Chiesa

di Tommaso Ciccotti

La comunità cattolica ucraina di Bergamo compie 20 anni

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Èormai una folta presenza, quella degli ucraini, in terra bergamasca. Viene stimata fra le 8-10.000 persone, in stragrande maggioranza donne, che solitamente lavorano come badanti, mentre gli uomini sono operai. In maggioranza sono ortodossi, ma una larga parte di loro sono greco cattolici, cioè seguono il rito bizantino. Domenica 19 dicembre festeggiano il 20° di costituzione della loro comunità nella nostra diocesi, avvenuta ufficialmente il 15 novembre 2001 con una Divina Liturgia (che è la loro Messa) nella chiesa parrocchiale di San Tomaso de’ Calvi. Attualmente sono seguiti da padre Vasyl Harchuk, che dipende dall’esarcato apostolico in Italia, che a sede a Roma, guidato attualmente dal vescovo esarca Dionisij Ljachovič, che fa riferimento da Svjatoslav Ševčuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halyc. Questo il programma di domenica nella chiesa di Santo Spirito: alle 12 Divina Liturgia (interviene il coto Trio di seminaristi).

La diocesi di Bergamo da subito ha teso la mano ai fratelli ucraini. Dieci anni fa, in occasione del 10° di costituzione della comunità, la Divina Liturgia era stata presieduta dal vescovo Francesco Beschi. «Vi ringrazio per la vostra fede e per il vostro servizio e impegno nella nostra terra, soprattutto accanto ai nostri anziani e ammalati — aveva esordito —. Nella vostra patria, avete conservato la vostra fede in tempi difficili. Non smarritela, ma conservatela anche qui, nel nostro Paese». In quella occasione, don Andriy Kushnir, che allora seguiva la comunità, aveva detto al vescovo: «La Divina Liturgia domenicale è un momento forte di fede, ma anche per ritrovarsi, incontrare amici e conoscenti, parlare della patria lontana».

Una liturgia greco cattolica è molto ricca. La Messa, chiamata Divina Liturgia, vede all’inizio il sacerdote celebrare davanti all’altare, per passare in un secondo momento dietro all’altare. Le incensazioni sono numerose, il canto scandisce tanti momenti e più volte i fedeli si fanno il segno della Croce partendo dalla destra, come in uso nella teologia bizantina. Le letture sono declamate in canto. «La vostra liturgia appartiene a tutta la Chiesa e dà forma alla vostra fede — aveva aggiunto il vescovo Beschi all’omelia —. Venite da un Paese lontano e vivete nella terra bergamasca, dove conservate le vostre antiche tradizioni e la vostra cultura». Il vescovo ha confidato un episodio della sua vita, che ha commosso i sacerdoti e i fedeli ucraini. «Nella casa dei miei genitori a Brescia, ho conosciuto una ucraina che stava accanto a mia madre malata. È sempre stata una donna molto attenta e premurosa ma ed era considerata una della famiglia. Da allora, spesso ricordo il vostro Paese, le vostre famiglie e i vostri figli».

Il vescovo aveva ricordato anche il drammatico periodo delle persecuzioni religiose comuniste in Ucraina. Inoltre, in quel Paese è diffusissima la devozione a Papa Giovanni XXIII che, dopo quasi vent’anni di prigionia in un lager sovietico in Siberia (da lui creato cardinale «in pectore» e mai annunciato, ma poi creato da Paolo VI), agli inizi del 1963 riuscì a far liberare il loro primate Josyf Slipyj. Fu ricevuto in udienza dal Pontefice bergamasco domenica 10 febbraio. Subito Slipyj si buttò in ginocchio tanto che Papa Roncalli non riuscì a trattenerlo. Lo fece rialzare e lo abbracciò fraternamente citando una frase dell’«Imitazione di Cristo»: «Felice l’ora in cui Gesù chiama dalle lacrime alla gioia dello Spirito». Poi gli donò della terra, dove Slipyj fece costruire una basilica sulla copia di Santa Sofia a Kiev.

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19/12/2021
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