Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco: stop agli idoli, bisogna pregare Dio

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Con agosto ritorna puntuale l’appuntamento con l’udienza generale di Papa Francesco.

Il Pontefice ci ha avvisato nuovamente con parole semplici ma chiare: attenti agli idoli, lontani dagli idoli, noi dobbiamo pregare Dio, il nostro padre, tutto il resto è idolatria.

“Cari fratelli e sorelle, buongiorno!” ha esordito Papa Francesco.

“Abbiamo ascoltato il primo comandamento del Decalogo: «Non avrai altri dei di fronte a me» (Es 20,3). E’ bene soffermarsi sul tema dell’idolatria, che è di grande portata e attualità.

Il comando vieta di fare idoli o immagini di ogni tipo di realtà: tutto, infatti, può essere usato come idolo. Stiamo parlando di una tendenza umana, che non risparmia né credenti né atei. Per esempio, noi cristiani possiamo chiederci: quale è veramente il mio Dio? E’ l’Amore Uno e Trino oppure è la mia immagine, il mio successo personale, magari all’interno della Chiesa? «L’idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2113).

Che cos’è un “dio” sul piano esistenziale? È ciò che sta al centro della propria vita e da cui dipende quello che si fa e si pensa. Si può crescere in una famiglia nominalmente cristiana ma centrata, in realtà, su punti di riferimento estranei al Vangelo. L’essere umano non vive senza centrarsi su qualcosa. Allora ecco che il mondo offre il “supermarket” degli idoli, che possono essere oggetti, immagini, idee, ruoli. Per esempio, anche la preghiera. Noi dobbiamo pregare Dio, il nostro Padre. Ricordo una volta che ero andato in una parrocchia nella diocesi di Buenos Aires per celebrare una Messa e poi dovevo fare le cresime in un’altra parrocchia a distanza di un chilometro. Sono andato, camminando, e ho attraversato un parco, bello. Ma in quel parco c’erano più di 50 tavolini ciascuno con due sedie e la gente seduta una davanti all’altra. Che cosa si faceva? I tarocchi. Andavano lì “a pregare” l’idolo. Invece di pregare Dio che è provvidenza del futuro, andavano lì perché leggevano le carte per vedere il futuro. Questa è una idolatria dei nostri tempi. Io vi domando: quanti di voi siete andati a farvi Leggere le carte per vedere il futuro? Quanti di voi, per esempio, siete andati a farvi leggere le mani per vedere il futuro, invece di pregare Il Signore? Questa è la differenza: il Signore è vivo; gli altri sono idoli, idolatrie che non servono.

Come si sviluppa un’idolatria? Il comandamento descrive delle fasi: «Non ti farai idolo né immagine […]. / Non ti prostrerai davanti a loro / e non li servirai» (Es 20,4-5).

La parola “idolo” in greco deriva dal verbo “vedere”. Un idolo è una “visione” che tende a diventare una fissazione, un’ossessione. L’idolo è in realtà una proiezione di sé stessi negli oggetti o nei progetti. Di questa dinamica si serve, ad esempio, la pubblicità: non vedo l’oggetto in sé ma percepisco quell’automobile, quello smartphone, quel ruolo – o altre cose – come un mezzo per realizzarmi e rispondere ai miei bisogni essenziali. E lo cerco, parlo di quello, penso a quello; l’idea di possedere quell’oggetto o realizzare quel progetto, raggiungere quella posizione, sembra una via meravigliosa per la felicità, una torre per raggiungere il cielo (cfr Gen 11,1-9), e tutto diventa funzionale a quella meta.

Allora si entra nella seconda fase: «Non ti prostrerai davanti a loro». Gli idoli esigono un culto, dei rituali; ad essi ci si prostra e si sacrifica tutto. In antichità si facevano sacrifici umani agli idoli, ma anche oggi: per la carriera si sacrificano i figli, trascurandoli o semplicemente non generandoli; la bellezza chiede sacrifici umani. Quante ore davanti allo specchio! Certe persone, certe donne quanto spendono per truccarsi?! Anche questa è un’idolatria. Non è cattivo truccarsi; ma in modo normale, non per diventare una dea. La bellezza chiede sacrifici umani. La fama chiede l’immolazione di sé stessi, della propria innocenza e autenticità. Gli idoli chiedono sangue. Il denaro ruba la vita e il piacere porta alla solitudine. Le strutture economiche sacrificano vite umane per utili maggiori. Pensiamo a tanta gente senza lavoro. Perché? Perché a volte capita che gli imprenditori di quell’impresa, di quella ditta, hanno deciso di congedare gente, per guadagnare più soldi. L’idolo dei soldi. Si vive nell’ipocrisia, facendo e dicendo quel che gli altri si aspettano, perché il dio della propria affermazione lo impone. E si rovinano vite, si distruggono famiglie e si abbandonano giovani in mano a modelli distruttivi, pur di aumentare il profitto. Anche la droga è un idolo. Quanti giovani rovinano la salute, persino la vita, adorando quest’idolo della droga.

Qui arriva il terzo e più tragico stadio: «…e non li servirai», dice. Gli idoli schiavizzano. Promettono felicità ma non la danno; e ci si ritrova a vivere per quella cosa o per quella visione, presi in un vortice auto-distruttivo, in attesa di un risultato che non arriva mai.

Cari fratelli e sorelle, gli idoli promettono vita, ma in realtà la tolgono.
Il Dio vero non chiede la vita ma la dona, la regala. Il Dio vero non offre una proiezione del nostro successo, ma insegna ad amare. Il Dio vero non chiede figli, ma dona suo Figlio per noi. Gli idoli proiettano ipotesi future e fanno disprezzare il presente; il Dio vero insegna a vivere nella realtà di ogni giorno, nel concreto, non con illusioni sul futuro: oggi e domani e dopodomani camminando verso il futuro. La concretezza del Dio vero contro la liquidità degli idoli. Io vi invito a pensare oggi: quanti idoli ho o qual è il mio idolo preferito? Perché riconoscere le proprie idolatrie è un inizio di grazia, e mette sulla strada dell’amore. Infatti, l’amore è incompatibile con l’idolatria: se un qualcosa diventa assoluto e intoccabile, allora è più importante di un coniuge, di un figlio, o di un’amicizia. L’attaccamento a un oggetto o a un’idea rende ciechi all’amore. E così per andare dietro agli idoli, a un idolo, possiamo persino rinnegare il padre, la madre, i figli, la moglie, lo sposo, la famiglia … le cose più care. L’attaccamento a un oggetto o a un’idea rende ciechi all’amore. Portate questo nel cuore: gli idoli ci rubano l’amore, gli idoli ci rendono ciechi all’amore e per amare davvero bisogna esseri liberi da ogni idolo.

Qual è il mio idolo? Toglilo e buttalo dalla finestra!”.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

01/08/2018
0412/2022
S.Giovanni Damasceno

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Papa Francesco al Cimitero Teutonico

Al termine della Messa nella Basilica vaticana, il Papa si è recato al Campo Santo Teutonico per un momento privato di preghiera in memoria di tutti i fedeli defunti

Leggi tutto

Chiesa

Il viso espressivo di monsignor Castellucci

Mons. Castellucci non è nuovo per la mobilitazione pubblica e personale in favore della vita umana nascente. Nello scorso aprile ha partecipato ad esempio alla grande mobilitazione prolife organizzata nel centro di Modena con un corteo e un momento di preghiera che ha coinvolto oltre 350. Quando la proposta gli è giunta alle orecchie, subito il vescovo, non se l’è lasciata sfuggire, tanto più in occasione del Giubileo della Misericordia. «Può essere un segno - ha spiegato l’arcivescovo - e un modo per dire che la vita vale sempre. La Misericordia si manifesta fin dall’inizio. Ci sono tre elementi deboli nella vita umana: l’origine, l’esposizione e la fine. Non sempre si dà attenzione al livello normativo e culturale». Se la vita vale in quanto tale, i cristiani sono chiamati a un compito. «Dobbiamo avere uno sguardo più profondo», sostiene quindi mons. Castellucci, che si ottiene «guardando ai più piccoli, come fatto da Gesù Cristo: per essere grandi siate come i bambini».

Leggi tutto

Politica

ALTRIMENTI CI INCENERISCA

La linea politica dell’autonomia del Popolo della Famiglia, ribadita all’assemblea nazionale del 28 gennaio al teatro Eliseo, sta facendo crescere davvero un “bambino” libero che sta imparando a camminare con le proprie gambe. Non era facile, non era scontato, la tentazione del vendersi al migliore offerente in politica è sempre dietro l’angolo, ma tra noi (con l’eccezione di alcuni sporadici casi) quella tentazione non ha attecchito. Siamo legati alla nostra idea di autonomia perché sappiamo che solo questa autonomia ci consentirà di difendere davvero la vita, la famiglia naturale, i soggetti più deboli, i principi non negoziabili ribaltando le priorità di una politica che nel centrodestra come nel centrosinistra sembra aver dimenticato la cura del bene comune, puntando su uno sciocco principio di autodeterminazione che è solo libertà fuori dalla verità, dunque libertà zoppa e malsana.

Leggi tutto

Società

Jacques Attali e la legalizzazione dell’eutanasia in Occidente

Attali è un «enarca», fa parte cioè di quella élite dalla mentalità ingegneristico-sociale uscita dall’École nationale d’administration (Ena), la scuola dove la République francese plasma la propria classe dirigente (e i cui membri sono soprannominati «enarques»). Nel 1981 viene nominato consigliere speciale della presidenza Mitterrand, diventando una specie di eminenza grigia del leader socialista. Terminato il suo incarico all’Eliseo nei primi anni Novanta viene messo a capo della European Bank for Reconstruction and Development (Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo), l’organismo finanziario internazionale nato dopo la fine dell’Urss dalla volontà dei governi occidentali di accompagnare i paesi orientali nella transizione verso un sistema di libero mercato.

Leggi tutto

Chiesa

Perego il vescovo pilota

Don Alessandro Guerinoni ha ricevuto una dura reprimenda dal suo vescovo, burocraticamente mediata dal Vicario generale e dal Cancelliere episcopale e confezionata con tutti i timbri del caso.
Motivo? La sua ospitalità al Popolo della Famiglia nei saloni parrocchiali. Il successore di mons.Negri sembra voler attuare le trame di un’ostilità politica al movimento politico del Family Day.

Leggi tutto

Storie

In un attimo l’infinito di Carlotta Nobile

Ricordo che quando ero felice – scrive la giovane riandando all’infanzia – i miei fogli erano prevalentemente gialli. Quando ero triste arancioni. Non c’era così tanta differenza tra la mia gioia e il dolore. Solo un po’ di rosso in meno» (p.27). Il cancro ha messo alla prova queste parole mostrandole che gioia e dolore, nella sequela del Cristo Crocifisso, sono affratellati. Nella luce che promana dalla Croce c’è solo, come direbbe lei, «un po’ di rosso in meno».

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano