Storie

di Raffaele Dicembrino

Sandokan era un vescovo italo-spagnolo

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Sandokan il pirata creato da Emilio Salgari era un vescovo! Ecco la rivelazione di queste ore che ha colto di sorpresa gli appassionati di tutte le generazioni.della “Tigre della Malesia”. Infatti le memorie di Carlos Cuarteroni, di Cadice, ispirarono a Emilio Salgari le avventure del pirata. Secondo quanto ricostruito Emilio Salgari, era un attento topo di biblioteca, nelle cui mani capitò un incredibile rapporto presentato a Papa Pio IX nel 1849. Quando lo lesse, credette sicuramente che gli fosse caduto un dono dal cielo tra le mani. Il contenuto di quel rapporto erano le memorie di un marinaio spagnolo che dopo mille incredibili avventure era diventato frate trinitario e Prefetto Apostolico, e si dedicava a lottare contro il traffico di schiavi nel Borneo, a Sumatra e in Malesia.

Lo scrittore decise di ridisegnare e colorare la storia adattandola al gusto dell’epoca, ispirato ai romanzi di Verne e Conrad. Le avventure di Sandokan rendono giustizia al loro vero protagonista, soprattutto perché allora di quel lontano angolo del mondo che era il Borneo si sapeva ben poco, finché Carlos Cuarteroni non lo descrisse e ne elaborò delle rappresentazioni cartografiche per convincere la Santa Sede a sostenere la sua missione.

Grazie a una donna, la storica Alicia Castellanos, le peripezie di Cuarteroni hanno visto di recente la luce sotto forma di libro (Cuarteroni y los piratas malayos (1816-1880), ed. Silex).

Carlos era italiano da parte di padre, ma era nato nel porto franco di Cadice. All’epoca la Spagna, che aveva perso da poco quasi tutti i suoi possedimenti americani, cercava di dirigere il commercio verso le Filippine e l’Oceania.

La famiglia di Carlos, di commercianti, era devota cristiana: due dei suoi fratelli divennero sacerdoti, un altro missionario secolare. Anche se la passione per il mare aveva iniziato a impadronirsi di lui, il giovane non nascondeva la sua fede nei momenti difficili, come mostrano i suoi scritti, da quelli della giovinezza agli ultimi. A 13 anni, come era prevedibile, si imbarcò per la sua prima traversata per mare, fino a Manila. Quello fino alle Filippine era un viaggio pericoloso, costeggiando l’Africa, doppiando il Capo di Buona Speranza e navigando per il pericoloso Oceano Indiano, alla mercè di tifoni e monsoni e venendo esposti a navi nemiche, porti ostili e pirati sanguinari.

Da buon marinaio, Cuarteroni annotava annotava tutto sul suo diario di bordo, abitudine che mantenne per tutta la vita e che oggi costituisce un’incredibile fonte di informazioni di grandissimo interesse.

Il giovane capitano era un marinaio rispettato e con una brillante carriera professionale davanti a sé quando prese una decisione straordinaria: sbarcò, noleggiò una piccola imbarcazione, chiamata Martiri del Tonchino, e con un equipaggio di filippini si mise a pescare perle e tartarughe, attività pericolosa ma assai redditizia.

Cuarteroni aveva però un altro scopo ben preciso: cercare il relitto di una nave, il Cristian, affondata lungo le coste di Labuan, con un tesoro si lingotti d’argento. Obiettivo raggiunto grazie ad una buona stategia ed una inappuntabile azione di ricerca!

A 26 anni si ritrovò ricchissimo: avrebbe potuto diventare un potente commerciante o anche un raja, come il suo amico James Brooke a Sarawat, o aspirare a una carica politica in Spagna ma non era ciò che voleva il suo cuore.

Per Cuarteroni era insopportabile vedere come davanti agli occhi indolenti delle grandi potenze occidentali ogni giorno migliaia di persone, soprattutto donne e bambini, venissero rapite e ridotte in schiavitù dai pirati mori malesi.
Fu così depositò il tesoro in una banca di Singapore, e si dedicò a elaborare mappe del Borneo, far conoscere i suoi abitanti e documentare ciò che vi stava accadendo.

Nella sua memoria e nei suoi occhi erano impresse scene terribili di decapitazioni, maltrattamenti, saccheggi, e molti schiavi erano nativi cristiani senza nessuna tutela o protezione.

Con tutto quel bagaglio si presentò a Roma alla Congregazione De Propaganda Fide, deciso a diventare sacerdote e a fondare delle missioni nel Borneo, ponendo come garanzia il suo tesoro. Dopo vari anni di studio e formazione, co il sostegno del Vaticano, tornò nelle isole come Prefetto Apostolico per fondare tre missioni in quello che oggi è il sultanato del Brunei.

È qui che la storia inizia a diventare davvero eroica. Anni e anni di lotte per mantenere le missioni, distrutte e sempre ricostruite, di salvezza degli schiavi, che venivano ricatturati che bisognava riscattare nuovamente, di pressioni e incomprensioni anche nella sua patria, che lo fecero sentire solo, e di viaggi pericolosi solcando i mari, come anche di intrighi e tradimenti per strappargli le missioni. Un tesoro e una vita consumati in una missione che appariva impossibile ma che lo era per molti ma non per lui, per il suo coraggio, per la sua Fede.

E tuttavia, come afferma Alicia Castellanos nella sua biografia, “le imprese e la bontà di Cuarteroni erano note in tutta la serie di isole tra la Cina e le Filippine. Era raro trovare un posto in cui non avessero sentito parlare del sacerdote e delle sue barche della libertà. […] Era diventato un angelo per i prigionieri cristiani, un inviato di Allah per gli schiavi musulmani e un pazzo per molti altri” (Carlos Cuarteroni y los piratas malayos. Alicia Castellanos, ed. Silex. P.189).

Cuarteroni inviò centinaia di lettere supplicando per i suoi fedeli. A lui ricorrevano le autorità ecclesiastiche e civili per chiedergli di riscattare cittadini sequestrati da pirati, navigava, difendeva e ricostruiva missione, affrontava naufragi, congiure e attacchi.

Alla fine, malato, (dopo 20 anni di vita dedicata agli altri) tornò a Cadice per morire accanto alla sua famiglia, che lo aveva sempre sostenuto in tutto. Diede tutto ciò che gli rimaneva alla Congregazione De Propaganda Fide per sostenere le missioni.

Le sue missioni vennero poi usurpate dagli inglesi, e delle diocesi che diresse non resta alcuna traccia. Il suo nome non figura tra quelli dei grandi missionari del XIX secolo, e neanche la Spagna, poco abituata a sostenere i suoi figli più audaci, ricorda le sue imprese.

Per l’occidente gli eroi sono altri ma il buon Dio saprà come ricompensarlo!

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09/09/2021
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