Società

di Danilo Bassan e Mara Barazza

La “resilienza” del fenomeno droga in tempo di pandemia Covid-19 e le nuove tendenze italiane.

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Lo spunto per l’analisi dei dati emersi dalla Relazione europea sulla droga - Tendenze e sviluppi del 2021 (EDR 2021), pubblicata dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (EMCDDA), ce l’ha fornito la recente notizia dell’approvazione in Commissione Giustizia alla Camera del testo base sulla depenalizzazione della coltivazione domestica della Cannabis e dei reati di lieve entità. Questa approvazione deve convincerci, se già non l’avessimo capito, che la lotta alle droghe si combatte non solo sulle strade, ma innanzitutto nelle stanze delle decisioni politiche. Quanto emerge dalla Relazione Europea sulla droga (EDR) 2021 ci viene in soccorso per capire che il fenomeno della dipendenza da sostanze è molto complesso e non certo riducibile alla depenalizzazione delle “quattro” piantine coltivate sul balcone. Non si comprende peraltro come l’approvazione in Commissione Giustizia alla Camera non abbia tenuto in debito conto gli allarmi e i dati evidenziati dall’EDR 2021, soprattutto considerando che tra i giovani dai 15 ai 34 anni è proprio la Cannabis la droga più consumata, con quasi 16 milioni di consumatori abituali in Europa. Un fenomeno preoccupante ed in aumento, ma che non ha certo indotto ad un ripensamento sulla depenalizzazione. Esistono poi allarmi lanciati a livello europeo e nazionale riguardanti il pericolo derivante dalla presenza di sostanze sintetiche aggiunte alla cannabis light, all’insaputa dei consumatori, per potenziarne gli “effetti minori” con gravissimi danni alla salute. Ma di tutto questo la sbandierata lotta per i diritti di libertà non ne tiene conto e così prepariamoci ad una nuova battaglia contro uno stato che si avventa sempre di più sui nostri giovani. Così dopo l’aborto “facile” con la pillola abortiva alle minorenni, senza consenso dei genitori e senza ricetta medica, avremo la canna liberalizzata, anche se ne conoscono benissimo gli effetti dannosi e che per molti apre la strada a ben più tragiche conclusioni. Invece di convincere i giovani a tenersi alla larga dalla droga, li convinceranno che il “bricolage” e il giardinaggio domestico sono privi di rischi. Ma non è così. Così come non è vera l’affermazione di chi è favorevole alla liberalizzazione, sostenendo che in questo modo si toglie potere alle mafie e alla criminalità dello spaccio. Lo confermano le recenti strategie operative dei paesi che per anni hanno percorso la strada della liberalizzazione, con risultati tragici, Olanda in primis. La crisi sviluppatasi da inizio 2020, per la pandemia di COVID-19 ha avuto un impatto drammatico sul nostro modo di vivere; i paesi europei e nel resto del mondo hanno infatti dovuto introdurre misure senza precedenti per tutelare la salute pubblica. Questa crisi ha colpito anche tutti gli aspetti del fenomeno della droga in Europa, dalla produzione, al traffico, alla distribuzione, al consumo di droghe. La relazione EDR 2021 evidenzia che la reperibilità di droga in Europa non ha risentito in maniera importante dell’attuale pandemia, ed invece è aumentata la resilienza della criminalità organizzata coinvolta nel traffico di stupefacenti. Al contrario, aumentano i rischi per la salute pubblica derivanti dalla disponibilità e dal consumo di un’ampia gamma di sostanze, spesso con potenza elevata artificialmente attraverso la presenza di sostanze sintetiche. La risposta dell’Europa al problema delle sostanze stupefacenti deve andare di pari passo con l’incessante crescita del fenomeno. A livello politico, la nuova strategia e il nuovo piano d’azione dell’UE in materia di droga (2021-25), pur ribadendo l’impegno dell’Unione europea per un approccio al fenomeno della droga equilibrato e basato su dati concreti, forniscono un quadro solido e completo per la realizzazione di azioni concertate volte a tutelare e migliorare la salute pubblica e il benessere offrendo un elevato livello di sicurezza. La relazione EDR 2021 si basa sulle informazioni fornite all’EMCDDA dagli Stati membri dell’UE, dalla Turchia e dalla Norvegia attraverso un’attività di segnalazione annuale, con l’obiettivo di fornire una panoramica e una sintesi della situazione europea in materia di droga fino alla fine del 2020.

Quali insegnamenti possono essere tratti dall’EDR 2021?

La nuova strategia dell’UE in materia di droga per il periodo 2021-25 indica chiaramente che la risposta europea deve essere basata su dati concreti e realizzata attraverso un approccio equilibrato e integrato in base al suo impatto sulla salute, la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. L’EMCDDA ha il compito di contribuire a fornire i dati necessari per garantire che le politiche e le azioni europee in materia di droga siano coordinate, efficaci, ben mirate e reattive a nuove minacce e sfide. La relazione europea sulle droghe (EDR) 2021 giunge in un momento difficile per conseguire questo obiettivo, in quanto la pandemia di COVID-19 ha avuto un forte impatto su tutti i settori della vita, compresa la droga e la capacità di monitorarla, ma fornisce una valutazione preliminare degli effetti della pandemia sul mercato e consumo di droghe. La globalizzazione, gli sviluppi nelle tecnologie dell’informazione, i cambiamenti demografici, insieme a questioni quali i cambiamenti climatici e la migrazione umana, avranno probabilmente importanti implicazioni per i futuri problemi connessi alla droga che dovremo affrontare nei prossimi anni. La riprova è nella constatazione che sia il mercato che i modelli di consumo di droghe stanno diventando sempre più dinamici, complessi e interconnessi a livello globale. I risultati anche se preliminari, aiutano a individuare alcuni dei possibili effetti a lungo termine della pandemia sui mercati, sul consumo di droghe e sulle risposte operative che gli stati Europei devono predisporre. Nonostante gli sforzi per il contrasto, tutti gli indicatori indicano che all’inizio del 2020 il mercato europeo della droga è stato caratterizzato dalla diffusa disponibilità di una gamma diversificata di droghe, dimostrato dai grandi sequestri effettuati nel corso del 2020. Da una serie di indicatori emerge inoltre che i modelli di consumo stanno diventando più complessi e che le persone che ne fanno uso beneficiano dell’offerta di una maggiore selezione e quantità di sostanze. La situazione sopra descritta sta generando vari danni alla salute dovuti al consumo di sostanze nuove o all’interazione degli effetti quando si utilizzano combinazioni di più sostanze. Ciò a conferma che si deve investire di più nella conoscenza delle implicazioni delle poliassunzioni (ovvero della assunzione di cocktail di sostanze) e in che modo queste possano determinare maggiori danni. Ne è un esempio la crescente preoccupazione sull’uso improprio di benzodiazepine, destinate a usi diversi da quello terapeutico, o quelle che compaiono sul mercato delle nuove sostanze psicoattive che possono essere nocive di per sé ma, se combinate con oppiacei o alcolici, aumentano anche il rischio di overdose, nonostante il loro ruolo possa passare inosservato. Questo tipo di poliassunzione, e più in generale la crescente rilevanza delle sostanze sintetiche, evidenzia l’urgente necessità di un ulteriore sviluppo delle risorse da impegnare per affrontare i problemi sempre più complessi connessi alla droga che ci troveremo a fronteggiare nel prossimo periodo. Nei dati dell’EDR 2021 si osserva che proprio la cannabis è il settore in cui i problemi da affrontare sono sempre più complessi e che non possono che aumentare in futuro. Si assiste, in parte a causa degli sviluppi al di fuori dell’Unione europea, alla comparsa di nuove forme di cannabis e di nuove modalità di consumo. In Europa, inoltre, crescono le preoccupazioni in merito alla disponibilità di prodotti ad elevata potenza, da un lato, e alle modalità di risposta ai prodotti a basso contenuto di THC, dall’altro. I cannabinoidi sintetici, e i rischi per la salute che comportano, non fanno che complicare ulteriormente questo quadro, come dimostrano i decessi legati all’uso di tali sostanze segnalati nel 2020 e il fatto che recentemente sono stati lanciati allarmi concernenti la salute pubblica per denunciare la presenza sul mercato di prodotti naturali a base di cannabis adulterati con cannabinoidi sintetici estremamente potenti. Sarà necessario nei prossimi anni dare maggiore rilievo al lavoro dell’EMCDDA (Osservatorio Europeo delle droghe e delle tossicodipendenze) per fornire ai responsabili politici informazioni aggiornate e scientificamente attendibili, necessarie in questo settore. Altro che “liberalizzare le canne”! La produzione e il traffico di stupefacenti si sono rapidamente adattati alle restrizioni connesse alla pandemia e non sono stati riscontrati elementi che indichino importanti interruzioni nell’approvvigionamento. Le misure di distanziamento sociale possono aver inciso sul commercio al dettaglio di stupefacenti, ma questo sembra aver incrementato il ricorso a nuove tecnologie per facilitare la distribuzione della droga, accelerando probabilmente la tendenza registrata negli ultimi anni, di un mercato sempre più digitalizzato. In conclusione, i dati forniti dall’EDR 2021 illustrano quanto sia cambiata la situazione in materia di droga negli ultimi 25 anni. Gli eventi dello scorso anno evidenziano anche una crescente necessità di rispondere rapidamente imponendo un aumento nella capacità di individuare tempestivamente le minacce che emergono da un mercato della droga sempre più dinamico e adattabile. Oggi la droga è diventata un problema molto più diffuso, che incide su quasi tutti i principali settori sociali. Vi è anche una diversificazione, sia nei prodotti disponibili sia nelle persone che li utilizzano. Dovremo essere ben preparati a far fronte alle conseguenze future di questa iper-disponibilità di sostanze, e riconoscere non solo l’aumento di un grande numero di persone che attualmente si trova ad affrontare in prima persona problemi connessi alla droga, ma che tali problemi si ripercuotono sulle nostre comunità in una gamma più ampia di modi. Per questo motivo è fondamentale, in tutti i settori della politica sociale, sanitaria e di sicurezza, elaborare le risposte integrate e basate su dati concreti previste dalla nuova strategia dell’UE in materia di droga. Purtroppo sembra che la rincorsa italiana ai “falsi miti di progresso” sia espressione della volontà di piantare bandierine ideologiche della sinistra: dall’aborto fai date alla canna fai da te, passando per la distruzione della famiglia. Come genitori e come Popolo della Famiglia, non cesseremo mai di combattere questa visione allucinante e allucinata della persona.

La situazione

Secondo le stime, nell’Unione europea circa 83 milioni di adulti (di età compresa fra 15 e 64 anni), ossia il 28,9 %, hanno assunto sostanze illecite almeno una volta nel corso della vita. Si tratta di una stima minima dovuta a distorsioni nelle segnalazioni. Le esperienze di uso di droga sono segnalate più frequentemente dai maschi (50,6 milioni) che dalle femmine (32,8 milioni). La droga “provata” più di frequente è la cannabis (47,6 milioni di maschi e 30,9 milioni di femmine). Stime molto più basse riguardano il consumo, nel corso della vita, di cocaina (9,6 milioni di maschi e 4,3 milioni di femmine), di MDMA (6,8 milioni di maschi e 3,5 milioni di femmine) e di amfetamine (5,9 milioni di maschi e 2,7 milioni di femmine). I livelli dichiarati di consumo di cannabis nel corso della vita variano in misura considerevole tra i diversi paesi, da circa il 4 % degli adulti a Malta al 45 % in Francia. Una delle principali conclusioni riportate nell’ EDR 2021 è che il mercato della droga è stato particolarmente resiliente alle interruzioni causate dalla pandemia. I narcotrafficanti si sono adattati alle restrizioni sugli spostamenti e alla chiusura delle frontiere. A livello di commercio all’ingrosso ciò trova riscontro in alcuni cambiamenti dei circuiti e dei metodi, con un maggior ricorso al contrabbando tramite container intermodali e catene di approvvigionamento commerciali e un minor ricorso ai corrieri umani. Sebbene i mercati della droga al dettaglio per strada siano stati interrotti durante i primi lockdown e si siano registrate carenze localizzate, sembra che i trafficanti e gli acquirenti di stupefacenti si siano adattati sfruttando maggiormente servizi di messaggistica criptata, applicazioni per social media, fonti online e i servizi postali e di consegna a domicilio. Questa situazione solleva il problema che un eventuale impatto a lungo termine della pandemia comporterà un ulteriore sviluppo digitale dei mercati della droga. Dalle informazioni disponibili emerge che le eventuali riduzioni del consumo di droga osservate durante i primi lockdown sono rapidamente scomparse quando sono state allentate le misure di distanziamento sociale. In termini generali, sembra che vi sia stato un minore interesse dei consumatori per le droghe solitamente associate a eventi ricreativi, come l’MDMA, e un maggiore interesse per quelle legate al consumo domestico. I dati disponibili suggeriscono che durante i primi lockdown i livelli di consumo della maggior parte delle droghe appaiono generalmente inferiori ma poi sembrano riprendersi una volta revocate le restrizioni. Un confronto con il 2019 indicare che il consumo complessivo di gran parte delle droghe sia stato simile e, sulla base di questa fonte di dati, in diverse città potrebbe essere persino più elevato.

L’MDMA e la metamfetamina, due droghe per le quali i livelli osservati nel 2020 appaiono inferiori nella maggior parte delle città partecipanti, sembrano fare eccezione a questa osservazione. Il minore interesse dei consumatori nei confronti dell’MDMA nel corso del 2020 è confermato dalle relazioni di consumatori tramite i sondaggi online, in cui è stato rilevato un calo del consumo, e da alcuni dati limitati sulle emergenze ospedaliere, che hanno mostrato un calo degli accessi ospedalieri correlati all’MDMA. Questo avviene in un contesto di elevata disponibilità di questa droga, indicata dal continuo rilevamento di pasticche ad alta concentrazione nella maggior parte dei paesi. È interessante notare che i servizi olandesi di monitoraggio delle droghe hanno segnalato l’introduzione di pasticche a basso dosaggio, apparentemente commercializzate come più adatte al consumo domestico. I dati dei sondaggi online delle persone che auto-dichiarano il consumo di droghe suggeriscono anche un maggiore consumo di alcol e una maggiore sperimentazione di psichedelici, come l’intramontabile LSD, e di droghe dissociative come la ketamina. Questo dato coinciderebbe con una crescita della domanda di sostanze potenzialmente ritenute più adatte al consumo domestico. I dati dei sondaggi suggeriscono anche che probabilmente chi faceva uso saltuario di droghe prima della COVID-19 abbia ridotto o addirittura cessato il consumo durante la pandemia, mentre i consumatori più regolari l’abbiano aumentato. L’EMCDDA sta pubblicando uno studio sulle nuove benzodiazepine disponibili in Europa. Questa classe di farmaci merita maggiore attenzione in quanto il loro consumo in combinazione con altre sostanze psicoattive, compresi gli oppiacei e l’alcol, aumenta il rischio di overdose mortali e non mortali e può essere associato a comportamenti violenti o aberranti.

L’offerta di droga e il mercato

Fra le recenti evoluzioni sul mercato delle sostanze illecite in Europa, in ampia misura correlate alla globalizzazione e alle nuove tecnologie, figurano l’innovazione nella produzione e nei metodi di traffico degli stupefacenti nonché l’affermarsi di nuove rotte del narcotraffico e la crescita dei mercati online. Nello scenario mondiale l’Europa è un mercato importante per le droghe, alimentato sia dalla produzione interna sia dall’importazione illecita da altre regioni. America meridionale, Asia occidentale e Africa settentrionale sono importanti aree di approvvigionamento delle sostanze illecite che giungono in Europa, mentre la Cina è un paese di approvvigionamento importante per le nuove sostanze psicoattive, per i precursori di droghe e per le sostanze chimiche correlate. Oltre a fungere da punto di transito per alcuni stupefacenti diretti verso altri continenti, l’Europa è anche una regione in cui si producono cannabis e droghe sintetiche; la maggior parte della cannabis prodotta è destinata al consumo in territorio europeo, mentre le droghe sintetiche sono prodotte per il mercato europeo ed esportate in altre parti del mondo.

CANNABIS

Il consumo di cannabis si è stabilizzato su livelli elevati, ma l’aumento del contenuto di THC desta preoccupazioni per la salute. Al momento, la resina di cannabis venduta in Europa è più potente rispetto al passato, con un contenuto medio di THC compreso tra il 20 % e il 28 %, quasi il doppio di quello della cannabis in foglie e infiorescenze. I prodotti a base di cannabis disponibili in Europa comprendono attualmente prodotti ad alto contenuto di THC e sul mercato illegale vengono commercializzate nuove forme di cannabis, nonché una serie di prodotti contenenti estratti di cannabis, ma bassi livelli di THC. Accanto a questi cambiamenti del mercato, il numero di soggetti sottoposti a trattamento per la prima volta per la cannabis è in aumento. È necessario un attento monitoraggio di questo settore per individuare i cambiamenti nelle problematiche legate alla cannabis e comprendere l’influenza che i mutamenti dei mercati degli stupefacenti esercitano sulle stesse. Nel 2019 gli Stati membri dell’UE hanno segnalato 326 000 sequestri di resina di cannabis per un totale di 465 tonnellate e 313 000 sequestri di cannabis in foglie e infiorescenze per un totale di 148 tonnellate. Inoltre, la Turchia ha segnalato 6 200 sequestri di resina di cannabis per un totale di 28 tonnellate e 64 000 sequestri di cannabis in foglie e infiorescenze per un totale di 63 tonnellate. Sulla base dei dati di un’indagine intrapresa tra il 2015 e il 2020 in 26 paesi, si stima che l’anno scorso il consumo di cannabis tra gli abitanti dell’UE di età compresa tra i 15 e i 34 anni sia pari al 15,4 %, passando dal 3,4 % in Ungheria al 21,8 % in Francia. Se si considera solo la fascia d’età dei 15-24enni, la prevalenza del consumo di cannabis è più elevata: il 19,2 % (9,1 milioni) ha fatto uso di questa droga nell’ultimo anno e il 10,3 % (4,9 milioni) nell’ultimo mese. Tra i paesi che hanno condotto l’indagine a partire dal 2018 e che hanno segnalato intervalli di confidenza, nove hanno comunicato stime più elevate rispetto ad analoghe indagini effettuate in passato, cinque sono rimasti stabili e due paesi hanno comunicato una flessione. Le indagini sulla popolazione generale indicano che nell’Unione europea circa l’1,8 % degli adulti di età compresa tra i 15 e i 64 anni, la maggior parte dei quali (61 %) ha meno di 35 anni, consuma cannabis tutti i giorni o quasi ogni giorno, per un consumo di droga su 20 giorni o più nell’ultimo mese. Nel 2019 circa 111 000 persone sono entrate in trattamento specialistico in Europa per problemi legati al consumo di cannabis (il 35 % di tutte le richieste di trattamento); di queste, circa 62 000 lo hanno fatto per la prima volta. Nei 24 paesi che dispongono di dati, il numero complessivo di utenti presi in carico per la prima volta per problemi legati alla cannabis è aumentato del 45 % tra il 2009 e il 2019. Quindici paesi hanno segnalato un incremento fra il 2009 e il 2019 e due hanno segnalato un incremento nell’ultimo anno (2018-19). Complessivamente il 51 % degli utenti presi in carico per la prima volta per problemi legati alla cannabis nel 2019 ha riferito un consumo quotidiano dello stupefacente nell’ultimo mese. Tra i 24 Stati membri dell’UE che hanno partecipato alle indagini ESPAD del 2019 su studenti di età compresa tra i 15 e i 16 anni, la prevalenza nell’ultimo anno del consumo di cannabis era compresa tra il 7 % e il 23 %, con una media ponderata del 17,3 %. Nel complesso, la prevalenza nell’ultimo anno è diminuita rispetto al picco del 20,4 % registrato nel 2011. Nel 2019 la cannabis è risultata la sostanza più comune segnalata dalla rete Euro-DEN Plus (Rete europea delle emergenze tossicologiche). La cannabis, di solito con altre sostanze, era presente nel 26 % degli accessi ospedalieri per tossicità acuta connessa all’uso di stupefacenti nei 23 ospedali della rete in 17 paesi. Le relazioni indicano che, nel corso del 2020, la coltivazione di cannabis e la produzione di droghe sintetiche nell’Unione europea sono proseguite ai livelli pre-pandemici. È stata osservata una diversificazione dei circuiti del narcotraffico, con un incremento del contrabbando di cannabis e eroina via mare, per aggirare la chiusura delle frontiere terrestri, che ha portato a grandi sequestri nei porti europei. Sono stati osservati alcuni cambiamenti nelle località di partenza della cocaina trasportata dall’America latina verso l’Europa. Tuttavia, non è stato rilevato alcun calo della fornitura; infatti nel 2020 e all’inizio del 2021 nei porti europei sono stati segnalati sequestri di cocaina per più tonnellate, di cui 16 tonnellate ad Amburgo in Germania e 7,2 tonnellate ad Anversa in Belgio. Sembra che nel 2020 si sia mantenuta la tendenza alla coltivazione di cannabis a livello domestico, in parte per le misure di confinamento. L’aumento delle segnalazioni di cannabis adulterata con cannabinoidi sintetici desta preoccupazione. Non è chiaro quale potrebbe essere il motore di questo fenomeno che potrebbe riflettere la carenza di cannabis legata alla pandemia o l’eventualità che, in alcuni paesi, i gruppi criminali sfruttano la disponibilità di prodotti a base di cannabis a basso contenuto di THC, difficilmente distinguibili dalla cannabis venduta sul mercato della droga. Qualsiasi scenario di consumo inconsapevole di cannabinoidi sintetici è preoccupante data la tossicità di alcune di queste sostanze, come dimostrato dal focolaio di oltre 20 decessi connessi ad un cannabinoide sintetico

ULTIMI DATI RELATIVI ALLA SITUAZIONE DELLA DROGA IN EUROPA

Il consumo di droga in Europa interessa una ampia gamma di sostanze. La cannabis è la droga più usata, la prevalenza del consumo è circa cinque volte superiore a quella delle altre sostanze. Benché il consumo di eroina e altri oppiacei rimanga relativamente modesto, queste sostanze stupefacenti continuano a essere quelle più comunemente associate alle forme più dannose di uso, compreso quello per via parenterale. La portata del consumo degli stimolanti e i tipi più comuni variano da un paese all’altro, e aumentano le evidenze di un potenziale incremento dell’assunzione di stimolanti per via parenterale. Solitamente il consumo di stupefacenti è maggiore tra i maschi e questa differenza risulta in genere accentuata tra chi ne fa uso più intenso e regolare. Nella stessa pubblicazione vengono presi in esame anche tutte le altre sostanze, comprese quelle meno conosciute, ma in questo breve riassunto abbiamo messo a fuoco le problematiche riguardanti principalmente la cannabis.

In rapida conclusione, i dati per quanto riguarda l’uso della cannabis sono chiari ed evidenti, ma non sono stati presi in considerazione da chi invece crede che la strada del contrasto alla droga sia quella permissiva di consentire il “fai da te” casalingo. Niente di più sbagliato.

Tutta la documentazione è disponibile sul sito www.emcdda.europa.eu

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13/09/2021
2710/2021
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