Chiesa

di Emilia Flocchini

Nuovi Decreti delle Cause dei Santi: don Tonino Bello Venerabile, ma non solo

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Ogni candidato agli altari è una parola detta da Dio ai propri contemporanei, che però non perde la propria validità anche a decenni, per non dire secoli, di distanza. Vale anche per coloro che sono oggetto dei Decreti di cui oggi papa Francesco, ricevendo il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato la promulgazione. Questa volta, più che raccontarne per esteso vita, virtù o martirio e miracoli, di cui dà ampiamente conto il sempre più aggiornato e migliorato sito della Congregazione delle Cause dei Santi, proviamo quindi a delineare l’annuncio fondamentale passato attraverso le vite di queste persone, ancora vive e presenti in Dio e in quanti le conoscono. Dei due nuovi futuri Santi, padre Tito Brandsma e madre Maria di Gesù Santocanale, abbiamo già raccontato: qui, invece, proviamo a delineare i messaggi dei prossimi Beati e dei sei Venerabili.

Lo scorso 26 maggio, a Parigi, è stato commemorato il centocinquantesimo del martirio di cinque religiosi uccisi durante la “Semaine Sanglante” (“Settimana di Sangue”) di scontri tra l’esercito regolare francese e i sostenitori della Comune di Parigi, i quali portavano avanti istanze socio-politiche, ma allo stesso tempo avversavano la Chiesa e i suoi rappresentanti. I cinque candidati, compresi in un’unica causa, sono padre Henri Planchat, sacerdote dei Fratelli di San Vincenzo de’ Paoli, a cui sono stati uniti quattro religiosi della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria e della Perpetua Adorazione del Sacratissimo Sacramento, ovvero i padri di Picpus: padre Ladislao (Armand Pierre) Ladigue, padre Policarpo (Jules) Tuffier, padre Marcellino (Jean-Marie) Rouchouze e padre Frézal (Jean-Pierre-Eugène) Tardieu. Pur avendo avuto la possibilità di fuggire, non vollero interrompere i loro servizi come insegnanti e predicatori in mezzo al popolo; vale in particolare per padre Planchat, che fu arrestato mentre era nel Patronato di Sant’Anna, intento a preparare i fedeli per la confessione di Pasqua. Nel servizio ai poveri, sin dal motto episcopale «Audiant et laetentur» («Ascoltino e si rallegrino») è compendiato anche il percorso di vita di monsignor Antonio Bello, anzi, di «don Tonino, vescovo», come firmò molti dei suoi messaggi anche ufficiali. La sua Positio super virtutibus era stata consegnata appena lo scorso anno alla Congregazione delle Cause dei Santi, ma una copia era stata donata anche al Santo Padre stesso, in nome della consonanza spirituale con lui, cementata nella visita pastorale del 20 aprile 2018. È troppo facile, però, ridurre il suo insegnamento a frasi estrapolate dai loro contesti, a citazioni buone per ogni occasione, o fare di lui una bandiera per una Chiesa pauperistica. Don Tonino era molto di più, come hanno dimostrato quanti hanno lavorato alla sua causa, cercando di rimuovere obiezioni e ostacoli. Aveva una preparazione teologica solida, completata dall’impegno sul campo come parroco a Tricase ed educatore in Seminario. Se anche ha esaltato la Vergine Maria come «donna dei nostri giorni», attribuendole titoli che hanno poi formato delle vere e proprie litanie alternative a quelle più tradizionali, non ha inteso sminuirla, ma amarla a suo modo. Tra i nuovi Venerabili c’è anche chi, come padre Giovanni di Gesù Maria, nato Juan de San Pedro y Ustárroz, fu coinvolto in prima persona nella riforma del Carmelo che portò alla separazione tra Carmelitani Scalzi e dell’Antica Osservanza (o “calzati”, gli stessi di cui fece parte il Beato Tito Brandsma). Ebbe anche incarichi di governo, compreso quello, nel 1611, di terzo Preposito (superiore) generale, ma fu soprattutto uno scrittore molto fecondo, con ventisette volumi di taglio teologico, scritturistico e pedagogico, più una vita di santa Teresa d’Avila. Viveva in Italia dal 1585, anno in cui fu destinato al convento di Genova, ma morì in quello di San Silvestro a Montecompatri, dove tuttora riposano le sue spoglie mortali ed è ricordato e venerato. Nella vicenda di padre Giorgio Guzzetta, Oratoriano, s’incontrano invece la tradizione dei cristiani di rito greco-bizantino e di quelli latini. Nel 1716 fondò la Congregazione dell’Oratorio di Piana degli Albanesi, di rito bizantino, anche se rimase legato a quella di Palermo perché con l’ordinazione sacerdotale, avvenuta il 22 dicembre 1707, era passato al rito latino. Lui stesso si era formato nel Seminario di Trapani, per cui provvide, nel 1734, a fondare il primo Seminario greco-albanese. Ancora prima, aveva garantito celebrazioni sia in albanese, sia in italiano, nonché educato bambini, ragazzi e ragazze della futura Eparchia di Piana degli Albanesi. Fondatrice come Maria di Gesù Santocanale è invece stata madre Natalina (Maria) Bonardi, allieva in giovanissima età delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, quindi religiosa delle Suore del Buon Consiglio, fondate a Torino da don Giuseppe Costamagna. Quando però l’istituto si sciolse dopo appena quattro anni, lei rimase sola a gestire l’asilo di Saluggia, in provincia di Vercelli, e ad accudire un centinaio di bambini. Il 10 novembre 1891, quasi priva di coraggio, invocò l’aiuto della Madonna e le parve di sentire un’immediata risposta, concretizzata nell’arrivo di nuove compagne. La nascita delle Suore di Santa Maria di Loreto ebbe la sua dose di travagli, tra l’opposizione delle consorelle anziane al trasferimento della casa madre a Vercelli, il contrasto col delegato incaricato di seguire la piccola comunità e le massicce ingerenze clericali. Madre Natalina arrivò a dimettersi da superiora generale, ma non fu estromessa da altri incarichi nell’istituto. Accolse quelle difficoltà soffrendo, ma anche consapevole che aveva da sempre scelto di conformare la propria vita e quella delle figlie spirituali allo stile della Sacra Famiglia. Madre Dositea (Maria Domenica) Bottani, invece, ha guidato una congregazione già consolidata, le Orsoline di Maria Immacolata di Gandino, orientandola secondo le indicazioni che papa Pio XII, poi il Concilio Vaticano II, avevano fornito anche per le religiose. Ancora prima, aveva vissuto con preoccupazione una crisi interna all’istituto, ma aveva tenuto fede al proposito di santificazione personale annotato sulla prima pagina di un suo libretto di meditazioni quando aveva appena diciassette anni. Contribuì a indirizzare sulla medesima via non solo le consorelle, ma anche quanti si avvicinavano a lei sapendo di trovare un conforto sicuro. Raccomandò l’unità e l’amore a Cristo, alla Chiesa e alla congregazione fino ai suoi ultimi istanti di vita, conclusa nell’ospedale di Bergamo il 2 settembre 1970. Sul loro sito, le Orsoline di Gandino fanno notare come il 25 novembre sia lo stesso giorno in cui, a Brescia, sant’Angela Merici diede vita alla Compagnia di Sant’Orsola, a cui si rifanno moltissime congregazioni femminili, compresa la loro. Infine, è il caso di dire che Odete Vidal Cardoso, brasiliana di Rio de Janeiro, è tornata al Padre a otto anni compiuti, intendendo che le sono bastati per lasciare il segno nella sua famiglia e tra i suoi amici, compresi moltissimi bambini poveri. Educata dalla madre e dal suo secondo marito (quasi non conobbe suo padre, morto improvvisamente durante un viaggio di lavoro), imparò ad amare Dio non solo a parole o con piccole preghiere, ma anche con i fatti, ad esempio visitando gli anziani e i malati. Dall’8 ottobre 1939, quando le fu diagnosticata una forma di tifo, e per i successivi quarantanove giorni, non fu udita lamentarsi. Aveva paura delle punture, ma si faceva forza pensando ai dolori di Gesù e sentendosi sostenuta dai suoi Santi preferiti, ovvero santa Teresa di Gesù Bambino, santa Bernardetta e san Tarcisio. In lei il suo direttore spirituale, nonché altri sacerdoti che poterono conoscerla, trovarono segni di maturità non comune. Dal giorno della sua morte, il 25 novembre 1939, è ricordata come una “piccola mistica”, ma la sua causa è stata avviata appena nel 2013.

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