Politica

di Mario Adinolfi

I traguardi e gli obiettivi

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Le elezioni amministrative consegnano al Popolo della Famiglia una sensazione di crescita diffusa del movimento, che però come previsto ha scatenato reazioni che oscillano tra il rabbioso e l’isterico, tra i nostri avversari come è comprensibile, ma anche tra qualche amico che sembra avere come unica ossessione quella del danno da provocare al Pdf. Sono le ore in cui in tutta Italia le coalizioni maggiori vengono a chiedere i nostri voti, qualcuno pensa sia intelligente pretenderli pure con la malagrazia di definire “fallimentare” la nostra strategia politica complessiva e “irrilevanti” i consensi ricevuti. Ovviamente questo strepitio conferma che la strategia è quella giusta e i consensi che abbiamo raccolto in tutta Italia sono più che rilevanti. Possiamo dunque con la serenità dei forti ignorare le polemiche e passare a un ragionamento politico chiarificatore del senso stesso della presenza del Popolo della Famiglia nel faticosissimo agone politico, che tanti sacrifici comporta per migliaia di militanti da Bolzano ad Avola, dal Piemonte alla Campania, ovunque in Italia insomma.

Intanto a questi militanti giunga il mio ringraziamento amichevole e sentito, un abbraccio che li stringe uno ad uno. Presto riprenderò il tour in Italia, quel “neverending tour” che da anni ormai mi fa scoprire le energie più intense del paese che non si arrende ai diktat delle mode correnti, per provare davvero a dire grazie ad ognuno di voi personalmente. In questa tornata elettorale hanno votato il simbolo del Popolo della Famiglia oltre 17mila persone, più di 50mila sono stati i voti ai candidati sindaco da noi indicati (14 senza alleati, 5 in coalizione). Il foglio excel con i voti comune per comune lo ha stilato Paolo Pasanisi Zingaresco, che ringrazio, gli ho chiesto di aggiornarlo con i voti ricevuti a Verona nelle circoscrizioni. Questo computo non viene mai fatto, ma in tutte le grandi città (Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli e appunto Verona, ma anche a Ravenna e Faenza) noi non ci siamo presentati solo al Comune, ma anche alle municipalità. Il voto dato nelle municipalità di solito è più libero, perché privo del ricatto sul cosiddetto “voto utile” che invece grava la competizione per il sindaco. Così l’anno scorso a Roma e Napoli toccammo il 2% nelle circoscrizioni e quest’anni a Verona la media nelle circoscrizioni è attorno al 5% dei voti, con il 5.80% di picco nella circoscrizione ottava. Conteggiando tutti questi voti, che sono voti veri e non voti di serie b, il Pdf ottiene il 2.9% nella tornata elettorale amministrative 2017 come percentuale media nelle realtà dove il simbolo era presente sulla scheda. Chi ha scritto di otto o diecimila voti non ha atteso i risultati definitivi, non si è accorto che ad Avola prendevamo l’11.11% e a Fontanafredda portavamo un sindaco venticinquenne al 15% e ha deciso di diramare dati falsi basati su calcoli provvisori.

I numeri sono numeri e non sono contestabili. Si sommano i voti ricevuti dal Popolo della Famiglia sui propri candidati sindaco presentati tra il 2016 e il 2017 a Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Verona, Cagliari, Salerno, Padova, Bolzano, Crotone, Rimini, Novara, Riccione, Alessandria, Monza, Crema, Borgomanero, Savigliano, Grugliasco, Ischia, Melito, Avola, Fontanafredda, Riolo, Goito, Zevio, Teolo, Conegliano, Assisi, San Benedetto del Tronto, Cordenons, Villorba, Varese. Poi si aggiungono (mediandoli ovviamente con il dato delle comunali) i voti ottenuti in decine di municipalità a Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Verona, Ravenna e Faenza. E si scopre che in appena quindici mesi e in soli trentacinque comuni pilota, il Popolo della Famiglia ha raccolto attorno a sé il consenso di oltre centomila cittadini. Poiché nel popolo ci sono anche i San Tommaso ecco l’elenco analitico del voto città per città tenendo insieme le due tornate amministrative 2016 e 2017:

Mario Adinolfi (Roma) 7.992 voti
Nicolò Mardegan (Milano) 6.018
Filippo Grigolini (Verona) 3.851
Mirko De Carli (Bologna) 2.076
Vitantonio Colucci (Torino) 2.032
Luigi Sposato (Padova) 1.528
Luigi Mercogliano (Napoli) 1.489
Raffaele Adinolfi (Salerno) 1.304
Ada Addolorata Di Campi (Rimini) 1.044
Gian Carlo Paracchini (Novara) 977
Alberto Agus (Cagliari) 945
Stefano Arrighi (Genova) 906
Luca Della Schiava (Fontanafredda) 869
Pietro Marcazzan (Goito) 711
Manuela Ponti (Monza) 601
Luca Grossi (Crema) 478
Lorenzo Damiano (Conegliano) 424
Mirco Ghirlanda (Zevio) 337
Mirko De Carli (Riolo) 335
Alberto Cerutti (Borgomanero) 270
Claudio Iacono (Assisi) 254
Maurizio Schininà (Savigliano) 216
Lucianella Presta (Grugliasco) 180
Gianfranco Zecchinato Gallo (Teolo) 165
Damiano Cattarin (Villorba) 153

In coalizione abbiamo votato ad aprile 2016 per Giorgio Holzmann a Bolzano (1.874 voti), poi il 5 giugno 2016 per Paolo Orrigoni a Varese (16.374 voti al sindaco, 634 alla lista Pdf), Pasqualino Piunti a San Benedetto del Tronto (6.343 voti al sindaco, 149 alla lista Pdf), Ottavio Tesoriere a Crotone (1.098 voti al sindaco, 64 alla lista Pdf), Andrea Delle Vedove a Cordenons (272 voti alla lista, 2.853 voti al sindaco). Nel giugno 2017 in coalizione abbiamo sostenuto Luca Cannata sindaco di Avola ottenendone l’elezione al primo turno (12.839 voti, 11.11% alla lista del Popolo della Famiglia per 1.645 voti), Gianluca Trani sindaco di Ischia non eletto (5.204 voti, 1227 voti di lista alla “bicicletta” Pdf-Fi), Renata Tosi sindaco di Riccione che abbiamo portato al ballottaggio (6.236 voti, 273 al Pdf), Pietro D’Angelo sindaco di Melito che abbiamo portato al ballottaggio (5.118 voti, 200 al Pdf), Emanuele Locci candidato sindaco non eletto di Alessandria (3.296 voti, 283 al Popolo della Famiglia). Complessivamente ai sindaci indicati dal Pdf tra il 2016 e il 2017 sono stati assegnati dunque 96.390 voti. I risultati di lista dicono: Goito 14.86%, Riolo 14.38%, Avola 11.11%, Ischia 10.28%, Zevio 4.75%, Teolo 3.66%, Verona 3.39%, Cordenons 3.32%, Conegliano 3.02%, Crema 2.93%, Borgomanero 2.76%, Novara 2.16%, Savigliano 2.06%, Varese 1.92%, Villorba 1.79%, Fontanafredda 1.76%, Salerno 1.72%, Riccione 1.65%, Rimini 1.58%, Assisi 1.49%, Monza 1.25%, Bologna 1.23%, Melito 1.16%, Milano 1.15, Cagliari 1.15%, Grugliasco 1.12%, San Benedetto del Tronto 0.84%, Alessandria 0.74%, Roma 0.62%, Torino 0.55%, Genova 0.41%, Napoli 0.37%, Padova 0.27%, Crotone 0.24%. La media nazionale relativa ai voti validamente espressi nelle città in cui eravamo presenti alle elezioni amministrative del 2016 è stata dell’1.07%, nel 2017 è salita al 2.9% conteggiando anche le otto municipalità veronesi con voto medio del 5% e punta nell’ottava circoscrizione con il 5.80%.

I 96.390 voti che abbiamo raccolto sul territorio attorno ai candidati sindaco da noi indicati, a cui va sommato il differenziale positivo tra voto comunale e voto circoscrizionale nelle grandi città (solo a Roma prendemmo 7.992 voti al Comune, ma oltre 12mila nelle circoscrizioni dove eravamo liberi dal ricatto del voto utile, lo stesso è accaduto inevitabilmente l’11 giugno 2017 a Verona), porta l’area di consenso del Popolo della Famiglia sui 35 comuni dove si è messo alla prova ben oltre i centomila voti. Un risultato straordinario perché compiuto in appena quindici mesi. Come ha fatto ben notare Massimilano Amato con uno specchietto molto preciso, siamo assai competitivi con i partiti che hanno strutture e denari infinitamente superiori alle nostre, basti pensare che a Verona abbiamo gli stessi voti di Forza Italia e battiamo nettamente Fratelli d’Italia sia dove ci presentiamo da soli (Verona, appunto) che dove ci presentiamo in coalizione proprio con loro (a Riccione l’eroico gruppo fondato poche settimane prima con una mia presenza in loco, ha fatto sì che il Popolo della Famiglia sopravanzasse nei consensi il partito della Meloni con cui eravamo alleati).

Si possono fare tutte le valutazioni che si vogliono a questi che sono tutti dati ufficiali tratti dal sito del ministero dell’Interno. Sono numeri. Ma al di là dei numeri qui c’è un popolo vero, in carne e ossa, che si è mosso andando nelle urne a dire che crede nel soggetto politico autonomo posto a presidio dei valori essenziali e quindi non negoziabili che si chiama Popolo della Famiglia. Tante, tante persone in appena 35 comuni hanno detto sì alla nostra proposta, molte migliaia si sono concretamente impegnate mettendoci la faccia candidandosi, firmando la presentazione delle liste o tesserandosi al nostro movimento (ricordo sempre che L’iscrizione al Popolo della Famiglia costa 50 euro per il 2017 - liberi di fare donazioni superiori, chi versa almeno 500 euro è socio sostenitore e ottiene in regalo l’abbonamento annuale digitale al quotidiano La Croce - e si regolarizza con un bonifico al conto intestato a POPOLO DELLA FAMIGLIA che ha il seguente IBAN: IT88M0103003241000000354618 del Monte Paschi Siena, agenzia Roma 41. Si può in alternativa inviare un vaglia postale a POPOLO DELLA FAMIGLIA piazza del Gesù 47 00186 Roma. L’avvenuta iscrizione deve essere comunicata al sempre più decisivo coordinatore nazionale Nicola Di Matteo con una email a [email protected] che provvederà all’invio materiale della tessera).

Tutto questo lavoro incessante, faticosissimo, esposto continuamente al fuoco amico e nemico soprattutto ora che dimostra con tutta l’evidenza dei numeri la sua concreta efficacia, si è tramutato anche in uno straordinario risultato visibile: l’ingresso del Popolo della Famiglia nelle istituzioni. Siamo andati in doppia cifra anche con gli eletti: 1 vicesindaco (Cordenons), 7 consiglieri comunali (3 ad Avola, 2 a Goito, 1 a Riolo, 1 a Cordenons), 8 consiglieri municipali (3 a Verona, 2 a Ravenna, 2 a Faenza, 1 a Bolzano). Il Popolo della Famiglia ha sedici eletti nelle istituzioni, erano solo tre nel 2016. La crescita si vede? Si tratta di un fatto o di una “manipolazione”, caro blogger dell’Espresso che hai osato parlare di un “flop” del Pdf riprendendo frasi e calcoli improvvidi di chi dovrebbe imparare a pensare trenta volte prima di scrivere cose a caso. Perché i numeri sono numeri e i numeri sono questi, indubitabili e certificati.

E veniamo allora al nodo politico. Perché il Popolo della Famiglia cresce? Perché si ritiene che questa esperienza politica abbia talmente tanto senso che migliaia di persone sacrificano del loro per darle forza, per darle ogni giorno vita e costanza di presenza sul territorio? Solo per una ragione: perché abbiamo dato continuità alla mobilitazione del Family Day, considerandola una mobilitazione di natura politica, cioè contenente una domanda intrinseca di rappresentanza nelle istituzioni, dove altrimenti viene fatto scempio e negozio dei principi che noi definiamo non negoziabili. Alcuni ritengono che tale domanda di rappresentanza debba restare ancorata ai partiti del centrodestra tradizionale. La nostra riflessione politica, quella ripetuta con chiarezza dal segretario nazionale Gianfranco Amato all’assemblea nazionale del 28 gennaio 2017 al teatro Eliseo di Roma, è che il centrodestra sia ambiguo e corresponsabile del disastro che ha avuto purtroppo conseguenze normative in questa legislatura, dal divorzio breve votato da tutti i partiti di centrodestra e centrosinistra, alla legge Cirinnà passata con il voto decisivo tra Camera e Senato di centinaia di eletti con il centrodestra molti dei quali ignobilmente presenti in piazza ai Family Day e di cui qualcuno ha tanto sbagliato a fidarsi per insipienza politica, fino alla legge sull’eutanasia passata alla Camera con appena 37 voti contrari su 630 aventi diritto, tra la simpatia esplicita di Zaia e la libertà di coscienza lasciata da Forza Italia che nel frattempo mandava proprio il 10 giugno 2017, giorno precedente le amministrative, Renata Polverini a sfilare al gay pride rivendicando il voto favorevole di molti berlusconiani alle unioni gay.

L’11 marzo 2016 quando il Popolo della Famiglia è stato fondato a Roma da trecento coraggiosi al Palazzetto delle Carte Geografiche, stabilimmo con chiarezza in conseguenza di queste valutazioni politiche che avremmo fondato un soggetto politico autonomo, non una cinghia di trasmissione. L’alternativa al centrosinistra è del tutto evidente, quella al centrodestra è spiegata credo con chiarezza dai fatti. Chi oggi spinge perché il Popolo della Famiglia dimostri che non fa sul serio, chiedendoci di aderire alla piattaforma dei candidati di centrodestra nei ballottaggi, ha in mente un disegno: dimostrare che il Pdf è un partitino come tanti, di gente a caccia di poltrone, una riedizione dell’alfanismo. E invece no. Noi facciamo politica e siamo interessati ad eleggere nostre persone nelle istituzioni, è il “core business” di ogni movimento che chieda il consenso nelle urne. Ma non ad ogni costo. Il Popolo della Famiglia è fatto da persone come Filippo Grigolini che se chiedesse l’apparentamento al centrodestra otterrebbe una poltrona in consiglio comunale e se non lo chiede rimane a casa. Ma Grigolini è il Pdf e il Pdf sceglie di restare a casa. Diamo ascolto a tutti e tutti i candidati di tutti i ballottaggi d’Italia ci stanno chiamando per chiedere i nostri voti. Il primo consiglio è di farlo con grazia, non in maniera malaccorta o addirittura insultante. Il secondo consiglio è un ammonimento: sappiate con chi avete a che fare. Donne e uomini veri che per fare tutto quello che hanno fatto con il Popolo della Famiglia in questi mesi si sono temprati con il fuoco.

La nostra linea politica è di autonomia dalle coalizioni e chi la commenta lo faccia con rispetto perché è la ragion stessa d’esistenza del Popolo della Famiglia. Ci vogliono assimilabili ad una coalizione per renderci diversi da quel che siamo, per negare la nostra radice identitaria profonda e, sradicandoci, puntano a indebolirci. Il gioco è scoperto e il guaio per questi dilettanti è che si imbatte con persone che sanno giocare, al punto che li guardiamo con un filo di tenerezza per la loro ingenuità. Detto questo, il Pdf ha dimostrato di essere un partito non ideologico e capace di duttilità. Se in alcune situazioni locali dovesse rendersi praticabile un accordo, lo praticheremo, abbiamo già dimostrato di saperlo fare se valutiamo la necessità di condurlo in porto. Saranno comunque casi eccezionali rispetto alla linea politica ufficiale nazionale votata in quattro assemblee nazionali consecutive (Palazzetto della Carte Geografiche, due Hotel Nazionale, il teatro Eliseo) e la decisione finale verrà assunta dai livelli locali che lavorano sempre in autonomia, fatta salva l’autorizzazione finale dei garanti nazionali del Popolo della Famiglia.

Conclusa questa fase e la necessaria pausa estiva, a settembre una nuova assemblea nazionale di tutti gli iscritti al Popolo della Famiglia determinerà le decisioni che riguarderanno il traguardo elettorale del marzo 2018, quando superando lo sbarramento del 3% grazie al fatto che si potrà votare Pdf non in 35 comuni ma in tutti gli oltre ottomila comuni d’Italia, i “quattro gatti” (come sprezzantemente alcuni ci definivano) già trasformatisi in centomila gatti nei citati 35 comuni, diventeranno almeno un milione di gatti in tutta Italia. Chi ha paura del fatto che il Popolo della Famiglia raggiunga il suo obiettivo e possa con decine di parlamentari bloccare davvero ogni ulteriore legge contro la vita e contro la famiglia naturale, proponendo invece la straordinaria rivoluzione del reddito di maternità, del quoziente familiare, del diritto universale a nascere e ad essere curati, contrapposto al terribile nichilismo mortifero dei falsi diritti all’aborto e all’eutanasia? Perché considerare un male il Pdf, battersi con tutte le forze contro di esso, se si dice di condividerne le stesse ragioni ideali? Mistero misterioso. O forse neanche tanto, le miserie umane di chi si era promesso a questo o a quel partito con addosso la maglietta del Family Day appartengono all’inevitabile. Rafforzano la nostra determinazione, sappiamo di dover combattere censure e danni procurati di ogni tipo, così chi si mette in battaglia al nostro fianco arriva preparato e ben presto si corazza. E rivolge ai cecchini del fuoco amico la domanda fatidica: ci sparate addosso per conto di chi, l’alternativa al Popolo della Famiglia qual è, una legislatura come quella appena passata? La proposta unitaria rimane per noi sul tavolo: ritroviamoci tutti nel Popolo della Famiglia, che ha porte aperte e finestre spalancate, ha memoria utilmente corta se serve e non serba rancore. Uniti potremmo davvero strappare l’Italia alla cultura di morte che la ghermisce. Tutti iscritti al Pdf, facciamo la storia, come è scritto sulla nostra tessera 2017. Facciamola insieme, si può sul serio.

Noi comunque proseguiamo per la nostra strada, pregando e agendo. Che lo sguardo benevolo di Maria Vergine protegga tutti noi, che Dio benedica l’Italia, che Dio benedica il Popolo della Famiglia.

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15/06/2017
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