Storie

di Roberto Signori

Iran libera 9 detenuti cristiani

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Con un segnale incoraggiante dopo ripetuti segnali di abusi e repressioni, le autorità iraniane hanno rilasciato nove cristiani - fra cui un pastore protestante e alcuni fedeli della sua comunità - condannati in precedenza a diversi anni di prigione. Una libertà che non è definitiva, perché su di loro pende il giudizio di revisione del processo, ma che rappresenta una luce di speranza in tema di libertà religiosa nel Paese, soprattutto per quanti abbandonano l’islam per il cristianesimo.

La notizia del rilascio è stata accolta con soddisfazione da movimenti e attivisti pro-diritti umani internazionali. Fra le persone liberate vi è il pastore Matthias Abdulreza Ali Haghnejad, della Church of Iran, che doveva scontare cinque anni di galera. Assieme a lui hanno beneficiato del provvedimento altri otto membri della sua comunità.

Alla base della sentenza di condanna del leader cristiano protestante, frutto di un processo lampo tenuto nel settembre 2019, vi era l’accusa di aver “messo in pericolo” la sicurezza dello Stato e aver promosso “il cristianesimo sionista”. Il gruppo avrebbe anche fondato e dato vita a una “chiesa domestica”. Il rev. Haghnejad aveva fatto appello nei primi mesi del 2020, sperando di ottenere quantomeno gli arresti domiciliari dato che le carceri iraniane erano diventate enormi focolai di Covid-19 con lo scoppio della pandemia.

Tuttavia l’istanza era stata respinta dal giudice al termine di una udienza in cui il magistrato, grazie anche al via libera ottenuto dal leader supremo ayatollah Ali Khamenei, aveva potuto aggirare le procedure giudiziarie e confermare la pena. Fra quanti hanno seguito da vicino la vicenda del pastore vi è l’ong internazionale Christian Solidarity Worldwide (Csw), che si è più volte spesa per la sua liberazione con appelli e iniziative di sostegno.

Al momento dell’arresto gli attivisti cristiani avevano manifestato “profonda preoccupazione” per la mancanza di un “giusto processo”. Le accuse a loro carico “sono prive di fondamento” e per questo andavano “rilasciati immediatamente e senza condizioni”. La sentenza e la conferma con respingimento dell’istanza di scarcerazione sembravano aver impresso la parola fine alla vicenda, che ha invece registrato una svolta in positivo a fine anno con il rilascio e la richiesta di revisione del processo. Il pastore Haghnejad ha lasciato la cella il 30 dicembre, mentre gli otto fedeli della sua comunità sono usciti il primo gennaio.

Mervyn Thomas, presidente Csw, ha accolto la notizia con soddisfazione e cauto ottimismo, perché “possono tornare a casa dopo aver trascorso quasi tre anni in prigione”. “Tuttavia - prosegue la nota - stanno ancora affrontando accuse infondate ed eccessive semplicemente per aver esercitato il loro diritto alla libertà di religione o di credo. Non hanno commesso crimini e continuiamo a chiedere alle autorità iraniane di porre fine all’uso strumentale di accuse relative alla sicurezza nazionale contro membri della comunità cristiana che esercitano pacificamente la pratica della loro fede”.

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12/01/2022
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