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di Raffaele Dicembrino

Schwazer: “Giustizia È Fatta”

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L’archiviazione del processo per doping oggi “è per Alex Schwazer motivo di fiducia nella vita e nella giustizia: il sollievo morale di essersi tolto di dosso un sospetto così pesante e infamante. Una grande soddisfazione”. A dirlo all’Adnkronos l’avvocato Gerhard Brandstaetter, difensore del marciatore dopo la decisione del gip di Bolzano di archiviare l’indagine a suo carico per “non aver commesso il fatto”. Cadono le accuse di doping nei confronti dell’atleta, che nel 2016 è stato squalificato per 8 anni in seguito alla vicenda. Il gip, accogliendo la richiesta del pm, ha ritenuto “accertato con alto grado di credibilità” che i campioni di urina nel 2016 furono alterati.


“Quando l’ho chiamato per dargli la notizia si stava allenando – racconta il legale di Schwazer – e ha espresso tutto il suo sollievo. Ha voluto ringraziare tutte le persone che hanno creduto in lui e lo hanno sostenuto in questi anni”. Alla luce dell’ordinanza di archiviazione “stiamo valutando un ricorso alla giustizia sportiva o un ricorso gerarchico al Comitato olimpico. Stiamo esaminando anche gli aspetti penalistici, risultano aspetti colposi e dolosi, e valutiamo anche iniziative civili”.

L’atleta parla anche in un file audio affidato alla manager Giulia Mancini. “Sono molto felice che dopo 4 anni e mezzo di attesa finalmente è arrivato il giorno in cui è stata fatta giustizia”, dice. “Probabilmente non potrò dimenticare tutte le cose -prosegue-, ma il giorno di oggi mi ripaga un po’ di tante battaglie che insieme ad altri che mi sono stati vicini ho dovuto affrontare in questi quattro anni e mezzo, che non sono stati per nulla facili”.

La vicenda ha segnato anche l’allenatore di Schwazer, Sandro Donati. “A parte Giovanni Malagò che ha cercato di dare una mano, per il resto silenzio più totale dal resto del mondo sportivo: sono stati 5 anni di battaglia durissima, e solo negli ultimi anni la Federatletica aveva assunto una posizione più distaccata, forse capendo che l’accusa era indifendibile”, dice il tecnico all’Adnkronos.

Donati evidenzia “l’amarezza di aver condotto questa battaglia in solitudine. Ora è il momento che gli altri facciano le riflessioni del caso. Cosa diranno adesso? E cosa possiamo fare perché queste cose non accadano più? Anch’io in qualche modo sono stato incastrato: passato per fesso o complice, e non sono né l’uno ne l’altro. Ora anch’io dico grazie a questo giudice coraggioso”.

Sono tante le tappe della vicenda Alex Schwazer. Ripercorriamo così il trascorso extra-sportivo del marciatore altoatesino.
E’ il 6 agosto 2012, siamo alla vigilia delle Olimpiadi di Londra. Schwazer viene trovato positivo all’eritropoietina. Un controllo a sorpresa effettuato dalla Wada ne attesa la positività al doping. Viene escluso dalla comitiva azzurra. Un mito dello sport italiano, oro quattro anni prima a Pechino, diventa uno sportivo dopato. Schwazer ammetterà di aver fatto uso di eritropoietina “per essere competitivo come gli altri”, dice in lacrime nel corso di una conferenza stampa diventata storica. Congedato anche dall’arma dei Carabinieri, nel 2013 viene squalificato per 3 anni e 6 mesi.

Dopo essere tornato ad allenarsi sotto la guida di Sandro Donati, Schwazer riparte con più grinta di prima. Reintegrato dalla Vidal, punta all’Olimpiade di Rio.

A Roma l’8 maggio 2016 vince la 50 km di marcia con un tempo pauroso: 3 ore e 39 minuti esatti. Il momento magico con vista Rio de Janeiro dura però davvero poco: il 22 giugno 2016 la Gazzetta dello Sport rivela la nuova positività dell’altoatesino. Un nuovo controllo a sorpresa della Iaaf (effettuato a gennaio a Vipiteno) fa emergere una quantità troppo alta di anabolizzanti e steroidi. Scoppia un secondo caso. Le controanalisi di luglio confermano tutto: è di nuovo doping. Questa volta però Schwazer non ammette alcun tipo di colpa. Anzi, vuole tornare essere scagionato da questa storia e tornare a correre. Si inizia a parlare di complotto.

Il 18 luglio 2016 il Tas di Losanna decide di sospendere la pena, offrendo un’udienza straordinaria: da una parte la Iaaf e dall’altra Schwazer e i suoi legali. Il 10 agosto arriva la condanna: a ridosso della 20 chilometri dell’Olimpiade di Rio, il Tas sentenzia otto anni di squalifica per Alex, dando ragione alla Iaaf.

Quasi cinque anni dopo, siamo alla sentenza dove il Gip del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino, ha disposto l’archiviazione del procedimento penale, perché Schwazer per “non aver commesso il fatto”.

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22/02/2021
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