{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} Ministro Bonetti: 30 milioni per i campi estivi

Politica

di Rachele Sagramoso e Cristina Tamburini

Ministro Bonetti: 30 milioni per i campi estivi

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Il ministro Bonetti mette in campo 30 milioni per centri estivi in “piena sicurezza”. L’articolo di Orizzonte Scuola (https://www.orizzontescuola.it/coronavirus-bonetti-spazi-gioco-bambini-per-educarli-in-vista-del-rientro-a-scuola/ ) parla di «risorse messe in campo a sostegno delle famiglie». E aggiunge che «Questo (reinserimento sociale dei bambini, ndr) è necessario farlo in maniera graduale, anche per educare questa generazione di bambini e di giovani che devono essere resi consapevoli anche in vista di quando potremo ricominciare ad andare a scuola, perché per farlo si dovranno rispettare regole a cui prima non eravamo sottoposti». Strano pensare a centri estivi di rieducazione, quando il medesimo ministro (proprio la stessa persona) il 20 aprile ha dichiarato che (https://www.tecnicadellascuola.it/ritorno-in-classe-a-maggio-per-la-ministra-bonetti-e-la-prima-cosa-da-fare-nel-modo-in-cui-potremo-farlo) «la prima cosa da fare è riaprire le scuole, nel modo in cui potremo farlo, il prima possibile». D’altra parte probabilmente il dilemma interiore della signora Bonetti deve essere importante: come coniugare il suo disperato desiderio di mandare tutte le madri a lavorare, il prima possibile, con la necessità stringente e contingente, nel quotidiano, di rinchiudere tutte le famiglie in casa, alcune ormai dal 21 febbraio? Deve essere talmente confusa da essersi addirittura lasciata sfuggire una affermazione a favore delle scuole paritarie (https://www.italiaviva.it/bonetti_ora_nuovi_fondi_per_scuola_e_famiglia?fbclid=IwAR3Wmv1OrBn58o5x8ctDSiZDDZ8zl27yayQNOVprzAJzgQke9KA42HPtOr0):

«Il prossimo decreto dovrà prevedere un fondo dedicato alle scuole paritarie, che danno un contributo fondamentale nel garantire il diritto all’educazione e le pari opportunità di accesso alle strutture educative. E’ necessario farlo anche in vista di quella riorganizzazione degli spazi e dei tempi che tutto il sistema scolastico dovrà affrontare alla riapertura». Peccato che non condivida o almeno così pare – queste sue uscite con il Ministro dell’Istruzione, Azzolina, che pare in tutt’altre faccende affaccendata…

Ma torniamo alla proposta di campi estivi, la regola è sempre la medesima: bisogna che all’educazione dei bambini pensi lo Stato. Questo per consentire ai genitori di tornare a lavorare E ai bambini d’imparare come si sta al mondo (nel nuovo mondo post Covid-19). Quindi, se abbiamo ben capito, i genitori debbono assolutamente tornare a produrre, mentre i bambini debbonoessere affidati a chi sa meglio di chiunque altro come bisogna comportarsi.Perché la Politica, infatti, ha dato prova di preparazione e altruismo, in questi ultimi periodi. La Politica, infatti, è stata all’altezza di affrontare un sacco di cose, ai tempi del Covid-19…

Non si coglie come sia possibile immaginare l’apertura di centri estivi – e chi dovrebbe educare i bambini ai giusti comportamenti all’interno dei medesimi? – se non si riconoscono le condizioni adeguate per riaprire le scuole. Si tratterebbe comunque di luoghi di “assembramento sociale”, in che spazi? Gestiti da chi? Insomma, le risposte del ministro contengono sempre una parte di giudizio interessante, a tratti anche condivisibile («i nostri figli hanno diritto di giocare», «la priorità è sostenere le famiglie e investire nel valore sociale che continuano a mettere in campo»), purtroppo innestate – quasi innaturalmente – in una concezione talmente ideologica e statalista per cui gli “aiuti” vanno promessi – si spera prima o poi anche erogati – al fine di un «cambio di paradigma» della società, che deve diventare come il ministro desidera. Così anche l’uscita sui centri estivi si dimostra una lungimirante proposta che ha lo stesso sapore di quella di aumentare il numero degli asili nido durante le elezioni: il messaggio è lo stesso.“Siccome mamme e papà devono lavorare (e post Covid-19 sarà fondamentale farlo) e i bambini devono imparare come si dovrà stare a scuola (perché evidentemente il metodo migliore è quello italiano), allora buttiamo risorse economiche in questa nuova impresa di distaccamento familiare”. Sì perché ci pare proprio che, dopo aver spremuto come arance le famiglie italiane (sia economicamente, sia socialmente: ricordiamo che le mamme si sono reinventate insegnanti e terapiste), ci si prepari al fatto di “scollare” i bambini - che nel frattempo si sono abbondantemente abituati a stare con mamma e papà e avrebbero solo bisogno di prendere un po’ d’aria magari assieme a qualche amichetto, o della compagnia dei nonni - dal loro nucleo familiare, destabilizzandoli ulteriormente. Questo per la modica cifra di euro 30 milioni. Milioni che potrebbero essere di supporto diretto alle famiglie che hanno cospicue difficoltà (si parla di “mettere insieme” il pranzo con la cena e/o di pagare mutui e prestiti, eccetera), che potrebbero essere investiti nel sostegno alle paritarie che rischiano di chiudere (mandando a casa personale docente e non docente, ergo altri mamme e papà) e in adeguamenti per la sicurezza di tante scuole dove periodicamente crollano intonaci e plafoniere. Sono mesi che l’ormai mitologico “assegno universale”, punto forte del Family Act, trasformato ora nell’assegno straordinario per i figli fino a 14 anni (perché quel denaro – tra i 160 e gli 80 euro a figlio al mese – sono pensati specificatamente perché le famiglie possano pagare qualcuno che si occupi dei figli finché ne hanno bisogno – notoriamente un 14enne se la cava benissimo a casa da solo senza controllo e senza sostegno per tutto il giorno – e mamma e papà tornino lieti al lavoro anche se le scuole sono ancora chiuse.) viene evocato più volte in innumerevoli interviste rilasciate in ogni dove, ma nelle tasche delle famiglie non è ancora arrivato un centesimo. Inutile però insistere su questo, noi - che siamo un Paese ricco e senza debiti - pensiamo ai campi di rieducazione per i bambini, dove costoro impareranno a usare mascherine e guanti, a non toccarsi, a stare distanti, a denunciare all’insegnante il compagno indisciplinato - chemagari va alla Messa - (i bambini imparano dall’esempio) e a non-socializzare (che strano: al tempo delle promesse elettorali, l’asilo nido era necessario per i bambini che se stessero con mamma diventerebbero dei sociopatici asociali)..C’è da chiedersi, obiettivamente, se il Ministro conosca effettivamente gli oggetti del suo Ministero. No, non le pari opportunità (quelle pare le conosca a menadito, pur non comprendendole affatto), ma i bambini e la loro famiglia.

Noi si resta in attesa, non – già – degli “aiuti di stato” che se anche arriveranno, saranno condizionati al venir meno delle nostre libertà fondamentali, a partire da quella educativa. Siamo in attesa della prossima
battaglia, perché se c’è una cosa che ci è sempre più chiara, è che siamo noi, le famiglie, il fondamento di una società in disgregazione. Laddove la politica non regge più – da tempo – ed è sempre meno vicina alla realtà e al popolo, noi famiglie siamo collante, siamo terreno fertile, siamo custodi di un seme – i nostri figli – che potranno porre le basi di una ripartenza. Perché, lo sa bene chi vive in campagna, è sotto il letame che germoglia il grano (anche questa pessima politica, dunque, potrebbe aver trovato il suo giusto compito:fertilizzante).

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23/04/2020
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