Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Papa Francesco e la tempesta perfetta

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Una “tempesta perfetta” travolge il mondo, una tempesta causata dal cambiamento climatico e dalla pandemia da Covid-19, una tempesta che spezza i legami della società, provocando una crisi multiforme: sanitaria, ambientale, alimentare, economica, sociale, umanitaria, etica. È questa l’immagine drammatica che Papa Francesco sceglie per aprire l’audio-videomessaggio trasmesso all’interno della rubrica radiofonica “Thought of Day” della BBC in vista della 26.ma Conferenza delle parti (Cop26) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc). L’incontro si terrà a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre.

“Le nostre sicurezze sono crollate, il nostro appetito di potere e la nostra smania di controllo si stanno sgretolando”, afferma il Papa, che invoca “visione, capacità di pianificazione e rapidità di esecuzione” per ripensare “il futuro della nostra casa comune”. No, quindi, ad “atteggiamenti di isolamento, protezionismo, sfruttamento”; sì invece alla capacità di cogliere “una vera occasione di trasformazione, un vero punto di conversione, non solo in senso spirituale”:

Quest’ultima via è la sola che conduce verso un orizzonte “luminoso” e può essere perseguita solo attraverso una rinnovata corresponsabilità mondiale, una nuova solidarietà fondata sulla giustizia, sulla condivisione di un comune destino e sulla coscienza dell’unità della famiglia umana, progetto di Dio per il mondo.

È questa, dunque, la vera sfida che attende l’umanità oggi: Si tratta di una sfida di civiltà a favore del bene comune e di un cambiamento di prospettiva, nella mente e nello sguardo, che deve porre al centro di ogni nostra azione la dignità di tutti gli esseri umani di oggi e di domani.

Di qui, l’invito del Papa a “costruire insieme”, perché “da una crisi non si esce da soli”, e non esistono “frontiere, barriere, mura politiche, entro le quali potersi nascondere”. Francesco ricorda, poi, l’Appello congiunto, firmato il 4 ottobre con Capi religiosi e scienziati, per richiamare “azioni più responsabili e coerenti” in ambito climatico, perché “non possiamo permettere” che le generazioni future debbano vivere “in un mondo inabitabile”.

Nell’Appello congiunto abbiamo richiamato la necessità di adoperarci responsabilmente a favore della “cultura della cura” della nostra casa comune ed anche di noi stessi, cercando di estirpare i “semi dei conflitti: avidità, indifferenza, ignoranza, paura, ingiustizia, insicurezza e violenza”.

Ma “un cambio di rotta così tanto urgente”, sottolinea Francesco, richiede “l’impegno di ciascuno”, un impegno che “va alimentato anche dalla propria fede e spiritualità”. Perché se è vero che i politici che parteciperanno alla Cop26 “sono chiamati con urgenza ad offrire efficaci risposte alla crisi ecologica in cui viviamo” e “concreta speranza alle generazioni future”, è altrettanto vero che la responsabilità è globale:

Tutti noi — è bene ripeterlo, chiunque e ovunque siamo — possiamo avere un ruolo nel modificare la nostra risposta collettiva alla minaccia senza precedenti del cambiamento climatico e del degrado della nostra casa comune.

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30/10/2021
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