Politica

di Paola Procaccini

Il Reddito di maternità è contro l’aborto

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Si avvicina la prima domenica di febbraio. Torna come ogni anno una vera mobilitazione gioiosa. Domenica 3 febbraio celebreremo la Giornata per la vita, giunta alla 41ª edizione e istituita nel 1978 alla vigilia dell’approvazione della legge 194 che ha introdotto l’aborto in Italia.

La Conferenza Episcopale Italiana ha trasmesso ai parroci e alle associazioni laicali il proprio Messaggio per la 41ª Giornata per la Vita. Prendendo l’avvio dall’annuncio del profeta Isaia al popolo: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa», il Messaggio ( https://www.chiesacattolica.it/e-vita-e-futuro/ ), sulla scorta di quanto spesso sollecitato da Papa Francesco, invita a “costruire una solidale «alleanza tra le generazioni»”. In questo modo “si consolida la certezza per il domani dei nostri figli e si spalanca l’orizzonte del dono di sé, che riempie di senso l’esistenza”. In tale prospettiva “si rende sempre più necessario un patto per la natalità” – esplicitano i Vescovi – “che coinvolga tutte le forze culturali e politiche e, oltre ogni sterile contrapposizione, riconosca la famiglia come grembo generativo del nostro Paese”. La piaga dell’aborto, dicono i Vescovi riprendendo le espressioni di papa Francesco, “non è un male, è un crimine”. Bene ricordarlo, insieme al rispetto e alla cura per la vita in ogni sua fase: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo» (Cfr. Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita, 25 giugno 2018)

Mi spiace dover ammettere che i miei ricordi arrivino tanto indietro negli anni, ma ricordo bene la campagna referendaria: ero ragazzina (minorenne, preciso per chi stesse facendo rapidamente due conti…) e fui spinta a partecipare a incontri e conferenze da un padre di famiglia, un democristiano non disonesto (ne esistevano); ricordo che tra i giovani e gli adulti della mia parrocchia andava per la maggiore il NO all’abrogazione della legge, secondo il classico assunto “sono contrario ma non voglio interferire con la libertà altrui”. In parrocchia, giuro. Mi sentivo un po’ anomala, e imparai da allora ad esercitare un certo senso critico verso “la mentalità del gregge”.

Esiste un’alternativa credibile all’aborto? Forse no, se l’aborto è ormai interiorizzato come un diritto, come emancipazione, come una procedura banalizzata (siamo sicuri? Perché non si parla mai delle conseguenze dell’aborto sulla psiche della donna? Perché la depressione post aborto non viene menzionata almeno nel consenso informato?). Non è semplice abbattere una sovrastruttura ideologica fortemente radicata quando coesiste con la paura dell’incognita di una gravidanza non prevista. La semplice evidenza “È tuo figlio, avrà il tuo sorriso, riconoscerai i tratti del tuo volto nel suo” a volte non ce la fa a far breccia in un cuore indurito e lasciato solo. Sono tanti, troppi, gli anni di martellamento sulla libertà della donna, l’autodeterminazione, la lotta all’obiezione di coscienza. La mancanza di un lavoro, di una stabilità affettiva ed economica troppo spesso spingono a prendere una decisione non scelta ma subita. Quante volte abbiamo sentito le parole, pronunciate con tristezza o con rabbia, “Non avevo alternative”.

Eppure c’è una stanza segreta dell’anima dove la verità si afferma con la sua solarità: sai in cuor tuo che quello è un bambino, sai che è tuo figlio. Nella difficoltà, nella solitudine, nella prostrazione sei pronta ad afferrare la mano che ti viene offerta per rialzarti ed andare avanti. Non è inaccessibile, questo luogo interiore, anzi si apre a chi si avvicina e offre l’ascolto, una spalla su cui lasciarsi andare al pianto, e insieme cose tangibili e concrete come il pagamento di una bolletta, un abito prémaman, medicine, pacchi di spesa. L’alternativa c’è sempre, e ha sempre bisogno di mani che la costruiscono per offrirla al momento giusto.

Altre volte invece c’è bisogno di informazioni chiare sulla salute del bambino: non dimentico la mia amica Laura, spaventata perché rimasta incinta mentre assumeva pesanti medicinali per la tiroide e aveva installata una spirale intrauterina. I medici le avevano detto che avrebbe partorito una specie di mostro, senza saper indicare quali malformazioni potessero insorgere in quell’età gestazionale. A Laura il marito aveva scritto affettuosamente un bigliettino, credendo di rassicurarla: “Qualunque decisione prenderai, la accetterò”. Era stata lasciata sola sotto l’apparenza del rispetto per la sua libertà di scelta, un peso indicibile. Fortunatamente fu invece accompagnata da un genetista (non uno qualunque, era il grande prof. Angelo Serra, s. j., un luminare che con estrema semplicità metteva a disposizione la propria altissima competenza) che spiegò il “bugiardino” e con dolcezza e pazienza rispose a tutte le sue domande; poi da un ginecologo che le fece la prima ecografia e giorni dopo, facendosi un bel segno di croce, affrontò il rischio di estrarre la spirale, col timore di arrecare danni al feto che tanto tranquillamente si era piazzato lì a dispetto del venefico filo di rame. Infine nacque Chiara, trenta anni fa, bionda con gli occhi azzurri e nessun problema di salute. L’alternativa c’è sempre, ripeto.

Ogni anno, ogni prima domenica di febbraio, abbiamo organizzato banchetti, stampato volantini, attaccato manifesti, ritirato e offerto intere cassette di primule, formulato preghiere dei fedeli e letto alla fine delle celebrazioni eucaristiche l’annuale messaggio dei vescovi, raccolto fondi e lanciato progetti Gemma. Esiste un popolo della vita. Ed è generoso, si spende perché la sacralità della vita sia affermata a livello culturale e sociale e intanto si mobilita alacremente per aiutare con pannolini, tutine, biberon, carrozzine, lettini. Quando si tratta di sostenere la vita di una creatura la gente non si tira indietro. Anni fa nella mia parrocchia il numero di adesioni, in una sola giornata, fu tale da poter adottare a distanza ben cinque mamme in attesa: per una madre tentata di sopprimere la vita del proprio bambino a causa di criticità economiche, 160 euro al mese per 18 mesi fanno la differenza. Una donna che ha appena scoperto di essere incinta può essere raggiunta da uno sguardo occhi negli occhi, dall’ascolto, dall’empatia nel momento in cui si sente sola con un fardello insostenibile. E poi ci sono “solo” i circa 3000 euro del progetto Gemma, non sembrano tanti eppure bastano a far cambiare idea. Queste cose le sanno bene gli operatori dei CAV.

Vediamo qualche numero. In Italia nel 2017 sono stati praticati 80.497 aborti. In 4.058 casi erano presenti malformazioni fetali: vuol dire che 76.439 interruzioni volontarie di gravidanza sono state eseguite per cause…sconosciute, perché la legge non prevede di registrarne le motivazioni. (cfr. http://dati.istat.it/ alla voce: Salute riproduttiva della donna -> Interruzioni volontarie della gravidanza caratteristiche dell’evento) Quanti di questi saranno dovuti a situazioni di precarietà lavorativa, povertà, mancanza di un’abitazione? Non è il caso di azzardare numeri non suffragati da indicatori, ma senza dubbio possiamo dire che molti, moltissimi aborti si sarebbero potuti evitare avendo a disposizione adeguate misure di sostegno economico e logistico. Ce lo insegna proprio il progetto Gemma, che ogni anno aiuta migliaia di donne a scegliere di dare la vita anziché sopprimerla.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: considerato il forte impulso che il Reddito di Maternità (1000 euro al mese per ogni bambino che nasce, fino agli otto anni di età) può oggettivamente offrire a desistere dall’interrompere una gravidanza per motivi economici, prenderanno in considerazione la firma della proposta di legge di iniziativa popolare per la “Istituzione dell’indennità di maternità per le madri lavoratrici nell’esclusivo ambito familiare” le associazioni del mondo prolife, i vescovi, i sacerdoti, gli esponenti di tante realtà impegnate nella tutela della vita?

Mi piacerebbe rivolgere questa domanda personalmente a Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; alla Presidente del Movimento per la Vita, Marina Casini Bandini; alla portavoce degli Universitari per la Vita, Chiara Chiessi; al Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani, Prof. Filippo Boscia; al Presidente di Pro Vita Onlus, Antonio Brandi; al Presidente di Caritas Italiana, S.E. Mons. Corrado Pizziolo; al Presidente del Forum delle Associazioni Familiari, Gianluigi De Palo; al Centro Italiano Femminile; a tante altre e altri che non mi vengono in mente ora. Non potendo interpellarli di persona affido la domanda all’umile voce de La Croce, sperando che ne vengano raggiunti.

Il Reddito di Maternità prevede dodicimila euro netti annui alla mamma che non ha altri redditi o impieghi per i primi otto anni di vita del figlio, rinnovabili alla nascita di un altro figlio, vitalizi alla nascita del quarto figlio o di un figlio disabile. L’indennità di maternità si interrompe se la madre va a lavorare esternamente all’ambito familiare. Attualmente la madre casalinga ottiene zero euro per il suo lavoro in ambito familiare, il niente assoluto. Nei primi otto anni di vita del bambino con il Reddito di Maternità la madre ottiene novantaseimila euro. L’incentivo alla natalità (e, di converso, il disincentivo all’aborto) è evidente e consistente. (Ma infatti, la seconda domanda che amerei porre a tutti sarebbe: quali sarebbero le eventuali controindicazioni causate al mondo ecclesiale dal supporto a questa proposta di legge? Io non riesco a vederne, francamente.)

I Vescovi italiani affermavano l’anno scorso, nel Messaggio per la Giornata per la Vita 2018: “Quest’azione di sostegno verso la vita che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati.” Con il Reddito di Maternità oggi possiamo dare concretezza a queste parole. Coraggio!

«Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa».

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23/01/2019
3107/2021
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