Politica

di Stefano Di Tomassi

Neville è morto di freddo, a Ostia.  Una di molte tragedie annunciate

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La morte è tornata a colpire i nostri ultimi al cuore della città, tra la chiesa sulla più alta duna e il palazzo del governatorato. La vita degli ultimi esplode disintegrandosi, ma i penultimi sono colpiti dalle schegge, dall’onda d’urto di questa deflagrazione: una vita che se ne va in questo modo, di freddo, sotto il tetto del Palazzo del Governatorato sede di Ostia, X Municipio di Roma. E dopo solo qualche mese dal suo amico investito sulla strada adiacente allo stesso luogo, muore anche Neville; vi ricordate che avevamo già parlato di lui? Si, in un nostro articolo precedente era quel giovane barbone che parlava da solo nei pressi della macchia di sangue del suo compagno sfracellato da una macchina a pazza corsa. Da questa ‘bomba’ non si salva nessuno, difficile rimanere indifferenti. Neanche il cretino di turno, ragazzo senza coscienza di qualche gang del litorale, che sul cartone ancora caldo della morte congelata del giovane barbone, scrive frasi insensate e scarabocchia volti da Suburra. Per qualche strano motivo anche il cervello vuoto di quel beota è stato attirato verso quel giaciglio vuoto, senza ovviamente saper esprimere un sentimento e un’emozione in maniera adeguata. Non facciamo la sua fine: trasformiamo le nostre emozioni, i sentimenti, in un congruo sentire comune, sociale, politico e di qui in strumenti di cambiamento e istituzioni più forti, empatiche, efficaci, efficienti.

Ha voluto scrivere attraverso questa redazione le sue parole esclusive il Vescovo ausiliare di Roma Sud , di Ostia. Un territorio, quello cristiano di qui, che non può più nascondersi con la testa nella sabbia, né tacere, vista la sua importanza, che custodisce nella Basilica e Cattedrale di Sant’Aurea il titolo del decano dei Cardinali di Santa Romana Chiesa Cardinal Re. Dario Vescovo Gervasi ha preso carta e penna e di sana pianta ha voluto arrivare ai cittadini della cittadina lidense, ma anche di Roma:

“Ho saputo con dolore della morte di un uomo che si chiamava Neville e che da tanti anni viveva ad Ostia. L’estate dormiva all’aperto vicino alla posta e l’inverno trovava un posto davanti al municipio. Due notti fa purtroppo non ce l’ha fatta e il freddo lo ha portato via. Era conosciuto da diverse persone. Anche diversi parroci lo conoscevano bene perchè spesso andava in Chiesa, si addormentava talvolta sui banchi o chiedeva un aiuto per la doccia.

La sua morte lascia tanto dolore. Ci sono tante persone ad Ostia, come a Roma, che vivono in strada e fanno della strada la loro casa. Casa abitata talvolta da persone amiche che la rendono familiare e meno ostile. Ma evidentemente non basta. È vero che le Istituzioni non riescono a far fronte all’emergenza, ma credo che la morte di Neville interpelli non solo le Istituzioni, ma tutti, ognuno secondo le sue possibilità, per capire cosa possiamo fare di più per questi nostri amici che vivono senza una fissa dimora. Tutti possiamo fare del nostro meglio: chi ha uno spazio da mettere a disposizione può farlo in questo tempo di emergenza freddo, chi può offrire una coperta, chi da mangiare, chi anche solo una parola. Tutto può essere utile a chi vive in strada. Sappiamo anche che non sempre questi nostri amici amano vivere in dormitori, ma apprezzano il calore umano di chi gli si fa vicino. Che il Signore illumini i nostri cuori perchè la morte di Neville ci aiuti a superare i nostri limiti ed ad essere più vicini a chi vive nella precarietà.”

Ci giungono le parole davvero strazianti del Signor Alessandro Bottero responsabile della Caritas di Ostia che presiede nella carità, presso Regina Pacis, dalla più alta duna di Ostia, i servizi di volontariato delle tante Chiese, Caritas, di Ostia.

Si parla del barbone, ma bisognerebbe conoscere. Quella di Neville “è la storia di tante persone, che si perdono. e te ascolti cosa ti dicono, ma non sai mai fino in fondo se è la verità o quello che la loro mente ormai considera la verità. Una sedicente moglie che lo abbandona, persone che lo fanno lavorare e non lo pagano mai il giusto. Baracche. il ricovero perso. la strada. Cose dette oggi diverse da quelle che mi diceva ieri. E te lo ascolti e devi trattarlo con calma, pazienza, e fermezza, perché le persone devono trovare rispetto e regole da seguire per rimettersi in carreggiata, non compassione e carinerie prive di costrutto. Devo raccontare di quando veniva alla caritas semistordito perché era sopravvissuto alla sera fredda ottundendosi con l’alcool? di quando chiedeva da mangiare “tonno, fagioli…” perché non poteva cucinare? o di quando gli si davano uno o due euro per prendere qualcosa di caldo? Cosa c’è da raccontare? Roma è piena di storie come la sua. Non devo essere io a raccontare. le storie ci sono. ce le avete tutte attorno. vanno solo ascoltate.”

Domani la vita andrà avanti, speriamo di ricordare oer qualche giorno. Oggi però è necessario tenere a mente questo:

“… che stamattina hanno trovato un barbone morto di freddo davanti all’ingresso del X municipio.

Si chiamava Neville. Era dello Sri Lanka

veniva alla Caritas.

lo vedevo spesso. Se volete vi racconto la sua storia, visto che me la ripeteva ogni volta.

è morto di freddo.

Dormiva per strada.

Perché a ostia ci sono circa 100 persone che dormono per strada.

E la Caritas è stata costretta a chiudere il centro di accoglienza notturna sul lungomare.

E il piano freddo del X municipio è partito il 3 gennaio e prevede 15 posti e basta.

E lui è morto.

E io lo conoscevo.”

Fanno eco alle parole di Alessandro anche quelle del responsabile Caritas di Acilia, sempre X Municipio di Roma con sede a San Carlo di Sezze, Paolo Conte anche referente Caritas presso la Conuslta del Volontariato: “Non si può arrivare al 2 gennaio con il piano freddo; è sicuramente un bruttissimo momento, siamo sempre vessati da una burocrazia inferocita e da una classe politica annaspante a tutti i livelli. Mi dispiace per Germana Paoletti, che è una persona che io stimo moltissimo ma che è stata mandata allo sbaraglio.”

Mentre tutti si interrogano e speriamo si trovino soluzioni a breve termine, visto il freddo che ancora si sente, ci piace riportare le parole della lista civica Laboratorio X fondata da un prete don Franco De Donno che per fare qualcosa ha dovuto svestire gli abiti talari in un periodo nel quale a Ostia fare praticamentein rete con le istituzioni pubbliche non coincideva con sacerdozio. Ora i tempi sono cambiati.

“La notizia della morte del senza fissa dimora ci ha profondamente addolorati. Neville da tempo era conosciuto dalle associazioni e dalle persone che, spesso, con lui scambiavano anche semplicemente qualche parola. Queste sono notizie che non vorremmo mai sentire, poiché denotano l’indifferenza e il fallimento della società in cui viviamo. Finché accadranno questi episodi non potremo considerarci una società civile che rispetta le persone, tutte e ciascuna”.

Non siamo arrivati in tempo. Un altro morto. Certo c’è bisogno di ospitare chi rimane senza tetto in questi giorni, ma in genere, lo aveva detto don Bens responsabile della Caritas romana, in un corso qui a Ostia due anni fa, bisogna conoscere queste persone invisibili, non lasciarle sprofondare nelle zone d’ombra dove la morte li cattura. Rinnoviamo sempre, come spesso abbiamo fatto in altri articoli, la responsabilità civica morale dei mezzi di comunicazione, delle redazioni m a anche dei cittadini che con un telefonino possono anche far circolare in tutto il mondo di tutto e di più: utilizziamo i mezzi di comunicazione per far conoscere queste persone, le loro storie, togliamoli dagli artigli dell’indifferenza. Ci vuole poco.

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14/01/2021
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