Politica

di Mario Adinolfi

Ribaltare l’uso delle risorse

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Sono stati comunicati ufficialmente i dati sull’erogazione del reddito di cittadinanza: 982mila percettori ricevono in media 482 euro e provengono per la maggioranza assoluta dei casi da quattro regioni che sono Campania, Sicilia, Puglia e Lazio. Non a caso sono anche le ragioni di massima incidenza del lavoro nero e numerose inchieste giornalistiche hanno dimostrato che a percepire i 7.1 miliardi di euro stanziati per questo provvedimento sono in prevalenza persone che in realtà hanno un altro reddito ovviamente attentamente occultato.

Il reddito di cittadinanza è stato un provvedimento del governo gialloverde, il Conte Uno, fortemente voluto come provvedimento bandiera dall’allora ministro per lo Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che andò addirittura da Bruno Vespa ad annunciare agli italiani “l’abolizione della povertà”. Sul videowall di Porta a Porta mentre il capo politico del Movimento Cinque Stelle garrulo pronunciava quella grottesca frase campeggiava la scritta: “780 euro a cinque milioni di italiani”. In realtà era poco più della metà a meno di un milione di persone, in prevalenza del Sud, in prevalenza impiegate in nero. Giuseppe Conte dichiarò che grazie a questo provvedimento finalmente l’Italia sarebbe ripartita e il 2019 sarebbe stato “un anno bellissimo” e invece dopo due trimestri di recessione tecnica l’Italia chiude il 2019 con crescita zero, fanalino di coda d’Europa. Sempre Di Maio spiegò che il reddito di cittadinanza non era una misura assistenziale ma serviva a immettere le persone nel mondo del lavoro grazie ai mitologici “navigator”, ve li ricordate? Si trattava di migliaia di precari che non erano in grado di trovare un lavoro per loro che con un’assunzione a tempo determinato avrebbero dovuto trovare lavoro ad altri. Un’invenzione tipica del M5S, cioè assurda e da incompetenti. E i navigator, che sono stati mandati negli inefficienti centri per l’impiego ovviamente mai riformati e dunque mantenuti nella loro inefficienza, non hanno trovato nessun lavoro a nessun percettore di reddito di cittadinanza. Altra promessa era quelli dei controlli con pene severissime fino a sei anni di carcere per i percettori di reddito di cittadinanza privi di effettivo diritto a percepirlo, si è scoperto facilmente che non solo nessun furbetto è stato scovato e punito (pur essendo centinaia di migliaia) ma che il reddito di cittadinanza è stato assegnato addirittura a terroristi e malfattori vari.

Nonostante questo colossale fallimento (la povertà non è stata abolita, si è finanziato il lavoro nero, nessun navigator ha trovato posti di lavoro, nessun controllo è stato effettuato sui furbetti, il reddito è stato assegnato persino a terroristi e malfattori, l’Italia non è cresciuta anzi è in stagnazione) il governo giallorosso Conte Due, essendo conseguente alla promessa di discontinuità rispetto al governo gialloverde Conte Uno, ha integralmente confermato la misura in questione: costerà 23 miliardi in tre anni. Altri 20 miliardi in tre anni verranno spesi per mandare in pensione anticipatamente rispetto alla legge Fornero i 62enni con 38 anni di contributi (circa 200mila persone), secondo la mitologica Quota Cento, quando ovunque nel mondo per via dell’allungarsi dell’aspettativa di vita non si va in pensione prima dei 67 anni di età. Questo macigno che supera i 43 miliardi di euro di spesa pubblica in tre anni è eredità del Conte Uno totalmente accettata dal Conte Due.

Io credo che entrambe le misure andrebbero immediatamente abolite, perché 43 miliardi di euro assegnati alle famiglie farebbero davvero ripartire immediatamente l’Italia facendola tornare a una stagione di crescita. Bisogna ribaltare completamente i criteri di spesa: bisogna ragionare in termini di risparmio possibile (la libertà scolastica ad esempio sarebbe un provvedimento che libererebbe, secondo studi unanimemente certificati, miliardi di euro) mettendo soldi pubblici solo in ciò che produce crescita, perché senza crescita l’Italia è morta.

Datemi 43 miliardi di euro e in tre anni ne userei 5 per finanziare il reddito di maternità, consegnare con mille euro al mese anche un diritto in più a centinaia di migliaia di donne che vorranno rivendicare la loro scelta del lavoro esclusivo di cura della famiglia e dei figli. Il reddito di maternità è un provvedimento che sconfigge la piaga della denatalità, investe sulla responsabilità genitoriale, libera le donne aumentando per molte la disponibilità economica facendo di conseguenza crescere Pil e consumi interni, offre loro una nuova e ribaltata piattaforma con diritti accresciuti. Poi servono 20 miliardi di euro per fare un vero quoziente familiare che alleggerisca il carico delle tasse sui lavoratori che mantengono più persone piuttosto che solo loro stessi. Con il resto si costruisce una seria piattaforma di incentivi al matrimonio, con mutui a tasso azzerato per le giovani coppie under 35 che vogliono mettere su famiglia, all’autoimpresa familiare, al commercio e all’artigianato fondato su microaziende a conduzione familiare che vanno aiutate, non tartassate con le multe se non accettano la carta di credito.

Davvero non capisco perché si siano scelti provvedimenti bandiera incapaci di costruire crescita economica, regalando soldi a pioggia invece che investirli nell’unico luogo che li saprebbe far fruttare, che è la famiglia. Serve un ribaltamento culturale che porti al ribaltamento dei criteri con cui si stanziano le risorse, se non si è capaci di pensare al dopodomani, almeno la politica si preoccupi del benessere dei suoi figli. Attualmente lavora sempre contro di loro.

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22/10/2019
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