Società

di Giuseppe Udinov

Siria: oltre 3.700 vittime nel 2021

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Nel 2021 sono morte 3.746 persone in Siria, il numero più basso dall’inizio del conflitto nel marzo 2011. In base ai dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), ong con base nel Regno Unito e una fitta rete di corrispondenti sul territorio, sul totale delle vittime almeno 1.505 sono civili, fra i quali 360 bambini. Il resto è composto da militari dell’esercito siriano, jihadisti e membri delle fazioni ribelli tuttora in contrapposizione al governo di Damasco.

Nell’elenco vi sono comprese anche 297 persone rimaste uccise da mine anti-uomo e ordigni inesplosi rimasti nel sottosuolo. Un problema annoso retaggio della guerra e dell’ascesa dello Stato islamico (Si, ex Isis), che rappresenta una emergenza ancora attuale tanto in Siria quanto in Iraq.

Dai conteggi contenuti nel rapporto rilasciato dall’Osservatorio, nell’anno che si sta per concludere si è registrato il dato più basso in merito alle vittime. Lo scorso anno erano 6.800 e nel 2019 il bilancio superava le 10mila. La diminuzione, spiegano gli esperti, è dovuta a una serie di fattori fra i quali la fine dello scontro armato in diverse parti del Paese dopo la riconquista del territorio da parte dell’esercito regolare siriano, con l’aiuto dell’Iran e della Russia.

Nella provincia nord-occidentale di Idlib, sotto il controllo dei ribelli, è in vigore un fragile cessate il fuoco mediato da Russia e Turchia che ha permesso, nonostante ripetuti focolai di tensione, di contenere il numero dei morti in battaglia. La fragile tregua, sottoscritta nel marzo 2020, è stata rinnovata ed estesa per l’anno in corso.

I numeri in costante calo delle vittime vengono interpretati in modo positivo da alcuni governi, che considerano il Paese pacificato e sicuro, tanto da permettere il rientro dei milioni di profughi e rifugiati che lo hanno abbandonato negli anni più bui del conflitto.

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29/12/2021
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