Società

di Giuseppe Udinov

Il Regno Unito dice no ai passaporti gender free

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La Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che il governo ha il diritto di rifiutarsi di emettere passaporti di ‘genere neutro’ (‘X’), perché il genere di un richiedente il passaporto è “un dettaglio biografico che può essere usato per confermare la sua identità” e nel Regno Unito si riconoscono solo due generi sessuali, maschile e femminile.

L’attivista Christie Elan-Cane, che sostiene di non possedere un genere, aveva intrapreso la causa contro l’Home Office (una sorta di ministero degli Interni) sulla base del fatto che i moduli per la richiesta del passaporto violavano le leggi sui diritti umani, non consentendo un’opzione “X”, facendo riferimento sia agli articoli 8 e 14 della Corte europea dei diritti umani (CEDU) che alla legge britannica sui diritti umani. Nel 2018, l’Alta Corte si era pronunciata a favore dell’Home Office e nel marzo 2020 la Corte d’appello britannica ha confermato la sentenza dell’Alta Corte, riscontrando che “non c’era alcun obbligo positivo per lo Stato di fornire un indicatore “X” per garantire il diritto del ricorrente al rispetto della vita privata”.

La Corte d’Appello aveva anche stabilito che non c’era ancora un consenso tra i paesi del Consiglio d’Europa sui passaporti neutri dal punto di vista del genere e che non c’era un piano per introdurre nuove ‘opzioni neutre’, dal punto di vista del genere sessuale, nei sistemi di identificazione del governo britannico.

La scorsa settimana la Corte Suprema ha respinto all’unanimità il ricorso di Elan-Cane, con il presidente della Corte, Lord Reed, che ha riaffermato che “non esiste una legislazione nel Regno Unito che riconosca una categoria di individui non di genere”. La Corte ha stabilito che tutta la legislazione inglese presuppone che tutte le persone possano essere classificate in due sessi o generi, “termini che sono stati usati in modo intercambiabile”, ma che significano solo ‘maschio o femmina’.

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23/12/2021
2805/2022
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