{if 0 != 1 AND 0 != 7 AND 0 != 8 AND 'n' == 'n'} PERCHÉ MORISI È IL PARADIGMA DELLA POLITICA CHE NON CI PIACE

Politica

di Mirko De Carli

PERCHÉ MORISI È IL PARADIGMA DELLA POLITICA CHE NON CI PIACE

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Sia ben chiaro: non ho alcuna intenzione di essere tacciato per il classico politico con la bava alla bocca pronto a “sputare” sentenze contro l’avversario che è finito sotto la tortura della gogna mediatica. Non ho alcun interesse ad ergermi a giudice morale della vita altrui essendo io, per primo, un peccatore da ultimo banco alla Santa Messa della domenica (per dirla con le parole dell’amico Mario Adinolfi): desidero solamente ragionare sul valore delle scelte che si assumono nella vita pubblica e delle inevitabili ricadute sulla sfera privata. Matteo Salvini lo conosco e so che quando parla di droga come “morte” ci crede e non lo fa per lisciare il pelo ai propri elettori: è un ragazzo cresciuto nelle periferie milanesi e sicuramente avrà toccato con mano la devastazione che questa “roba” provoca soprattutto tra i più giovani. Per questo motivo escludo che il leader della Lega possa essere in alcun modo coinvolto nello stile di vita del Morisi: quello che più mi preoccupa è invece come possa aver scelto uno spin doctor di questo tipo senza avere la contezza della sua vita privata. Se dichiaro, in quando segretario politico di un partito, di spendermi attivamente nella lotta alla droga e all’immigrazione clandestina dovrò mettere a capo della mia “macchina” comunicativa una persona che crede in quella sfida, non un dirigente che traffica coca con escort rumeni omosessuali. Ecco che emerge la parola chiave di questa mia riflessione: credere. Salvini, come la maggior parte dei leader politici, ha scelto sulla base degli obiettivi, della strategia, della capacità manifestata il suo collaboratore e non in base alla lealtà rispetto alla campagna politica intrapresa. Una frase che Don Giussani ebbe a dire ai microfoni del tg4 quando gli venne chiesto il perché dei tanti giovani che lo seguivano sovviene alla mia mente :“perché crediamo in quello che diciamo”. La differenza sta tutta lì: è come se buona parte della politica italiana si preoccupasse di costruire la carrozzeria più affascinante senza dedicare un istante al motore da montare sulla propria auto. Morisi non va giudicato per gli errori che ha commesso (spetta ai giudici e al buon Dio, se crede) ma per l’abuso di una vita pubblica che non trovava alcune radici nella propria condotta privata. In questo passaggio trovate le ragioni del tramonto repentino di tutti i leader politici di questo nuovo millennio: perché si preoccupano solo di “dire” anziché di “crederci” in quello che dicono. Da sempre, nella scelta dei miei collaboratori più stretti, ho cercato l’eccellenza inserendo, tra i profili di questa, la lealtà all’ideale abbracciato. Siamo il Popolo della Famiglia e per questo siamo antropologicamente diversi da tutti gli altri: se siete stanchi di essere “presi per il culo” votate chi non vi può garantire nulla se non la propria viva e profonda lealtà.

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30/09/2021
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