Società

di Stefano Di Tomassi

In Terra Santa le vere vittime (da ambo i lati) sono le famiglie

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“E’ stata una festa ma triste – a Ostia, come in tutto il mondo, si è da poco conclusa la festa mussulmana di “Id al - Fitr”, per celebrare la fine del mese del Ramadan. Qui sul lido romano la comunità islamica ha una lunga storia fatta di integrazione, di intercultura, anche grazie alla rete Pacis che da più di un decennio ormai mantiene le fila del dialogo costante, di prossimità e quotidiano, fin da quando, proprio su proposta mussulmana, si incontrarono nel 2010 e nel 2012 i referenti locali di tutte le religioni abramitiche nel castello Giulio II, firmando un documento comune la cosiddetta ‘pergamena Pacis’ esattamente nel luogo dove nel lontano 849 d.C. si combatteva la tremenda Battaglia di Ostia. E’ la stessa comunità araba, unica in Italia, ad aver organizzato, parallelamente alla grande Moschea di Roma, una settimana di incontro e dialogo avvallata, per qualità e serietà, addirittura dall’allora giunta Alemanno. Oggi, tanto è riconosciuta dalla politica locale, che l’amministrazione gli concede il parco pubblico per gli incontri tradizionali e religiosi, occasioni che loro rispettano con attenzione, ordine e senso civico.

“La pace non deve essere una parola vuota di significati, fatta per la politica e l’ideologia – prosegue Yousef Al Moghazi – la gente che ha il potere fermi i massacri nel mondo. A questa intenzione deve seguire l’azione.”

Quando gli chiediamo di commentarci gli ultimi fatti di guerra tra Israele e Palestina oltre queste parole aggiunge: “i credenti, le famiglie, sono massacrate in tutto il mondo quando siamo tutti fratelli e tutti vogliamo la pace. Chi fa queste guerre ha interessi politici ed economici. La gente, le famiglie invece vogliono vivere insieme.”

Gli fa da eco Salvatore De Stefano che si definisce ebreo messianico; una tradizione millenaria che, pur mantenendo la cultura ebraica delle origini, ha riconosciuto l’ebreo Gesù – Yeshua amano chiamarLo - come messia e che per questo sono stati nella storia perseguitati dalle establishment di Santa Romana Chiesa da un lato e dall’ortodossia israelita dall’altro, i più perseguitati in assoluto. Salvatore è l’uomo del dialogo; cresciuto nella Libia pre Gheddafi ha visto e toccato la collaborazione popolare tra ebrei, cristiani e mussulmani ed è stato testimone dei ‘motivi’ della loro conflagrazione.

“Non è vero che gli Israeliani massacrano i mussulmani. Figuriamoci se vogliano uccidere gli Arabi: tantissimi sono arabi ebrei. Gruppi armati palestinesi sparano su Israele facendosi scudo con famiglie o tirando da moschee ed edifici pubblici. Altro che tunnel e tunnel… E non è vero che i mussulmani odiano gli ebrei; ma come? Lavorano insieme addirittura. Gli arabi palestinesi, mussulmani, lavorano per gli ebrei da sempre. Fanno quei lavori che per cultura israeliano ebrei non fanno; c’è un buon incastro. E invece i politici d’Israele usano questa escalation; non rappresentano esattamente le famiglie, la popolazione.”

Insomma, quello che si configura nella realtà è una ‘strage di famiglie’ che sono di fatto le vittime di schieramenti contrapposti a livello politico ideologico.

Da Ostia giunge un appello congiunto verso la realtà della quotidianità e della prossimità, delle famiglie di diverse religioni e culture accumunate dallo stesso quartiere di vita; contemporaneamente ci arriva il monito di stare ben attenti a non identificare le attuali classi dirigenti, le establishment, come depositari delle verità assolute. Conseguentemente ci viene indicato chiaramente di filtrare il messaggio dei media e gli eccessivi, a volte ossessivi, riferimenti agli “eventi storici traumatici di massa” che possono richiamare a ideologie e anti ideologie avviando una dialettica/trappola e che rischiano di far perdere il contatto con l’analisi critica e più tangibile soffiando sulla brace delle passioni.

Per questo ha senso l’azione importantissima che da un lato applichi una “missione sociale” nelle città, paesi, quartieri trovando i riferimenti culturali profondi del e nel vivere comune, dall’altro che i riferimenti mondiali dei culti e le religioni si riconoscano come ‘Fratelli Tutti’ sottraendo alle ideologie politiche lo scettro del controllo gLocale.

Alle intenzioni devono poter seguire le azioni; ci vengono in mente ancora le parole pratiche di Al Moghazi che ci indicano la chiave di volta: quella vicinanza tra pensiero e azione che mostra la coesione tra realtà immaginata e realtà esperienziale, tra cielo e terra, quella distanza che ciascun Dio o Profeta hanno voluto ridurre e che l’uomo noni separi.

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22/05/2021
2609/2021
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