Chiesa

di don Giampaolo Centofanti

Le radici evangeliche della sinodalità

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In precedenti interventi ho rilevato l’aiuto che può venire anche nel discernimento dal cercare vissutamente i riferimenti essenzialissimi della fede imparando sempre più a distinguerli per esempio da ciò che può invece venire sottoposto all’attesa di più approfondite comuni valutazioni. Attendere insomma il manifestarsi più chiaro di Cristo stesso. Come lui stesso ha promesso. Su questa scia si può osservare che ciò che troviamo nel decalogo e realmente troviamo nei Vangeli si conferma nella fede della Chiesa come riferimento di fondo imperituro.

Sì può forse affermare – è una domanda – anche più esplicitamente che le parole del decalogo e la vita e le parole del Gesù dei Vangeli per certi aspetti sono su un piano di pienezza, sopra, dunque, ai pur importanti altri scritti neotestamentari. Questo, se preso con le adeguate sfumature, è un altro possibile aspetto interpretativo delle Scritture. Infatti, la chiave principale della vita e delle parole del Gesù dei Vangeli può aiutare a comprendere molte sfumature sia circa gli stessi evangelisti, sia circa gli altri scritti neotestamentari. Ed è in questo tipo di collegamento che questi ultimi testi possono essere più pienamente di aiuto alla comprensione dei Vangeli e dunque alla maturazione di un sempre più profondo ed equilibrato discernimento spirituale e umano.

Si tratta di possibili punti ancora oggi non sempre chiari. Lasciando margini invece forse superabili di confusione. Si può forse osservare che nella storia della Chiesa ogni autentico progresso sembra caratterizzato da un più profondo ritorno al Vangelo. E Gesù stesso afferma che lo Spirito ci condurrà alla verità tutta intera ricordandoci quello che egli, Cristo, ci ha detto, il suo vissuto. Il profeta è una persona che, tendenzialmente, si sente chiamata ad ascoltare con sempre rinnovata, vissuta, attenzione, i Vangeli prima di tutto. La vita e le parole di Gesù sono uno stimolo continuo ad un sempre più profondo equilibrio spirituale e umano. Gli altri scritti, per esempio neotestamentari, se non collegati ai Vangeli nei sensi sopra indicati possono più facilmente permettere i possibili squilibri derivanti da un meno pieno centramento in Cristo, Dio e uomo. Come lo spiritualismo, il legalismo, il pragmatismo… È vero che Cristo stesso guida la Chiesa e non bisogna schematizzare, ma forse queste non sono sfumature da non tenere talora in conto.

Osservare i riferimenti essenzialissimi, imperituri, dell’Antico e del Nuovo Testamento può stimolare molte riflessioni. Per esempio si può rilevare che il decalogo trasmette Parole eterne ma in Gesù vediamo più esplicitamente il farsi carne della Parola di Dio. San Giovanni afferma: «In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio» (1 Gv 4, 2). Si può notare anche, nel raffronto, che proprio facendosi carne la Parola si fa tendenzialmente più radicale. Dunque il decalogo è proprio anch’esso una Parola, a misura.

Ci si può domandare se e come mai questa essenzializzazione e questo ordinamento dei riferimenti non siano sempre così chiari. Una risposta forse sta proprio nell’incarnarsi della Parola di Dio. Un più attento distinguere ciò che è autenticamente di Dio e dunque anche autenticamente umano e ciò che è ancora di un uomo che non ha più pienamente trovato Dio e sé stesso. Un cammino dunque, quello della Chiesa, di rivestimento di Cristo e di spogliamento di sé che la aiuta ad andare sempre meglio incontro ad ogni uomo, anche sempre più apprendendo Cristo da ogni uomo. Quando viene accolta la grazia che ci è donata si approfondisce gradualmente questo cammino.

Questa dinamica di grazia profondamente eucaristica la vediamo nelle sue fonti, appunto nella messa. La prima lettura dall’Antico Testamento può rappresentare la profezia; il Vangelo il compimento, l’incarnazione; la seconda lettura, dal Nuovo Testamento, per certi aspetti, l’attualizzazione; il salmo la preghiera che scaturisce da tutto ciò. Dunque vi è una possibile consapevolezza anche liturgica di questi rapporti tra le scritture. Che si può forse riscontrare anche nel “Parola di Dio”, che ascoltiamo a conclusione della prima e seconda lettura e nel “Parola del Signore” al termine del Vangelo.

Già nell’Antico Testamento si può riscontrare questa dinamica di incarnazione della Parola eterna del decalogo (si veda per esempio Ez 36, 25) e la sua attualizzazione nella vita concreta di Israele. Gesù spesso a chi gli chiede della Legge risponde citando la Legge e i profeti. La Chiesa degli apostoli e dei primi loro discepoli riveste un fondamentale riferimento spirituale ma rimane che il centro è la Trinità in Cristo, Dio e uomo, la vita e le parole di Dio, di Gesù, al cui senso profondo sempre più ritornare. Attualizzazione significa dunque anche incarnare sempre più la dinamica qui citata. Come si vede si può trattare di una possibile, sotto certi aspetti, dinamica comune all’Antico e al Nuovo Testamento.

Esplicitarla, per esempio, sempre più circa il Nuovo può aiutare anche la lettura dell’Antico. Dove il termine Antico assume allora un significato mi pare più autentico. Cristo stesso afferma di essere il vino vecchio e quello nuovo e solo questo, vecchio e nuovo, è il vino vero (cfr Lc 5, 37-39). Dio è il vino vero, vecchio e nuovo, anche secondo tanti profeti anticotestamentari.

Meditando dunque con rinnovata, vissuta, attenzione la vita e le parole del Gesù dei Vangeli, tra l’altro i suoi atteggiamenti, non astratti, verso le persone specifiche, possiamo concretamente scoprire – la Chiesa stessa può concretamente scoprire nella storia – sempre più il suo amore meraviglioso.

Su queste scie possiamo osservare che il centro della pastorale di Gesù era annunciare il vangelo alle folle e poi approfondire nel dialogo, specie con o discepoli. Era un annuncio anche vissuto, fatto di attenzione all’umanità tutta intera delle specifiche persone, al loro particolare cammino, ai loro particolari bisogni. Gesù stesso forse nei vangeli, anche ricordando la sua predicazione nelle sinagoghe, ci mostra i modi, momenti, i tempi, nei quali si sviluppava la sua “pastorale”.

Potremmo forse valutare che l’ascolto dialogato della Parola e del vangelo in special maniera, il cammino comunitario di fede (se non si è attenti ad una graduale crescita nella fede il rischio è l’eticismo dei meri corsi, la Babele del mero fare), può rappresentare un via strettamente collegata alla messa nel quale si sviluppa la sinodalità, cresce la scuola del dialogo e della vissuta partecipazione, in continuo scambio con la vita in ogni suo aspetto.

L’ascolto dialogato della Parola in un cammino personale e comunitario di fede è una pista fontale per lo sviluppo della sinodalità a tutto campo. Ma va avvicinato nei tempi e nei modi giusti. Per esempio se una guida pensa di sapere già tutto di Gesù e dell’uomo, non ascolta, non impara, dalle perplessità, dalle domande, dalle esperienze, delle persone la meditazione vissuta insieme può addirittura sfociare nel litigio generalizzato. Questo è di certo un possibile motivo per il quale molte guide fanno solo monologhi. Altresì è importante porre attenzione ai bisogni integrali delle persone specifiche anche circa i tempi in cui vivere queste forme di avvicinamento alla Parola. Per esempio tempi agevoli per esse, tempi, dove è diffusa tale necessità in questo mondo che isola, che favoriscano la possibilità di incontrarsi, di uscire insieme dopo il gruppo…

La sinodalita’ nei vangeli

Marco 3, 31-35. Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32 Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”. 33 Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. 34 Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! 35 Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”.

È bello vedere che anche Maria è crescita nella fede dietro a Gesù. Lei che gli ha dato la vita e gli ha insegnato tante cose. Anche Maria è stata fuori e ga imparato dalla folla, che nel linguaggio biblico indica al massimo persone che appena, con intenti vari, cominciano ad avvicinarsi a Dio. Gesù qui le fa comprendere che il suo dialogo con la folla è un momento liturgico, l’ascolro comunitario della Parola, una forma di preghiera che non va interrotta come poteva avvenire prima della vita pubblica di Cristo stesso quando dialogava o faceva qualche altra cosa con alcuni amici. E l’ascolto comunitario della Parola è una grazia fontale. Gesù stesso è cresciuto in essa con l’aiuto degli altri, è cresciuto nella fede, nel dialogare, come osserva chiaramente nel brano citato. Dunque qui vi sono le fonti delka sinodalità. Perché nella Chiesa si può talora essere poco inclini alla sinodalità? Se noi preti viviamo di catechesi in forma sostanzialmente di monologo, aecoltiamo poco la Parola di Dio ed in specie il suo centro, il vangelo e poco in Dio ascoltiamo gli altri, impariamo poco a dialogare con loro. Sappiamo tutto noi e fuggiamo dal confronto. Dunque si tratta anche di gradualità nell’imparare ad ascoltare e a dialogare. Su queste scie le persone talora si sentono in colpa quando avvertono perplessità verso la fede o verso quello che dice qualche sacerdote mentre le loro domande aiuterebbero a crescere anche il presbitero stesso. Qui è dunque una profonda radice della talora molto carente sinodalità a tutto campo.

Aggiungo qui che Gesù non ha scritto perché parlava dal vivo, in situazioni specifiche, e con tutte le vie della comunicazione e non in astratto. Il vangelo come si vede dal brano citato stimola il dialogo e il dialogo dal vivo, nella fede. Per un dialogo bisogna cercare le adeguate vie e nel caso comprendere profondamente i limiti e i rischi di vie meno adeguate.

E non è più bello, più vivo, il vangelo come storia dell’Emnanuele tra gli uomini rispetto ad un mero trattato di fede cristiana?

La cultura ingabbiata e il popolo profeta

«Uomini di Galilea, perché state ancora a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1,11).

Ci stiamo avvicinando all’epoca di una più diffusa intuizione che lo Spirito di Gesù scende sulla specifica persona come una colomba, senza calpestare la sua umanità ma invece sempre più liberandola, aprendole le vie adeguate per trovare gradualmente la pienezza della vita spirituale e psicofisica.

Dunque non più un cammino spirituale in varia misura disincarnato ma un percorso sempre più equilibratamente umano nel quale l’uomo intero, non una sua astratta anima, viene portato nel mistero vedendo tutto, i sostanzialmente immutabili riferimenti, le relazioni, persone e cose, in modo sempre nuovo. Si scopre più distintanente che la grazia è divina e umana in Gesù.

Una spiritualità variamente astratta ha consentito a qualche santo di divenire dottore della Chiesa senza incidere maggiormente nella cultura e in tanti aspetti della vita concreta. Ma questi nuovi percorsi rivelano più pienamente che un piccolo può venire condotto in un rinnovamento a tutto campo. E lo scriba, una persona di profonda cultura anche dove non titolare di cattedra, divenuto discepolo del regno dei cieli, può sperimentare continue intuizioni innovative a 360°, dottrinali, culturali, pastorali…

Gli schematismi, i riduzionismi, gli istituzionalismi, si rivelano sempre più gabbie che limitano la maturazione personale e conunitaria. Germogliano le vie di una sinodalità, di una condivisione con ogni persona, di un ascolto, di un dialogo, sempre più profondi, vissuti. Ancora oggi può accadere che i più strutturati e variamente impossibilitati a cogliere il nuovo manifestarsi di Cristo siano proprio certi uomini della cultura, certi potenti dai loro palazzi. Gli innovatori dunque, come al tempo di Gesù, faticano a venire compresi da tali persone mentre la gente, come allora, beneficia dal vivo dei nuovi doni. Gli innovatori nemmeno riescono ad intervenire nei consessi ufficiali della cultura ma d’altro canto ci si chiede quanto potrebbe davvero stimolare qualche articolo, qualche conferenza, se nella mentalità in quegli ambienti non rara non stimolano poi una vissuta rinnovata ricerca.

La profezia di Fatima

Maria nei vangeli dice poche densissime parole che ancora oggi scopriamo più profondamente. A Fatima ha detto che alla fine il suo cuore immacolato trionferà ed è impressionante vedere come proprio questa sembra la chiave decisiva del nostro tempo. Il superamento della ragione astratta, chiusa in sé, che spegne le persone spogliandole di vissute ricerche e tutto fasullamente tecnicizza svuotando la società e portandola al crollo.

Un giovane studente mi dice che non può più credere in Dio a causa del big bang, dell’evoluzionismo… Gli rispondo che tali teorie non sono in contrasto con la fede cristiana ma preferirei parlarne dopo. Cosa avverte nella sua serena coscienza alla domanda se crede in Dio? Afferma che sente di credere. Ecco, gli segnalo, il dono della fede, in chi l’ha ricevuto. Il problema del giovane si è risolto prima di sviluppare una pur utile riflessione sulla concordanza della fede con quelle ipotesi scientifiche.

Una mamma ha due figli maggiorenni. Si sente obbligata a spingerli ad andare a messa vista la propria fede. Le propongo di non lasciarsi ingabbiare da ragionamenti meccanici ma di ascoltare il proprio cuore di mamma che comprende i suoi figli. Si sente sollevata e discerne che un figlio fa bene a stimolarlo mentre l’altro è meglio lasciarlo in pace, solo pregando per la sua fede e cercando di convertirsi sempre più lei stessa.

Una persona ha un collega di lavoro che lo ha messo in difficoltà. Sta pensando di redarguirlo severamente ma pregando intuisce che è meglio lasciar decantare la cosa e aspettare qualche giorno per ascoltare cosa lo Spirito di Gesù le possa suggerire. Trascorsi alcuni giorni si accorge che aveva ingigantito la cosa che ora si è ridimensionata da sola e meno male che non ha preso decisioni a tavolino.

La ragione astratta ha condotto la Chiesa a talora proporre una scuola cristiana per tutti. Poi per rispetto dei non credenti una scuola neutra delle mere nozioni, del civismo omologato. Il cuore restituisce al singolo studente la scelta della propria formazione alla luce della identità da lui cercata e nello scambio con gli altri. Più autentico sviluppo di ciascuno e più autentica democrazia.

L’ubris, la superbia, della ragione astratta chiude la persona nei propri riduttivi, distorcenti, svuotanti, calcoli mentre la coscienza spirituale e psicofisica, ossia il cuore, la mette in diretto contatto con lo Spirito (che in questo tempo più diffusamente, anche proprio nel confronto, viene per grazia colto scendere delicatamente, come una colomba, facendo fiorire, non calpestando, lo specifico soggetto umano). Lo Spirito di Gesù conduce in un sempre più profondo, semplice ed equilibrato contatto con Dio, con sé stessi, con gli altri, con il mondo. Anche una persona che non ha ricevuto il dono della fede può vivere nella Luce ricevuta, che sotto altri aspetti può avergli elargito molteplici doni (noi cristiani sappiamo provenienti da Gesù) che un credente invece ancora non ha.

Padre Kolbe profetizzò una nuova epoca, l’era dell’Immacolata. Rileviamo che la grande grazia dei dogmi dell’Immacolata e dell’Assunta ha preceduto i due ultimi concili con il dono di verità della infallibilità papale ex cathedra il Vaticano primo e la nuova tendenziale comprensione della umanità alla luce della fede il Vaticano secondo. Maria stella del mattino, porta del cielo, madre della Chiesa…

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19/05/2021
2609/2021
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