Politica

di Tommaso Ciccotti

Usa, il Ministero della Giustizia scende in campo contro la legge del Texas sull’aborto

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Il Dipartimento di Giustizia americano presenta una mozione di emergenza per bloccare temporaneamente la legge sull’aborto del Texas, che vieta l’interruzione di gravidanza dopo sei settimane. Il ministro della Giustizia Merrick Garland aveva annunciato che il Dipartimento avrebbe presentato un’azione legale contro una legge “chiaramente incostituzionale”. La legge sull’aborto del Texas “impedisce alle donne di esercitare i loro diritti costituzionali” e un blocco “è necessario per tutelare i diritti costituzionali delle donne in Texas e l’interesse sovrano degli Stati Uniti”, afferma il Dipartimento di Giustizia nella documentazione depositata in tribunale, con la quale apre lo scontro fra l’amministrazione Biden e i leader repubblicani del Texas.

La Corte Suprema degli Stati Uniti aveva esaminato la legge del Texas ma non era arrivata ad alcuna decisione. L’Alta Corte, molto divisa con quattro dei suoi nove giudici contrari alla decisione, non si era pronunciata sulla costituzionalità della legge, appena entrata in vigore, ma aveva invocato “questioni di procedura complesse e nuove”. Il ricorso alla Corte suprema era stato presentato d’urgenza, a ridosso dell’entrata in vigore di una restrittiva legge sull’aborto in Texas, che impedisce il ricorso all’interruzione di gravidanza dopo sei settimane, anche in caso di stupro o incesto. La decisione è stata presa grazie alla maggioranza di 5 giudici conservatori, dei quali tre sono stati nominati dall’ex presidente Donald Trump. Il capo della Corte, il conservatore moderato John Robert, si e’ opposto assieme ai tre magistrati progressisti.

La legge, firmata lo scorso maggio dal governatore repubblicano Greg Abbott, vieta l’interruzione volontaria di gravidanza dal momento in cui e’ percepibile il battito del cuore dell’embrione, ovvero attorno alla sesta settimana di gravidanza. L’unica eccezione prevista dal provvedimento texano, che è stato formulato in modo da evitare i blocchi legali disposti dai tribunali in altri Stati conservatori, è quella del pericolo per la salute della donna

Nell’ultimo anno sono stati quattordici gli stati americani che hanno proposto l’introduzione di misure che limitano fortemente o rendono impraticabile l’aborto.

E’ giusto sottolineare che le limitazioni all’aborto possano diventare effettive anche in altri stati. Come ad esempio l’Arkansas dove nello scorso maggio è stata introdotta una legge che vuole ribaltare la sentenza Roe v. Wade. La nuova legislazione introdotta prevede l’aborto solo nel caso in cui questo sia necessario per salvare la vita della madre. Particolarmente chiare le parole del promotore della legge, il senatore repubblicano Jason Rapert: “Dobbiamo abolire l’aborto così come abbiamo abolito la schiavitù nel 19mo secolo”.

Da segnalare che il presidente degli Stati Uniti in persona, Joe Biden, aveva attaccato la legge, assicurando che il diritto all’aborto “stabilito quasi cinquant’anni fa” sarà difeso e protetto da quella che ha definito la “legge radicale” entrata in vigore in Texas.

Nel frattempo molti americani iniziano a pentirsi della loro scelta alle presidenziali. Joe Biden è infatti in netto calo nei sondaggi. Secondo una rilevazione di Quinnipiac University, il 42% degli americani approva il presidente a fronte di un 50% che non approva la sua azione. Agli inizi di agosto il 46% degli interpellati promuoveva Biden contro un 43% che lo appoggiava. Una discesa ripida e costante|

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15/09/2021
0510/2022
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