Chiesa

di Giuseppe Udinov

MYANMAR - Appello della Chiesa a deporre le armi

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La Chiesa cattolica in Myanmar diffonde un generale appello a depore le armi e a fermare un conflitto civile che ha assunto la forma di “atrocità straziante e orribile”, come l’ha definita il Cardinale Charles Manung Bo. L’appello giunge dopo il massacro di almeno 35 civili innocenti avvenuto il 24 dicembre nello stato birmano di Kayah, nella parte orientale del Myanmar, dove vive una popolazione in maggioranza di etnia karenni (o sino-tibetani), e dove i cristiani sono circa il 50% della popolazione. Secondo fonti locali, confermate da immagini diffuse sui social media, 35 abitanti del villaggio di Mo So, nel territorio della città di Hpruso, tra i quali donne e bambini, sono stati uccisi dai militari e i loro corpi dai alle fiamme. I rifugiati in quell’area stavano fuggendo in seguito a un’offensiva dell’esercito. “Il fatto che i corpi delle persone uccise, bruciati e mutilati, siano stati ritrovati il giorno di Natale rende questa spaventosa tragedia ancora più commovente e nauseante”, ha asserito il Cardinale Bo, Arcivescovo di Yangon e presidente della Conferenza episcopale del Myanmar, ricordando che “mentre gran parte del mondo celebrava la nascita di nostro Signore Gesù Cristo, la gente del villaggio di Mo So ha subito il terribile shock e il dolore di un atto oltraggioso di disumanità”.

Accanto a lui, Vescovi, preti, religiosi, suore e leader laici hanno condiviso in modo capillare l’appello alla tregua e la richiesta accorata della fine del conflitto che sta lacerando la società birmana, laddove l’esercito regolare, Tatmadaw, dà la caccia alle milizie formate dai giovani, le cosiddette Forze popolari di difesa (People Defence Forces) nate spontaneamente in tutto il territorio, in opposizione alla giunta militare che ha preso il potere con un colpo di stato il 1° febbraio.
La Chiesa birmana prende atto con dolore del fatto che “l’intero nostro amato Myanmar è ora una zona di guerra”, e che bombardamenti e distruzioni si susseguono in tante parti del paese. Da qui gli interrogativi: “Quando finirà? Quando cesseranno decenni di guerra civile in Myanmar? Quando potremo godere della vera pace, con giustizia e vera libertà? Quando smetteremo di ucciderci l’un l’altro?”

Il messaggio lanciato dal Cardinale, e fatto proprio dall’intera comunità cattolica nella nazione, recita: ” Faccio appello a tutti coloro che hanno armi da fuoco affinché depongano le armi. Esorto l’esercito del Myanmar , il Tatmadaw, a smettere di bombardare e colpire persone innocenti, a smettere di distruggere case e chiese, scuole e cliniche, e ad avviare un dialogo con il movimento per la democrazia ei gruppi etnici armati. Chiedo inoltre ai gruppi armati e alla Forze popolari di difesa di riconoscere che le armi non risolvono la crisi, ma piuttosto la perpetuano, causando più morti, più fame, con conseguenze devastanti per l’istruzione dei nostri figli, la nostra economia e la salute”.

La Chiesa in Myanmar vede con tristezza la nazione “sfigurata dalla guerra e dalla violenza” e chiede accoratamente di “cercare la pace dentro di noi e tra noi” invocando anche l’aiuto della comunità internazionale, in termini di preghiere, solidarietà, assistenza umanitaria , nell’ardua ricerca di pace e giustizia. “Urge fare la pace e insieme tracciare un nuovo futuro di libertà con giustizia, verità e riconciliazione”, esorta il Cardinale Bo.

La Chiesa intera ringrazia Papa Francesco che, nel messaggio Urbi et Orbi pronunciato in piazza san Pietro il giorno di Natale, ha detto, tra l’altro: “Re delle genti, aiuta le autorità politiche a pacificare le società sconvolte da tensioni e contrasti. Sostieni il popolo del Myanmar, dove intolleranza e violenza colpiscono non di rado anche la comunità cristiana e i luoghi di culto, e oscurano il volto pacifico della popolazione”.
La speranza per il popolo birmano, osservano i cattolici locali, è proprio “il Bambino che è nato per noi” (Is 9,6), il Verbo incarnato, Principe della pace.

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29/12/2021
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