Società

di Raffaele Dicembrino

Australia, l’attore-giocatore che forza la linea sul gay marriage

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In Australia è in corso una vera e propria battaglia per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali e si sta giungendo ad un momento cruciale.

Il paladino di questa battaglia è Ian Roberts, attore con un passato da rugbysta.

La sua vita ha avuto una svolta quando nel 1995 Roberts ha pubblicamente annunciato la propria omosessualità, discutendo la sua sessualità su riviste e in televisione. È stato supportato da una parte del mondo del rugby del suo paese, sostenendo quanto fosse importante per essere “fedele a te stesso”. Successivamente è apparso in una campagna pubblicitaria contro l’omofobia indetta dal Lesbian and Gay Anti-Violence Project. Roberts è stato elogiato per aver messo in discussione il legame tra omosessualità e sport, sull’argomento e sul suo coming out Paul Freeman ha scritto un anche un libro, Ian Roberts - Finding Out.

Ma la battaglia di Roberts appare ancora lunga. Infatti, negli ultimi mesi, l’ottimismo del fronte del “sì” al voto postale australiano sul matrimonio omosessuale sta subendo un duro colpo. Infatti i voti a favore del matrimonio per le persone dello stesso sesso sembrano diminuire.

Il calo si registra anche all’interno delle singole forze politiche. Per esempio, tra gli elettori del partito Laburista, i consensi sono passati dal 75 al 70 per cento, mentre tra chi sostiene la Coalizione si passa dal 55 al 47 per cento di elettori disposti a votare “sì”.

La stampa australiana addebita il calo a due fattori. Il primo è una campagna troppo invasiva dei sostenitori del voto favorevole. Pare, infatti, che gli australiani non abbiano gradito l’invio di SMS e email in massa. Lo stesso vale per alcune azioni dimostrative abbastanza eclatanti, come l’irruzione ad un evento dei sostenitori del “no”, che si è tenuto a Melbourne, con tanto di bacio sul palco tra due ragazze e l’esposizione di uno striscione con scritto “bruciamo le chiese non i queer” e il simbolo del movimento anarchico accanto.

Il secondo sarebbe la capacità del fronte del “no” di instillare il dubbio negli elettori. Secondo Newspoll, infatti, in molti stanno cominciando a sospettare che una legge a favore delle coppie gay e lesbiche possa rischiare di ridurre la libertà di coscienza e di parola su questi temi. Si hanno timori anche sulla libertà di culto.

Il sostenitori del “no” chiedono che il parlamento chiarisca cosa davvero conterrà un’eventuale legge sul matrimonio per tutti e tutte. Secondo i commentatori, però, l’intenzione non è ottenere rassicurazioni, ma seminare il dubbio tra gli elettori per spingerli a votare contro. Una strategia molto sottile che sembra stare funzionando.

Com’è noto, il voto avviene via posta, è iniziato lo scorso 12 settembre e di protrarrà fino a novembre.

Una consultazione il cui risultato non è vincolante, ma il cui risultato potrebbe comunque avere delle conseguenze sulle scelte del parlamento.

Ian Roberts, aveva inviato una lettera al presidente della Lega Todd Greenberg spiegando che il supporto della Lega alla campagna per il sì era fondamentale per “salvare delle vite”.

Roberts ha spiegato di essere stato spinto addirittura a scrivere la lettera dalla storia di un ragazzo di 13 anni suicidatosi perché vittima di bullismo omofobico. “La sua morte non sarà in vano” ha detto Roberts. Roberts ha inoltre l’aiuto della lega rugby in questo suo cammino: “Ho le lacrime agli occhi e non sono mai stato così orgoglioso del mio sport la Lega Rugby è stata così forte ad abbattere le barriere – ha concluso Roberts – e a far crescere la consapevolezza su molte questioni: dagli indigeni australiani alla violenza domestica contro le donne”. Questa ultima scelta, dunque, si inquadra in un impegno più ampio della Lega sui temi dei diritti civili.

Su Robert ed il rugby australiano va rammentata una vicenda che fece scalpore.

La vincitrice della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Beijing del 2008, detentrice del record mondiale nel misto su 400 metri. Stephanie Rice , scatenò molte polemiche scrivendo sul suo Twitter “Suck on that faggots” (che letteralmente significa “Succhiatevi questo froci“) dopo che i Wallabies, squadra australiana di rugby, ha battuto il team dei sudafricani Springbook,.

Subito dopo la nuotatrice australiana ha prontamente eliminato il twit e chiesto scusa. “Ho scritto una cosa su Twitter sabato sera” ha poi detto sul suo sito web “che è stata data dalla foga del momento. Non volevo offendere nessuno, per questo chiedo scusa“.

A nulla sono valse le scuse però per uno dei maggior sponsor della Rice, la Jaguar che non ci ha pensato due volte a rescindere il contratto con la campionessa e a farla fuori per quello che tutto il web australiano chiama insulto gay.

Non solo la Rice non fu più testimonial del marchio, ma ha anche perso una Jaguard che le era stata data dal valore di circa 100.000 dollari.

Non a caso il più duro con lei è stato proprio uno dei giocatori che la Rice pensava di sostenere con il suo commento, l’australiano e dichiaratamente omosessuale Ian Roberts, che aveva così commentato: “È una cretina. E chiunque continui a sostenerla come atleta è un cretino anche lui. E lo dico davvero con molta amarezza. Che scema. E se i suoi sponsor non faranno qualcosa al riguardo, sono cretini anche loro“.

Sul voto, netta la presa di posizione della Chiesa australiana: “La Chiesa cattolica, insieme ad altre tradizioni di fede, insegna che il matrimonio è un’istituzione naturale stabilita da Dio, un’unione permanente tra un uomo e una donna, destinata alla formazione di una famiglia. Qualsiasi legislazione che modifichi questa definizione di matrimonio riconosciuta da tutte le culture più importanti del mondo richiede un’attenta considerazione da parte di tutti gli australiani”. Scrive così mons. Denis Hart, arcivescovo di Melbourne, in Australia, in una lettera pastorale diffusa sul sito web dell’arcidiocesi.

“È vitale che noi cattolici votiamo – ribadisce il presule - affinché il nostro punto di vista possa essere ascoltato su questo importante problema pubblico. Il suo esito influenzerà profondamente la nostra società e le nostre famiglie in futuro”. Quanto al fatto che molti considerano la legalizzazione delle unioni omosessuali “una questione per garantire l’uguaglianza per ogni relazione”, mons. Hart sottolinea che “sì, i diritti umani sono importanti, ma lo sono anche le responsabilità umane: siamo responsabili dell’impatto delle nostre decisioni sulle generazioni future”. Pertanto, l’arcivescovo di Melbourne chiede “a tutti di considerare le profonde implicazioni di una possibile legislazione” sulle unioni omosessuali che solleva domande importanti: “Perché gli esseri umani esistono come maschio e femmina? Siamo tutti figli di un maschio e di una femmina”.

La legalizzazione delle nozze gay può violare i diritti umani fondamentali della “libertà di religione e di coscienza

Quindi, mons. Hart ribadisce che “nessuna legge dovrebbe essere emanata senza un profondo dibattito pubblico in cui tutti ci impegniamo su questioni che vanno oltre gli slogan”. Anche perché “in una comunità pluralista, il rispetto per la differenza dovrebbe essere tanto importante quanto la richiesta di uguaglianza”. Inoltre, il presule si dice preoccupato del fatto che la legislazione futura sul matrimonio tra persone dello stesso sesso possa violare i diritti umani fondamentali della “libertà di religione e di coscienza”, perché “può provocare restrizioni al diritto che hanno i rappresentanti religiosi di insegnare, predicare, parlare liberamente del matrimonio omosessuale come contrario al proprio Credo o alla propria coscienza”.

Riaffermata la dignità” di tutte le persone con un orientamento omosessuale

Al contempo, la Chiesa australiana afferma “la dignità” di tutte le persone con un orientamento omosessuale, perché “come tutti gli esseri umani sono creati a immagine e somiglianza di Dio” ed “hanno il diritto di aspettarsi di essere amati, accolti e non soggetti a discriminazioni ingiuste”. È dunque in questo spirito che “la Chiesa cattolica continuerà a insegnare e predicare la verità che il matrimonio è unione di un uomo e di una donna” ed incoraggia “tutte le persone di buona volontà ad abbracciare la pienezza di quella verità”, lavorando “per promuovere e rafforzare il matrimonio e le famiglie”.

Non resta che attendere l’evolversi di un iter legislativo che appare comunque ancora indecifrabile al di la del responso del voto.

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11/11/2017
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