Società

di don Giampaolo Centofanti

Chi fa davvero la storia

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Il Magnificat canta la storia della salvezza leggendo ben oltre le logiche terrene. Ha disperso nei pensieri del loro cuore coloro che appaiono sopra, ha rovesciato i potenti dai troni. Ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servo ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri.

Le logiche terrene svuotano, manipolano, schiavizzano, uccidono ma Dio costruisce un’altra storia, con la collaborazione di ogni piccolo e conduce la Chiesa verso la verità tutta intera. Quando apri il cuore, anche se nessuno ti vede, fai la storia. In mezzo a prove di ogni tipo la storia di Israele è andata avanti e si è compiuto il tempo della venuta del Cristo. Davvero impressionante meditare come tanto male non ha fermato il disegno di Dio per ciascuno e per il mondo. E ora egli stesso sta in mezzo a noi in Spirito, carne e ossa e conduce la Chiesa verso la vissuta piena comprensione del mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.

Tutta la storia della cultura e della spiritualità oscilla tra teoria e pratica. Solo sulla via, magari lungo il percorso implicita, di Gesù Dio e uomo si trova sempre più la chiave di tutto. Ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio (1 Gv 4,2).

L’incredibile non cercare la chiave

Il discernimento sempre più equilibrato e profondo è un dono tendenziale della grazia ricevuta e accolta. Tanti ostacoli e difficoltà di ogni tipo al diffondersi del cristianesimo e alla libera e serena maturazione di ogni persona sono causati anche da carenze nella comprensione delle persone, delle situazioni… Gesù mostra nei vangeli nel suo cuore divino e umano la via di una continua crescita nella storia.

Tutta la storia della spiritualità, della cultura, oscilla in vario modo tra astratta teoria e mera pratica proprio perché il centro, magari implicito lungo il cammino di ricerca per esempio di un ateo, è appunto la via del cuore divino e umano di Gesù. Ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio, afferma Giovanni nella sua prima lettera.

È da questa mancata centratura che nascono le interpretazioni astrattamente logiche della Parola, gli emozionalismi, i discernimenti basati su sensazioni anche in varia misura astratte. Il Battista è colui che fa l’esperienza del passaggio dalle storture del discernere precedente ai cieli che finalmente si aprono, allo Spirito che scende come una colomba sull’agnello di Dio mentre esce dall’acqua e la voce del Padre in quello Spirito lo chiama Figlio amato.

Da un lato un’astratta teoria, dall’altro mera vita concreta. Aspetti che non s’incontrano più adeguatamente se non quando sono autentici e non sono più pienamente autentici se non quando si incontrano adeguatamente. Si consiglia di cercare il vero ma si dimentica l’uomo concreto, si affida il discernimento a sensazioni di pace ma si finisce per dimenticare il vero e il resto dell’umano specifico. Solo in Gesù, nel suo cuore divino e umano, rientriamo (un ateo su una via ancora implicita, ma che comunque potrebbe avere molto da insegnare anche a noi cristiani) nel nostro cuore semplice e profondo, nella nostra coscienza spirituale e psicofisica nella Luce serena, a misura. Solo lì troviamo la via dell’adeguata sintesi, non le frammentazioni, vivisezioni, teoriche o pratiche. Solo lì troviamo la via del vero accolto con sana gradualità e buonsenso. Dunque un percorso dove tutta la nostra umanità si apre serenamente alla grazia, alla vita, proprio come il Figlio di Dio e dell’uomo nel suo battesimo.

Solo camminando dietro a Gesù si può sempre più trovare tale strada e dunque riduzionismi, storture, fanno parte del percorso. Anche evidente che questi errori possono complicare tante scelte, personali, comunitarie, civili… Si può essere così lontani dal comprendere ciò che non si matura una gran sete di Luce. Si cercano soluzioni operative, si vuole fare, basandosi sulle proprie buone intenzioni. O, più raramente, si vuole capire ma in astratto, non così tanto per vivere. E anche quando si pensa di avvertire la sete la si rinchiude nei propri paletti, spiritualistici, intellettualistici, pragmatistici, emozionalistici… E così si matura meno anche la sete di ascoltare, dialogare, con gli altri. Di imparare da ogni uomo. Persino certi profeti non vanno al di là della loro pur per certi aspetti significativa profezia. Attestandone già così i limiti.

Forse per questo le Scritture danno tanto risalto alla richiesta della Sapienza da parte di Salomone. Perché potremmo scoprire che è sempre stata domanda rara. E siccome Salomone sperimentando una vita più agevole grazie al saggio discernimento fini per distrarsi e perdersi insieme alla sapienza chiediamo anche l’attenzione alla fedeltà, quello che viene chiamato un sano timore di Dio.

La chiave dell’ascolto

Ecco la strada. Gesù è la Parola perché è l’ascolto, di Dio e degli uomini. Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. Si torna ancora poco a Gesù, ai vangeli, per vedere come lui discerneva, si comportava, nelle situazioni concrete. Presenterò molti episodi evangelici sorprendenti nel prossimo articolo.

Alcune domande sulla sinodalita’

Per lo sviluppo di un’autentica sinodalità è necessaria una libera partecipazione dei fedeli sui media cattolici? I media sono pluralisti? Cosa comporta se i grandi media non cattolici sono in mano al sistema del pensiero unico? E se la scuola è quella del pensiero unico ciò può limitare un’autentica sinodalità? Qualora non si riscontrassero condizioni pluraliste tra l’altro in tali campi la sinodalità può rischiare di divenire un ulteriore mezzo di controllo, ossia venire usata per ottenere il contrario delle finalità proclamate? Una vera sinodalità permette di sviluppare, e anche sui media, un autentico dialogo, lasciando poi alle comunità di decidere? O si traggono conclusioni variamente uniformate anche dove potrebbe esistere un sano pluralismo? Quest’ultimo sarebbe un risultato positivo? Si è sulla via di distinguere le sostanzialmente immutabili verità della fede da tutto ciò che può essere in varia misura opinato? Cosa smuove positivamente le acque? Un libero dialogo, cercando le vie di un sincero ascolto nei criteri della fede o un dirigere dall’alto, con i media e le gerarchie, sia il sinodo che le sue decisioni? Chi è chiamato al sinodo? Si crede al contributo che ognuno può dare? Si crede che vi sono persone preparate e originali anche se non rivestono ruoli istituzionali o non sono famose? Insomma, anche a tale proposito, si cerca il vero o si è teleguidati da logiche formali spesso per di più gestite dall’alto?

La rivoluzione continua degli autentici esercizi spirituali

Gli esercizi spirituali possono talora risultare uno specchio del tempo che si vive. Potrebbero gettare semi significativi di concreto rinnovamento in qualche caso finendo invece per toccare temi consunti, al punto di poter apparire avere proprio lo scopo di confermare la staticità della situazione. Drammaticamente interessante osservare la loro regressione in queste direzioni quando chi li dirige si è stabilizzato al potere, mentre prima scavava almeno in qualcosa incisivamente.

Il cammino di una persona concreta non va considerato in un’ottica efficientista. Solo Dio sa in cosa far crescere ciascuno. E certo il percorso degli esercizi può per certi aspetti venire pensato più adeguatamente da una guida che accompagni quel gruppo anche nell’ordinario. Inoltre, proprio per il motivo di una meditazione a misura, gli esercizi possono prevedere momenti di dialogo comunitario e personalizzato anche con un’apertura a cambiare quanto era stato programmato. Quando vi interrogheranno in un’assise non preparate prima il vostro discorso, suggerisce Gesù. Ciò non significa non stendere in anticipo i testi della riflessione. Nella preghiera, nella meditazione, nello studio, nel dialogo… Tutto necessario. Ma Cristo intende lo stare dietro a lui, aperti momento per momento a ciò che lo Spirito suggerisce nelle situazioni concrete. Pronti a mutare i canovacci preordinati.

Insomma cercare di aderire alle situazioni reali. Niente schemi. Detto ciò è importante anche cercare di portare nei modi e nei tempi adeguati oltre le strutturazioni profonde spirituali-culturali del tempo, le difese, i codici degli ambienti specifici… Mettere in discussione i calcoli, le prudenze, i paletti anche culturali, che chiudono i cuori al punto che nemmeno si avvedono di tali restrizioni. O le giustificano senza più cercare visuali rinnovate.

Le parole di certi cristiani anche di lungo corso trasudano retorica, banalità, non traggono dal tesoro del cuore cose davvero nuove perché radicate nell’autentico antico e cose antiche perché aperte al vero nuovo. Negli esercizi spirituali già nasce o rischia di affievolirsi la vita nuova.

La bomba a orologeria giovani

Come si svilupperà la vita di tanti giovani in questo vuoto pneumatico che sempre più li spegne? In una società che crolla a tutto campo, manipolata e spogliata di tutto dal sistema, può fermentare sempre più la bomba scontento e forse in particolare il bisogno dei giovani di trovare risposte autentiche per la loro vita tutta intera e per quella della società.

Già forse si riscontrano le prime avvisaglie in tale direzione nell’esperienza di giovani che si sentono persi, in ansia e trovano risposte solo trovando vie profonde di crescita. Un grande malessere generale e il bisogno di vie libere e autentiche, di spiritualità ma anche di umanità integrale…

In un mondo che isola servono centri di incontro adeguati alle situazioni specifiche. Tanto più per i giovani. Forse tra le altre possibili piste potrebbero gradualmente attirare tanti, anche giovani, luoghi dove si parla di una ricerca vitale-culturale nuova, libera e partecipata, diretta a cercare le chiavi di lettura adeguate del proprio specifico cammino ma anche della varia società. E questo appunto tanto più in un’epoca in cui il dominio si sviluppa attraverso un onnipervasivo controllo delle menti.

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02/03/2021
0705/2021
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