Politica

di Roberto Signori

Ddl Zan, Scalfarotto e Cirinnà

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

“La senatrice Monica Cirinnà posta sulla sua bacheca 5 domande per Italia Viva a proposito del ddl Zan. Ho provato a risponderle io, come segue. ‘Cara Monica, la risposta a tutte le domande è sempre la medesima. I numeri tra Camera e Senato non sono gli stessi: se uno non coglie questa banale evidenza può anche tranquillamente cambiare mestiere. Alla Camera abbiamo potuto lavorare e approvare un buon testo, che io ho votato a Montecitorio e ho lavorato perché diventasse legge dello Stato, che però in Senato si sarebbe arenato subito se non fosse stato per il voto del Senatore Cucca di Italia Viva, grazie al quale tutte le deliberazioni in Commisione Giustizia - come sai benissimo - sono passate sempre per 11 voti a 10. Questo ha purtroppo dimostrato a me per primo che la maggioranza in Senato era estremamente risicata e che era necessario, per evitare di andare sotto al primo raffreddore di Cucca, allargare il consenso sulla legge”.© Fornito da Rai News Ivan Scalfarotto, Esteri, Pd (Ansa)

Lo scrive Ivan Scalfarotto di Iv su Facebook. “Una constatazione - aggiunge - resa ancora più chiara dal voto nell’aula del Senato sulla sospensiva del 14 luglio quando, a scrutinio palese, ripeto: palese, non siamo andati sotto per un (1) solo voto”, aggiunge. Era evidente a tutti, insomma, che la legge non sarebbe mai stata approvata così come uscita dalla Camera per il semplice motivo che i voti in aula non erano sufficienti per far fronte a un lungo e rischioso iter legislativo. A questo punto ci siamo divisi: tra noi che volevamo una legge per proteggere le vittime dell’omotransfobia anche a costo di qualche modifica e di qualche mediazione e chi, come voi, voleva invece fare solo una battaglia di principio (magari anche giusta e condivisibile) a costo però di sacrificare la legge (obiettivo molto meno condivisibile)”.

“Il risultato è che non avete fatto nulla per evitare un voto segreto che tutti, voi compresi, sapevamo essere a dir poco rischiosissimo e che poteva portare a cancellare tutto il lavoro fatto fino ad allora. Anzi quel voto lo avete cercato. Chiedere alla Lega di ritirare la ‘tagliola’ senza nessuna contropartita concreta era evidentemente solo un modo per farsi dire di no. Perché mai avrebbero dovuto rinunciare a uno strumento di pressione negoziale senza ottenere nulla in cambio? Ma voi sapevate benissimo che pur andando sotto avreste ottenuto l’effetto di essere glorificati da chi voleva solo una battaglia di testimonianza e anche da chi quella legge non voleva (dal Vaticano alla Terragni), e che oggi brinda grazie a voi allo schianto che avete provocato: tanto il capro espiatorio - Italia Viva - era pronto, anche contro l’evidenza dei numeri”.

“Io - aggiunge Scalfarotto - credo che il Pd si porti sulla coscienza un’operazione che è stata o di assoluta incompetenza (per non aver saputo leggere i numeri dell’aula) o di supremo cinismo: quella di sacrificare le vittime dell’omotransfobia a un’operazione politica di costruzione del consenso. In un mondo normale le domande dovrebbero dunque essere poste a voi, non a noi. Bisognerebbe chiedervi che cosa avete fatto dell’indicazione di Letta di apportare modifiche al testo, fatta da Fabio Fazio la domenica e bellamente ignorata fino al mercoledì del voto; bisognerebbe chiedervi perché non avete accettato il nostro suggerimento di prenderci una settimana di tempo per cercare una soluzione, invece di incaponirvi con una conta che sapevate essere ad altissimo rischio; bisognerebbe chiedervi quanto dovremo aspettare adesso per approvare ora la legge, dato che avete volontariamente sprecato questo momento incredibilmente favorevole; bisognerebbe chiedervi perché le modifiche di cui parla oggi Gianni Cuperlo non le avete offerte prima di andarvi a schiantare e non dopo; bisognerebbe chiedervi cosa avete in contrario a mettere le parole “omofobia e transfobia” nella legge che abbiamo sempre chiamato “legge contro l’omofobia e la transfobia” (soluzione peraltro contenuta in un ddl firmato anche da Alessandro Zan, oltre che dalla Capogruppo Serracchiani e molti altri deputati del Pd).

Insomma, sarebbe ora che la smetteste con questa inutile solfa su Italia Viva, che aveva solo 12 senatori in aula quando ne sono mancati almeno 19, e ci spiegaste perché avete volontariamente e testardamente cercato la “bella morte”, come del resto tu hai sempre detto era giusto fare, sulla pelle delle vittime dei reati che ancora una volta sono rimaste senza una legge cui appellarsi. Avevate una responsabilità, avete abbracciato una strategia fallimentare, abbiate la dignità di farvene carico, smettendola di puntare il dito contro chi - pallottoliere alla mano - in questo voto non avrebbe in ogni caso avuto un ruolo decisivo. “Meglio nessuna legge che una legge modificata” è stato il vostro slogan di mesi. Come previsto siamo rimasti con nessuna legge, era un rischio che avete perseguito deliberatamente. Smettetela di lagnarvi e se ne siete capaci riproviamo in modo meno ideologico e più pragmatico quando tra sei mesi il regolamento del Senato ce ne darà di nuovo la possibilità”.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

08/11/2021
3011/2022
Sant'Andrea

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Società

“Difendiamo i nostri figli”: «Pronti a tornare in piazza»

Il primo Congresso nazionale del Comitato “Difendiamo i nostri figli” si è chiuso con l’intervento del presidente Massimo Gandolfini che ha ribadito la contrarietà del soggetto che ha mobilitato la manifestazione del 20 giugno a piazza San Giovanni a qualsiasi ipotesi di legge sulle unioni civili e sui connessi diritti di filiazione. Interventi da sessantotto comitati locali

Leggi tutto

Politica

I risultati del PDF: raggiunto il 3% NAZIONALE

Queste amministrative 2017 vanno comprese come un secondo tempo del percorso avviato con le amministrative 2016. I candidati sindaco del Popolo della Famiglia hanno ottenuto oltre centomila voti nei 35 comuni in cui ci siamo presentati. Sono 35 esperienze pilota che, disseminate in tutte le regioni, rappresenteranno la base anche tecnico-organizzativa per la presenza alle prossime elezioni politiche. E’ tra coloro che hanno messo la faccia (e hanno imparato tecnicamente a presentare le liste) che troveremo i 945 candidati che ci rappresenteranno nella corsa alla Camera e al Senato al più tardi nel marzo 2018. Abbiamo formato una squadra che sul piano organizzativo sa cosa deve tecnicamente fare e sul piano politico ha imparato e persino gustato l’esperienza dell’autonomia, della libertà dai vincoli avaloriali che troppo spesso scattano come riflessi condizionati nella caccia ai consensi dei grandi partiti tradizionali, che per piacere a tutti finiscono per non dire niente di quel che viene considerato come “divisivo”, cioè ogni riferimenti a seri principi valoriali.
I “quattro gatti” del Popolo della Famiglia sono diventati centomila gatti, è un fatto incontrovertibile: un movimento inizialmente irriso e osteggiato, arriva in una grande città come Verona sopra Fratelli d’Italia, ha gli stessi voti di Forza Italia, batte anche la lista tosiana di Fare e si propone come forza politica nazionale in grado di essere base aggregativa per le sfide che verranno.

Leggi tutto

Politica

Volete o non volete cambiare il Paese?

Il Popolo della Famiglia lancia la proposta a tutti gli uomini e le donne “liberi e forti” d’Italia: ora impegnarsi in prima persona

Leggi tutto

Politica

Cosa accade realmente nel Popolo della Famiglia

Mario Adinolfi traccia un’analisi degli avvenimenti che hanno contraddistinto la settimana del PDF.

Leggi tutto

Società

Parla Hadjadj: «La società del comfort totale è suicidaria»

Il problema sta nel clima spirituale della nostra epoca, intessuto di un superbo efficientismo.

Leggi tutto

Politica

La crescita passa dalla nascita di figli

Investire sulla maternità è definito da alcuni un provvedimento assistenzialistico e retrogrado, oppure una boutade per raccogliere voti centristi. Sono invece i conti a dimostrare che solo il ricambio generazionale può mantenere e incrementare la ricchezza di un popolo. I numeri dell’aborto in Italia rendono anche conto del plurimiliardario buco nel nostro bilancio statale. Serve invertire la rotta.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano