Società

di Stefano Di Tomassi

Ostia, giù le mani dai nostri figli in crescita

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PREMESSA DEL PROBLEMA “METODOLOGICO”

Tutti vogliamo il bene, sia chiaro. Ma dovremmo volerlo Bene, ben fatto. Ed è molto facile capire che il bene di un minore è il bene della sua famiglia e, lì dove ci sono ostacoli, anche di quell’alleanza socio pedagogica con coloro che, con coscienza, conoscenza e competenza, l’affiancano. Coscienza personale ed empatica (scevra da sovrastrutture materialistiche), Conoscenze e Competenze ‘socio-pedagogiche’. Se il termine “pedagogico” delinea un approccio di un certo tipo, alternativo a quello psicologico e assistenziale (da setting), il termine “socio” individua un contesto di prossimità e quotidianità che è conoscenza e competenza dell’ambiente sociale e che è avversario della fredda assegnazione burocratica di tecnici calati per appalti, commissioni o punteggi vari per dinamiche tra partiti e consigli di amministrazione (minoranze).

Va da sé che il sistema attuale (che ricordiamo è il sistema che ha convissuto con ‘il caso, il METODO Bibbiano’ e che assiste ai drammi vari (vedi l’ultimo di Daniel e David, ndr) deve essere sostituito dal nuovo. Un modello sinistroide ideale e/o ideologico, sorto come “sana” contrapposizione all’orrore del sistema totalitario della destra estrema del ventennio, che comunque oggi si sgretola portandosi appresso i nostri ‘fragili figli’ e indebolendo gli altri.

Da almeno una ventina di anni questo è chiaro. Se l’agonia continua è perché questo vuoto viene invaso, occupato, abusato, da chi questo vuoto conviene, dalle ideologie e dalle culture che cercano egemonia e controllo, l’una sull’altra, dalle logiche di potere di movimenti e partiti. Seguono i leccapiatti più o meno organizzati e strutturati. Nel mentre alcuni consigli di amministrazione del privato sociale continuano indisturbati a ‘mangiare’.

E’ questa compagine che va rimossa da questo spazio che sacro che non gli appartiene ma che è il luogo delle famiglie, degli insegnanti, degli educatori, dei pedagogisti, degli istruttori e allenatori, dei mediatori tra culture e catechisti. Al contrario vanno portate in auge quelle politiche, quei partiti, quella cultura che desidera strutturare nel “nuovo” quegli uomini e quelle donne impegnati per le future generazioni in qualsiasi tra i compiti suddetti e in collaborazione con quelli già impiantati nel pubblico servizio come assistenti sociali, psicologi. In due parole:assunzione diretta e trattamento economico dalle piattaforme pubbliche e gestione amministrativa eventualmente anche dal privato sociale”.

NEL MERITO DEL FATTACCIO LIDENSE

Ostia. Perché Ostia? Perché parliamo spesso di questo Territorio? Perché è un ‘laboratorio interessante’; da un lato il quartiere-città in Italia dove è nato il primo locale gay friendly della storia (ora il chiuso Quorematto) con i lodevoli pro e qualche contro del caso, dall’altro perché Ostia è un territorio abusato e violentato da un lato dalla malavita dall’altro da oligarchie di politici e lobby che, da fuori, pretendono condizionare un territorio che è tra le più grandi città italiane per risorse e ampiezza. In certi casi il fenomeno si presenta contemporaneamente. Insomma: Ostia è un campo di battaglia dove si inquadrano armi e strategie generali.

L’aggressione ‘sessista’ (verso un gruppetto di ragazzine) da parte di un gruppo di dodicenni, degenerata dai giochi d’acqua farina e uova della chiusura dell’anno scolastico, ha incontrato anche la presenza di un ragazzo vestito sullo stile delle ultime mode (anime, fluid style, Måneskin… E’stato lo stesso ragazzo a indicare un genere artistico, ndr). A quel punto, forse irritati più dalla presenza tra le ragazze di un loro competitor piuttosto che dalla moda particolare) gli scalmanati “puberi” hanno tuttavia attaccato il rivale con epitteti ‘omofobi’ per poi quasi immediatamente riscagliarsi sulle ragazzine, forse il loro vero bersaglio fin dall’inizio considerato il periodo di turbamento testosteronico.

Sulle schermaglie di una indiscutibile ingiustificabile aggressione comunque violenta il fatto in sé ha scatenato un conflitto tutto adulto. Dalla serenità dei ragazzi e del ragazzo incontrati personalmente alla manifestazione, era chiaro che il problema (una volta allertati i genitori – tra l’altro presenti e davvero amorevoli, per conoscenza diretta, ndr - e con loro metabolizzato efficacemente), era finito lì, non portava strascichi evidenti. La gestione di certi conflitti fanciulleschi spesso è molto più agile di quelle che possono capitare tra adulti. Ora, è bene ribadire quello che ci si è detti all’inizio ovvero che, “tutti hanno agito per il bene” e la sollevazione a 360 gradi che ne è nata poi ha comunque risposto a un comportamento ingiustificabile, ma è bene precisare che la problematica riguardante le dinamiche tra pre adolescenti e giovani adolescenti non è squisitamente materia ‘culturale’ quanto meno di scontro tra politici e ideologie, semmai una questione educativa, scolastica, intra familiare da facilitare dalle istituzioni socio pedagogiche appunto.

La confusione tra ambito culturale e ambito socio pedagogico, eventualmente benedetta dai politici, può essere pericolosissima per il pericolo di una drammatica strumentalizzazione di tutto e tutti a fini di controllo e potere.

La preoccupazione è che rispondere ad una schermaglia con ‘la bomba atomica’ rischia di colpire il problema e tutto quello che c’è intorno e si possa gettare nella cloaca l’acqua sporca con tutto il bimbo. L’immediato intervento di Arci gay e dei movimenti Lgbt in una situazione che il ragazzo stesso non aveva ricondotto ad un attacco direttamente anti omosessuale ci è sembrato quanto meno decontestualizzato. Se forze dell’ordine, scuola, educatori avessero fatto quadrato intorno alle ragazze, al ragazzo e alle famiglie, questo spazio non sarebbe stato invaso dallo scontro culturale e dalle ideologie o dal politicante di turno. Di fronte a un fatto indubbiamente grave dal punto di vista socio pedagogico, su cui lavorare nelle famiglie e nella scuola, nelle agenzie e ambienti educativi, un’ansia invincibile di giustizia sociale da un lato e una comoda opportunità di consensi politici dall’altro hanno sottratto alle ragazze e al ragazzo l’opportunità di vedere nei loro grandi quella lungimirante calma e fiducia nelle istituzioni che gli avrebbe insegnato, questa sì, un corretto modello di democrazia sociale rappresentativa, piuttosto che rischiare di caricarsi il senso di colpa per aver esposto se stesso e i propri genitori e di avere l’immagine di una società come una giungla di famiglie da un lato e famiglie da un altro che si combattono a suon di manifestazioni, cortei, slogan e a mezzo stampa. Ma del resto come biasimare quelle famiglie e la loro protesta, la loro paura di non avere un’efficace difesa dalle Istituzioni considerando i messaggi che ci arrivano dai Mass Media?

I mass media locali hanno amplificato il problema sul tema e sullo scontro culturale tra famiglie, piuttosto che mirare al cuore del problema davvero da evidenziare: la struttura istituzionale socio pedagogica di gestione di queste dinamiche, famiglia-scuole-servizi sociali educativi. Ne è nato anche il giallo di un’altra aggressione negli stessi giorni, definita da alcuni un fake per nascondere il tema dell’omofobia; un attentato mediatico contro le categorie gay lgtb, contro il decreto ZANI temi si sono sovrapposti, la tensione è salita, il polverone ampliato, l’allarme esasperato. A chi a che serve? Se qualcuno avesse il tempo di seguire la successione di articoli locali usciti su questi eventi constaterebbe da solo la non chiarezza di episodi e circostanze che danneggiano infine tutto e tutti, una guerra intestina agli stessi operatori della carta stampata. Strategie del consenso? Sulla pelle dei nostri figli di dodici anni? Oppure lecita preoccupazione? In tutte e due i casi tuttavia vogliamo dobbiamo garantire protezione a tutti.

FARE NUOVE LE COSE

Chi scrive fa parte della Cavalleria di San Giorgio, quel metodo mondiale più grande ed esteso che riunisce bambini e adulti in un unico afflato, lo scoutismo, ed è abituato a colpire il drago al cuore.

- Istituire l’ufficio del Garante all’Infanzia e Adolescenza locale (un pool inter disciplinare che riunisca le diverse competenze istituzionali educative (docente, educatore, psicologo, assistente sociale, giudice, rappresentante politico)

- Creazione tra le Scuole e le Agenzie Educative di ‘figure di sistema’ di rete inter socio pedagogica locali.

- Istituire sui Territori le professionalità educative e pedagogiche affiancandole ad assistenti sociali e psicologi con assunzione diretta ed eventualmente gestione amministrativa al privato sociale.

- Istituire registri socio pedagogici che valorizzino la residenzialità dell’educatore e operatore.

- Dare la possibilità a famiglie e scuole di assumere direttamente educatori e operatori in caso ne necessitino.

Ecco. Questa è una risposta nuova, un’arma, un’alleanza vicina alle famiglie e alle istituzioni. Perché i nostri figli non si difendono con le minacce o con le tribù familiari, ma con la costruzione di una società civile nella quale possiamo affidarci con fiducia.

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01/07/2021
3107/2021
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