Società

di Emanuela Pongiluppi Eleuteri

Assolto Giancarlo Ricci: psicologo, ex giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Milano

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Una piacevole chiacchierata con il rivoluzionario Giancarlo Ricci: psicologo, ex giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano, saggista, psicoterapeuta, conferenziere, che a seguito delle sue scandalose dichiarazioni (i bambini hanno bisogno della mamma e del papà) è stato trascinato dalla nota lobby “nomonadonnanaspadadefoco” (leggasi lgbtqixyz) - davanti all’Ordine degli psicologi con un procedimento durato tre anni dal quale è stato assolto “per insufficienza di prove”. Quando sfidare il pensiero unico diventa/è un occasione per trasformare il male in bene.

La sua vicenda avviata dall’Ordine degli Psicologi della Lombardia si è conclusa con un’archiviazione. Cosa ne pensa? È soddisfatto?

Soltanto dopo più di tre anni di udienze giunge l’archiviazione, deliberata con 7 Consiglieri favorevoli e 7 contrari. Sono contento di questo esito, ma di certo non soddisfatto. Si trattava di un procedimento disciplinare in cui l’Ordine degli Psicologi contestava alcune mie affermazioni, lungo una trasmissione televisiva in cui tra l’altro affermavo che “la funzione di padre e di madre è essenziale e costitutiva del percorso di crescita del figlio”. Hanno contestato anche altre cose assurde, tra cui quella secondo cui le mie affermazioni non erano allineate con le direttive stabilite dell’Ordine o attribuendomi cose che non avevo detto.

L’assoluzione è stata il frutto di un denso lavoro svolto dal Collegio della Difesa - nella seconda parte del procedimento con la titolarità dell’Avv. Davide Fortunato a dall’Avv. Valeria Gerla. Nel frattempo In questi di tre anni, dinanzi alla comunità scientifica, ai colleghi, al mondo istituzionale, sono stato considerato come l’”incolpato”, termine usato nel loro documento. Ne sono fiero, anche se tale clima di intimidazione e di sospensione mi ha costretto a rimandare e poi annullare alcune attività pubbliche.

Rispetto alle motivazioni della sentenza rimangono diversi elementi ideologici. A parte varie omissioni e imprecisioni non è difficile accorgersi che si tratta di una sorta di compromesso: “Pur permanendo irrinunciabili perplessità in ordine a orientamenti dottrinari e scenari metodologici a cui le affermazioni del dott. Ricci potrebbero voler fare riferimento e nell’impossibilità in sede disciplinare, di poter affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che tale diretto collegamento vi sia, ritiene questo Consiglio […] che non sono emersi elementi sufficienti per ritenere il dott. Ricci responsabile per gli illeciti contestati” e quindi “ha deciso di archiviare il procedimento disciplinare”.

Assolto per insufficienza di prove? Mi pare di sì. Probabilmente questa volta le comprensibili e permanenti “irrinunciabili perplessità” dei sette Consiglieri che hanno votato contro l’archiviazione non sono state in grado di affermarsi e concretizzarsi in una sanzione che avrebbe dovuto soddisfare (anche elettoralmente) l’agguerrito l’arcipelago LGBT e i sostenitori del gender. Per costoro è stata una sconfitta. Tali “irrinunciabili perplessità” rimangano pure nel loro credo ideologico. Intanto i tempi cambiano.

Nel suo libro “Il tempo della post libertà” che racconta la sua vicenda allargando poi la riflessione verso una dimensione sociale, parla di carnevale delle libertà. Ci può spiegare…

In sintesi: se svanisce l’istanza di responsabilità e di destino come contenuti imprescindibili della libertà, tutto diventa una finzione: pubblico e privato si rovesciano e si confondono, reale e virtuale si compattano. Lo constatiamo per esempio in movimenti spontanei che sorgono in varie parti d’Europa: la gestione della “cosa pubblica” sempre più si allontana dalla realtà concreta e quotidiana della gente. La strategia del politicamente corretto cerca di neutralizzare e intimidire il pensiero libero, non allineato. La logica del “tutto è possibile” si fa strada promettendo all’individuo la realizzazione di ogni suo desiderio. In questo senso i temi dell’omosessualismo, della “rivoluzione gender”, del diritto al matrimonio omosessuale, della richiesta di adozione e della possibilità di poter avere un figlio tramite l’utero in affitto, rappresentano oggi gli emblemi delle “nuove libertà”. Esse si basano tuttavia su presupposti e logiche perverse: la logica delle cose e della “natura” vengono rovesciate scardinando valori simbolici, culturali e religiosi millenari. Ma queste “nuove libertà”, che si nutrono del principio di un’autodeterminazione esasperata, prima o poi si pagano. Perseguendo metodicamente una sorta di anonimato della responsabilità, è il destino della civiltà a pagare. Il suo declino è già in atto. Ma allora: che prezzo ha la libertà che ci viene offerta abbondantemente? Ecco il carnevale della libertà: concesso e anzi auspicato, è un carnevale del “mi piace”, del consumo obbligato, della trasgressione sistematica, della demolizione di ogni valore in cui una libertà vale l’altra, indifferentemente. È un trionfo del presente contro i valori della storia e della cultura. Pertanto anche i valori spirituali e religiosi vengono osteggiati o condannati proprio in nome di una idealistica libertà assoluta. Del resto: come può esistere una religione nel carnevale? Il carnevale per definizione vuole rompere ogni limite e convenzione, annullare la memoria in nome del nuovo. Per esempio: l‘idea di coprire le croci nei cimiteri con delle tendine, non sembra un cattivo scherzo di carnevale?

Lei parla di libertà come comfort e allo stesso tempo come imperativo che ci viene imposto. Viviamo in un’epoca in cui ciascuno vive in una sorta di libertà condizionata?

I nostri tempi non procedono più nel concedere o togliere la libertà, ma, in modo sempre più sofisticato, nel concederla ancor prima che venga domandata. Spossessandola pertanto di qualsiasi desiderio. Il modo migliore per neutralizzare ogni libertà è infatti quello di farla implodere al suo interno: permettere tutte le libertà per livellare ogni possibile libertà, neutralizzarla. Annichilirla. Sequestrare il soggetto pretendendo di sapere quale libertà richiede. Inoltre oggi si afferma il principio di un nuovo egualitarismo che procede nel distribuire le stesse libertà a ciascuno. Tutti saranno uguali perché tutti godono delle stesse “nuove” libertà. Tutto ciò porta in modo paradossale a un’enfasi della libertà e al tempo stesso a una libertà condizionata. È come dire: promettiamo comfort e benessere in abbondanza a condizione che tu lasci gestire la tua libertà a noi. Ma è una finzione. In realtà spesso le cose funzionano alla rovescia. Per esempio parecchie istituzioni sociali che dovrebbero garantire un servizio al cittadino in realtà funzionano in modo rovesciato: è il cittadino che deve porsi al servizio dell’istituzione in modo univoco. Altrimenti è l’inferno.

Nel suo libro, l’ultimo capitolo è dedicato a una lettura psicoanalitica del tema della libertà nella vita del soggetto…

Ritengo che la psicoanalisi, nella sua pratica, possa considerarsi un particolare lavoro di libertà, o meglio un lavoro per la libertà. Per esempio può accadere che un soggetto non riesca a sbrogliare la matassa della propria vita psichica, matassa fatta di eventi, emozioni, pensieri, fantasie. La psicoanalisi suggerisce che in gran parte possiamo ritessere, per quanto possibile, il destino della nostra vita e assumerci le proprie responsabilità, altrimenti il rischio è di credere alla morte della libertà, praticamente a un destino già scritto. Sarebbe il trionfo del fatalismo, con tutta una serie di tornaconti e di alibi. L’importante è che la vita psichica non sia condizionata da una serie di impedimenti che funzionano come superstizioni, credenze, recriminazioni, pregiudizi e via dicendo. Il lavoro clinico consiste nel far sì che la libertà sia “bene detta”: elaborata e formulata cioè attraverso quelle parole autentiche con cui il paziente progetta e si avvicina, passo dopo passo, al “proprio bene”. In un certo senso è un lavoro di verità, altra faccia della libertà. Ogni soggetto è il risultato denso e complesso di infinite storie e di infinite stratificazioni in cui talvolta l’istanza di verità fa fatica a emergere. In pratica il lavoro psicoanalitico punta a ritrovare il desiderio di progettare una libertà altra che abbia il sapore di una conquista perenne. L’inconscio, in tal senso, si rivela una risorsa inestinguibile, se adeguatamente esplorato e valorizzato.

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10/05/2019
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