèta». Anche a costo di ricevere cori di protesta.

Il caso è scoppiato dopo la penultima lettera domenicale, da lui scritta. Il Vescovo stava trattando del capitolo V di Amoris Lætitia (di cui ha continuato ad occuparsi anche nella lettera successiva). Commentando il n. 172 del documento che recita così: «Ogni bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una madre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra e armoniosa», il vescovo ha semplicemente affermato che la crescita appare più difficile se mancano i genitori che esercitano la loro funzione paterna e materna. «Mi domando – si è interrogato verso la fine dello scritto – se il fenomeno crescente della confusione sull’orientamento sessuale di molti adolescenti non si debba imputare nella cultura occidentale alla figura paterna, che è stata assente, deviata e svuotata. Fino a che la stessa virilità è stata messa in discussione». Ecco le contestatissime parole. Come si è capito, però, esse si richiamano a quanto scritto nell’esortazione post-sinodale. Ne sono in fondo una conseguenza, senza polemica alcuna.

A Tárrega, dove è avvenuta la contestazione, il video mostra anche due donne che si baciano, mentre un gruppo di parrocchiani eleva una preghiera al Cielo: entrambe le reazioni testimoniano – forse più di ogni altra immagine – la tensione in atto tra chi sostiene il vescovo e chi lo accusa. Ma la protesta ha interessato anche altri luoghi, come Cervera, nella stessa diocesi, dove il Vescovo è stato votato nel consiglio comunale come “persona non gradita” (anche se – come si apprende dagli organi di stampa – solo cinque hanno votato a favore della mozione, sei si sono astenuti e due hanno votato contro). Il portale Cristianogays ha riportato le parole dell’ACGIL, un’associazione cristiana di persone omosessuali e transessuali, la quale lamenta che non è la prima volta che si sentono profondamente feriti da questo vescovo. Sempre sullo stesso portale, è possibile leggere la dichiarazione di Eugeni Rodríguez, portavoce dell’Osservatorio contro l’Omofobia, che ha parlato di insulti e marginalizzazioni in nome di Dio. Questa uscita – se paragonata al modo sereno con cui il vescovo ha semplicemente posto e si è posto un interrogativo – dà la misura di quanto nella contemporaneità sia complesso trattare di ovvietà accettate fino ad ieri, senza incorrere nell’accusa di insultare e offendere la sensibilità altrui.

Come si era paventato anche nel caso del DDL Scalfarotto, la nozione di “omofobia” è talmente vaga che varie affermazioni, poste anche senza volontà alcuna di ferire, possono essere classificate come “omofobiche”. L’attualità ci dice che oggi è sempre più difficile esprimersi senza rischiare accuse, intimidazioni, aggressioni verbali. È vero: esiste un progresso. Ma la persecuzione “educata”, secondo l’azzeccata definizione di Papa Francesco (e sperando che si limiti soltanto a questo), come si connette con la definizione di “progresso”? In nome poi di un eventuale (perché è ancora da dimostrare in tutte le sue conseguenze) “progresso” nelle conoscenze che possediamo (scientifiche, psicologiche, ecc.) è giusto perseguire o zittire in modo aggressivo chi ha una posizione differente? La questione non interessa soltanto la Spagna, come abbiamo visto nel caso di Silvana De Mari.

Il vescovo Novell ha poi continuato il suo commento al capitolo V di Amoris Lætitia, trattando in breve anche un altro tema scomodo del dibattito contemporaneo: il desiderio di avere un bambino costi quel che costi, reso possibile oggi dai nuovi sviluppi tecno-scientifici. È lapalissiano che un vescovo che non ha timore di trattare argomenti considerati scomodi finisca nel mirino di chi non ama il dibattito su certi temi. La speranza, però, è che la contestazione non degeneri mai in forme violente. Conosciamo le reazioni viscerali degli spagnoli (finora solo in questo paese Sposati e sii sottomessa di Costanza Miriano ha rischiato di essere censurato), ma ci si augura che il buon senso prevalga sempre e che non si arrivi mai al punto di perseguitare chi professa un’idea controcorrente, tanto più se espressa in modi pacifici. Ci ammonisce la storia, ce lo chiede – fortemente – un’attualità già piuttosto sanguinaria. E per altri motivi.

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01/06/2017
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