Chiesa

di Emilia Flocchini

Beato Cosma Spessotto, costruttore di comunità e di pace

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Piazza Divino Salvatore del Mondo a San Salvador sarà il luogo in cui si svolgerà, alle 17 di domani (la mezzanotte del 23 secondo il fuso orario di Roma), la Messa col Rito della Beatificazione di quattro candidati agli altari, esponenti, come sant’Oscar Arnulfo Romero, di una Chiesa perseguitata meno di un secolo fa.

L’interesse internazionale è concentrato sul gesuita padre Rutilio Grande García, che ha visto a lui accomunati nel martirio e nella causa i laici Manuel Solórzano e Nelson Rutilio Lemus, uccisi il 12 marzo 1977 nei pressi di El Paisnal. Insieme a loro, ma attraverso un iter diverso, viene beatificato un italiano, padre Cosma Spessotto: è il primo candidato agli altari della diocesi di Vittorio Veneto riconosciuto martire.

Nacque il 28 gennaio 1923, terzo dei dieci figli di Vittorio Spessotto e Giuseppina Zamuner, mezzadri. Nel casolare dov’era venuto alla luce abitavano cinque nuclei familiari, ossia quello del padre e dei fratelli di lui, insieme ai loro genitori Andrea e Rosa. Tutta la famiglia frequentava la chiesa del loro paese, Mansuè, intitolata a san Mansueto, dove il bambino era stato battezzato, col nome di Sante, due giorni dopo la nascita.

Da quando si accostò per la prima volta all’Eucaristia, a cinque anni, questa divenne fondamentale per la sua vita: quasi ogni giorno partecipava alla Messa insieme alla zia Maria, ad alcune delle sorelle e delle cugine e al padre, recitando con loro il Rosario lungo la strada. Dopo aver ricevuto la Comunione, protraeva il suo ringraziamento più a lungo degli altri.

Il parroco, notando il suo fervore, gli propose di partecipare a un incontro vocazionale a Oderzo, insieme ad altri coetanei. Il ragazzo ne fu così entusiasta che, appena tornato a casa, comunicò ai familiari che voleva diventare sacerdote. Tuttavia, la povertà della famiglia non gli permetteva di affrontare gli studi nel Seminario diocesano.

Durante una missione popolare predicata dai Frati Minori provenienti dal santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza, Sante chiese candidamente a uno dei religiosi, che aveva invitato i bambini presenti a manifestare la propria vocazione, quanti soldi ci volessero per farsi frate. Gli fu risposto che bastava la buona volontà, di cui diede prova, insieme alla disponibilità ai servizi più umili, in tutto l’arco della formazione, anche nel mezzo dei trasferimenti a cui lui e gli altri frati-studenti furono costretti, nel corso della seconda guerra mondiale.

Professò i voti solenni il 19 marzo 1944, da poco guarito da un’ulcera allo stomaco. L’ordinazione sacerdotale avvenne invece il 27 giugno 1948, nella basilica della Madonna della Salute a Venezia.

Nel 1950 padre Cosma partì missionario, concretizzando l’ideale che viveva dai suoi primi passi da religioso. Tuttavia, la sua meta non fu la Cina, come sognava, perché il regime di Mao-Tse-Tung aveva espulso i missionari europei, quindi i superiori della Provincia Veneta dei Frati Minori decisero di non inviare nessuno finché la situazione non fosse migliorata. Dopo ventisette giorni di navigazione, insieme ad altri due confratelli, giunse al porto di La Unión, nell’est di El Salvador.

La sua zona di competenza fu la parrocchia di San Pietro a San Pedro Nonualco, della quale divenne parroco il 25 maggio 1950. Nei tre anni che vi trascorse si rese disponibile a incontrare e ad ascoltare ogni persona, percorrendo lunghi tratti a piedi o a cavallo per raggiungere i vari villaggi: cos facendo, imparò da subito la vita da missionario.

Nel 1953 fu trasferito alla parrocchia di San Giovanni Battista a San Juan Nonualco, non lontano dalla precedente destinazione, come coadiutore. Arrivò il 18 ottobre, sorprendendo i parrocchiani per due ragioni: perché indossava il saio, facendosi quindi subito riconoscere come un figlio di san Francesco, e perché era in sella a una motocicletta, quindi un mezzo di trasporto sobrio. Solo dopo qualche tempo e in seguito a un incidente si convinse ad acquistare una jeep, purché di seconda mano.

Insieme alla nuova chiesa, che doveva andare a sostituire quella rimessa in piedi alla meglio, con materiali poveri, dopo il terremoto del 1933, il religioso volle che venisse costruita la scuola parrocchiale, intitolata a papa Giovanni XXIII. Fino a quel momento, in tutto il municipio di San Juan Nonualco c’era una sola scuola elementare statale. Reperì i fondi necessari ricorrendo alla “lunga mano” della Provvidenza, costituita dai suoi familiari, dalla Caritas Italiana e da altre associazioni, ma anche approfittando di brevi ritorni in Italia. In quel modo, poté non solo ampliare la scuola elementare, ma anche aprire una scuola superiore, la seconda dopo quella del capoluogo.

Al suo arrivo, padre Cosma aveva trovato una comunità dove la religiosità era vissuta in modo intenso, ma dove le forme esteriori non apparivano coerenti con la vita della gente, caratterizzata da violenza, infedeltà e abuso di alcool. Cominciò allora a dedicare molto tempo alle confessioni e ai colloqui, raccomandando la pace e non la vendetta. Ebbe particolare cura per i catechisti e per i giovani, aiutando molti di essi, anche economicamente, a continuare gli studi fino all’università.

Volle anche impiantare la coltivazione della vite, come aveva visto fare da bambino al suo paese. Sperava che in quel modo, se le condizioni climatiche fossero state favorevoli, anche la vita degli abitanti sarebbe migliorata. In effetti, i raccolti furono molto abbondanti, come testimoniano le sue lettere e alcune fotografie.

Nessuno o quasi osava mettere in discussione la sua autorità morale, poiché erano conosciuti i mille modi con cui riusciva a offrire qualcosa a quanti bussavano alla sua porta. Con la sua jeep, più di una volta, portò malati e partorienti in ospedale, assistendo anche alla nascita di molti bambini sul suo mezzo.

Il suo stile di vita era tanto improntato alla povertà francescana da meravigliare quanti lo vedevano visitare i villaggi senza farsi problemi di alloggio, cibo o igiene. Nonostante il clima fosse caldo e umido, indossava quasi sempre il saio; solo per il venticinquesimo anniversario di ordinazione sacerdotale accettò in dono un abito nuovo.

Un altro aspetto che destava l’ammirazione dei parrocchiani era il modo con cui padre Cosma pregava, a cominciare dalla celebrazione della Messa. La sera guidava la preghiera del Rosario comunitaria e l’Adorazione Eucaristica. Lui stesso, presso il Tabernacolo, amava recitare per conto proprio l’Ufficio Divino. Così continuava a coltivare il suo rapporto profondo con l’Eucaristia, cominciato da bambino e proseguito, da giovane frate, con le visite al Santissimo prima di andare a riposare.

Nel mezzo del clima persecutorio in cui vivevano le comunità cristiane salvadoregne, intensificato sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, anche padre Cosma molto spesso alzò la voce per difendere i fedeli e i contadini, ma solo per questioni di ambito locale. Ad esempio, il giorno di Pasqua del 1980 si oppose a un gruppo di estrema sinistra, che volevano occupare per fini propagandistici la chiesa di San Giovanni
Battista. Aveva avuto occasione di subire critiche anche di segno opposto: l’apertura della scuola superiore, infatti, era stata considerata pericolosa da alcuni, perché favoriva la promozione culturale delle classi più basse.

Il suo atteggiamento costante era quello di cui aveva dato notizia ai suoi cari in una lettera risalente ai primi del 1980:

«Confido nel Signore. Mi pongo nelle sue mani e vi domando una preghiera perché il Signore mi aiuti a mantenere sempre la serenità e non mancare mai al mio dovere anche di fronte al pericolo».

Perché fosse anche lui annoverato tra i sovversivi bastarono quelle che invece, per i cristiani, sono opere di misericordia. Aveva infatti seppellito alcuni giovani assassinati nel villaggio di Tehuiste dai cosiddetti squadroni della morte, i cui membri, invece, avevano ordinato di lasciare, come monito, i cadaveri ai bordi delle strade. Inoltre, di notte, veniva spesso a trovarlo un sacerdote che aveva scelto la strada
della lotta armata, ma che comunque continuava a chiedere di potersi confessare. Padre Cosma lo accoglieva, lo ascoltava, cercava di aiutarlo a ravvedersi e comunque gli offriva la cena e un posto dove dormire.

Il 4 ottobre 1979 fu nominato vicario episcopale per il dipartimento di La Paz, mentre il 3 marzo 1980, alla morte del confratello padre Nilo Cucchiaro, parroco di Santa Lucia a Zacatecoluca, fu chiamato a succedergli. I fedeli di San Juan Nonualco ne furono dispiaciuti, come lui stesso, ma cercò di placare gli animi. Nella nuova parrocchia dovette affrontare molte difficoltà, a partire dagli eccessi di alcuni gruppi di preghiera, mentre le uccisioni di sacerdoti, catechisti e fedeli - il 24 marzo era accaduto il martirio di monsignor Romero - continuavano a verificarsi in tutto il Paese. Il trasferimento fu però graduale e rallentato dalla malattia al fegato che costrinse padre Cosma a due ricoveri in ospedale, prima a Zacatecoluca, poi al policlinico di San Salvador, quindi a un tempo di convalescenza nel seminario francescano di Planes de Renderos.

Il 14 giugno, ottenuto il permesso del superiore del luogo, padre Cosma lasciò la convalescenza per tornare a San Juan Nonualco, il tempo di celebrare una Messa di suffragio per un giovane universitario, ucciso nove giorni prima dall’esercito. La celebrazione iniziò alle 16. Nell’omelia ebbe parole di biasimo per quanti mettevano in pericolo la propria vita accusando altri fratelli alle autorità militari. Terminata la celebrazione, come suo solito, s’inginocchiò davanti al tabernacolo, pregando e meditando, col messalino tra le mani, sul Vangelo della domenica successiva.

Due uomini, col volto in parte coperto e con delle parrucche, entrarono in chiesa dalla porta principale: uno si fermò a metà, mentre l’altro si diresse verso il frate. Lo chiamò per nome e, quando lui si fu voltato, gli sparò con una mitragliatrice. I due sicari fuggirono immediatamente, come videro due suore e un chierichetto presenti in chiesa. Padre Filiberto Dal Bosco, che avrebbe dovuto celebrare la successiva Messa delle 19 e si trovava in sacrestia per vestire i paramenti, accorse subito e amministrò l’assoluzione sotto condizione, ma ormai padre Cosma era ferito a morte.

Molti fedeli, sfidando il pericolo, vennero subito nella chiesa. Le autorità civili, le stesse che avevano ordinato l’assassinio, si presentarono mezz’ora dopo, per disporre l’autopsia. Il corpo di padre Cosma venne trasportato, verso mezzanotte, nella chiesa di Santa Lucia, perché quella di San Giovanni doveva essere riconsacrata a causa del sacrilegio.

Lì, il 6 giugno, si svolsero le esequie, presiedute da monsignor Pedro Arnoldo Aparicio, vescovo di San Vicente, e concelebrate da due vescovi e una quarantina di sacerdoti. L’omelia rivelò che padre Cosma, prima di morire, aveva offerto la propria vita per le vocazioni della sua parrocchia, per la comunità tutta e per la diocesi di San Vicente.

Sulla sua scrivania fu trovata, in bella vista, la busta contenente il suo testamento spirituale:

«Attenzione, in caso di morte improvvisa. Sento che, da un momento all’altro, persone fanatiche possano togliermi la vita. Chiedo al Signore che al momento opportuno mi dia la forza per difendere i diritti di Cristo e della Chiesa. Morire martire sarebbe per me una grazia che non merito. Lavare con il sangue, versato per Cristo, tutti i miei peccati, difetti e debolezze della vita passata, sarebbe per me una grazia del Signore. Fin d’ora io perdono e prego il Signore per la conversione degli autori della mia morte. Ringrazio tutti i miei fedeli che, con le loro preghiere e con le loro manifestazioni di affetto, mi hanno incoraggiato a dare loro l’ultima testimonianza della mia vita, affinché anch’essi siano buoni soldati di Cristo. Spero di continuare ad aiutarli dal Cielo».

Alla fama di martirio che subito circondò padre Cosma si accompagnò, altrettanto immediatamente, la fama di segni. Uno di essi è raccontato in un ex voto del 1992, non dissimile da quelli che vediamo nei nostri santuari: il religioso è raffigurato con l’aureola e sulle nubi, come se fosse un Santo canonizzato.

L’inchiesta diocesana durò un anno esatto, dal 14 giugno 2000 allo stesso giorno del 2001, presso la diocesi di Zacatecoluca, dove ora si trova San Juan Nonualco. Il decreto sul martirio è invece stato promulgato da papa Francesco il 26 maggio 2020.

Delegato del Santo Padre per la beatificazione è il cardinal Gregorio Rosa Chávez, vescovo ausiliare di San Salvador. Da Vittorio Veneto è arrivato poi un gruppo composto dal vescovo Corrado Pizziolo, da fra Claudio Bratti, vice postulatore di padre Cosma, da don Ugo Cettolin, parroco di Mansuè e Basalghelle, e da padre Mario Favretto, rettore del Santuario della Madonna dei Miracoli di Motta di Livenza (dove il futuro Beato ha trascorso l’anno della II Teologia e dove sono conservati, come sue reliquie, il crocifisso da missionario e il messalino che aveva in mano al momento della morte); a essi si unisce una rappresentanza dei
familiari del martire. La reliquia che verrà portata all’altare consiste invece nel lenzuolo che avvolse il corpo di padre Cosma poco dopo la morte.

La diocesi di Vittorio Veneto seguirà la celebrazione in diretta, a partire dalle 23.30 di domani, sul sito La Tenda TV e sulla pagina Facebook de L’Azione, il settimanale diocesano. Presso il santuario di Motta di Livenza, invece, si terrà alle 20.30 una veglia di preghiera. Sempre a partire da domani, l’Ufficio Liturgico diocesano renderà disponibili un pieghevole con un profilo biografico di padre Cosma e la preghiera per chiederne l’intercessione. Alle 11 di domenica 23, infine, monsignor Martino Zagonel, Vicario generale, celebrerà la Messa nella parrocchiale di Mansuè.

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21/01/2022
2805/2022
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