Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Il Cardinale Erdő: “Fondamentale il collegamento tra il diritto e la vita”

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Il diritto non è astratto, la storia giuridica non è slegata dalla vita. Anzi, ogni riflessione sul diritto nasce da un caso concreto, risponde ad una necessità, contribuisce a creare una comunità giusta. In un momento storico in cui il diritto canonico sembra essere in crisi, il Cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest ribadisce invece l’importanza di una società fondata sul diritto.

L’occasione è la presentazione, in Pontificia Università Lateranense, del suo volume “Il Diritto Canonico tra Salvezza e Realtà Sociale”, curato da padre Bruno Esposito. Diviso in quattro parti, il volume rappresenta una ampia panoramica non solo della produzione accademica del cardinale, ma anche della storia giuridica. E già nel titolo dei saggi si può vedere la stretta connessione con la realtà attuale. Si parla dei principi fondamentali del magistero del Concilio Vaticano II su Chiesa e beni temporali, di Leggi ingiuste e libertà religiosa, dei criteri di discernimento e non solo… Infatti si trovano argomenti inerenti la reciprocità delle Chiese cattoliche sui iuris, del primato Romano, delle basi teologiche delle conferenze episcopali e di questioni interrituali, e del consenso del vescovo richiesto per la costruzione delle Chiese. Fino ad arrivare al ema del diritto processuale, che affronta anche temi come la certezza morale nella pronuncia del giudice.

Sono saggi che sono stati scritti in epoche diverse, ma che rappresentano, in fondo, uno spaccato dei problemi di oggi. Specialmente in un momento in cui il diritto canonico, che dovrebbe essere prima fonte normativa anche all’interno dello Stato di Città del Vaticano, sembra essere messo da parte anche in occasione di processi penali dello Stato.

Questo collegamento tra diritto e fatti concreti è stato sottolineato con forza dal Cardinale Erdő. Il quale è entrato proprio nella concretezza di alcuni dei temi affrontati. “Mi ero dovuto occupare del consenso della costruzione delle chiesa – ha raccontato – perché un architetto fantasioso voleva costruirne una in un posto appariscente di Budapest, e non aveva nemmeno chiesto il permesso. Poi mi aveva attaccato sulla stampa dicendo che non lo permettevo”.

Inoltre ha sottolineato l’arcivescovo di Budapest – “nella Chiesa, la lingua non è solo un mezzo di comunicazione, ma anche uno strumento per arrivare al cuore di una persona e questo lo avevano già scoperto gli autori del Rinascimento e del XVI secolo”. Per questo “non è superfluo rispettare questo aspetto”.

Insomma, ogni studio è collegato alla vita. “Spero di aver mostrato che il collegamento tra la storia giuridica e la nostra vita è tutt’oggi fondamentale”. E ha ricordato che, nella Chiesa, tutto è volto prima di tutto “all’incontro con Gesù come esperienza personale e spirituale, che abbiamo anche potuto sperimentare durante l’ultimo Congresso Eucaristico”.

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26/11/2021
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