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di Ilaria Sorrentino

Volo solo chi osa farlo

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In questi giorni mentre sistemavo la libreria ho trovato un piccolo libro di poesie. Può senza dubbio sembrare un qualcosa di scontato ma in realtà non lo è. “Le mie prime poesie” è un piccolo libro, un tesoro. In un tempo di dad si e dad no. In un tempo dove tutto è un punto interrogativo, questo piccolo libro è una certezza. La sfida è proprio quella di far arrivare, attraverso la potenza della scrittura, la voglia di riprendere a sognare in modo da far viaggiare la propria fantasia, i propri desideri.

“Vola solo chi osa farlo,

con le ali della vita,

passando da un nido all’altro,

sempre più coscienti

di essere cresciuti.

Sovrastando i cieli insidiosi,

con la capacità e la determinazione,

che solo gli uccelli coraggiosi hanno.”

Versi semplici. Versi significativi. Versi che ti emozionano, che ti regalano il senso della vita stessa.

Scrivere poesie significa far volare le parole, fare stare bene le parole insieme o magari inventare parole nuove. Scrivere per raccontare. Scrivere per emozionare. Scrivere per donare e donarsi. Versi scritti da un piccolo grande poeta. Si perché Michele Smecca nella sua piccola età è già da considerarsi un poeta. La sua penna vede con stupore e meraviglia che cosa succede ogni giorno intorno a lui, ad aprire occhi più grandi sulla natura, i cambiamenti, i miracoli piccoli che avvengono in silenzio. La sua penna sente prestando attenzione e ascolto verso i sentimenti e le emozioni che si installano e trovano casa all’improvviso nella pancia, nella testa o nel cuore. La sua penna immagina con curiosità e coraggio che cosa si nasconde aldilà dei propri sogni. “Nebbia, scendi quaggiù candida e bagnata, bagnandomi, mi fai il solletico, l’orizzonte diventa bianco, mi fa incuriosire…” parole per interpretare emozioni, organizzare le percezioni, individuare relazioni, sa costruire schemi e sa muoversi anche al di fuori di essi. Provare a scrivere una poesia non è altro che saper leggere la nostra mente, saper ascoltare la voce del nostro io interiore, saper percepire le nostre emozioni e sensazioni, saper sognare, riuscire ad essere “grandi” pur amando le piccole cose. “Fare poesia” è guardare la realtà con occhio diverso, con sensibilità e profondità di sentimenti, è esprimere ciò che si prova con un linguaggio particolare. Fare poesia significa imparare ad usare la fantasia con la quale possiamo modificare la realtà a nostro piacere. Fare poesia significa imparare a creare qualcosa di bello e si impara ad apprezzare quello che di bello ci propongono gli altri.

Si scrive di getto quando si vivono emozioni forti in positivo o in negativo, quando invece la vita scorre tranquilla la vena poetica sembra in letargo. Un piccolo libro che raccoglie le poesie di un periodo, del suo periodo. Raccoglie le sue parole, le sue sensazioni. Un libro dedicato alla sua insegnante “che ha saputo tirar fuori il poeta che è in me”. Un senso di gratitudine. Un senso di affetto. Ed è una ricompensa grande per chi ha saputo seminare bene in Michele. In un tempo dove regna il computer, la play, ritornare all’amore per la scrittura, all’amore per la lettura è un grande privilegio perché attraverso il linguaggio poetico si impara a poco a poco a conoscersi e questo serve per acquisire sicurezza e per costruire la propria identità. A Michele auguro di continuare a scrivere perché è uno strumento che non ci abbandona quando la vita è dura e non sappiamo come e a chi dirlo; strumento che non ci lascia soli quando la gioia ci sommerge e vorremmo lasciare tracce, dire a qualcuno che si può essere felici. Strumento per conoscere noi stessi quando ci siamo persi, per tenerci stretti quando ci sentiamo abbandonati, per innamorarci di questo sconosciuto che ci sta sempre accanto, che siamo noi perché alla fine veramente “vola solo chi osa farlo”. AD MAIORA!

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17/01/2022
2805/2022
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