Chiesa

di Giuseppe Udinov

Somalia - Monsignor Bertin invita all’unione

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“La missione della Chiesa in Somalia è quella di essere sempre bene informata di quanto avviene e non dimenticare questa parte del mondo. Il mandato che vedo per me e la Chiesa qui, è continuare è tenere desta l’attenzione e aiutare la popolazione in ogni modo possibile”. Così Monsignor Giorgio Bertin, Amministratore Apostolico di Mogadiscio e Vescovo di Gibuti, descrive il senso della presenza della Chiesa nel tormentato Paese del Corno d’Africa.

La Somalia, alle prese con gravissimi problemi, resta sospesa dal punto di vista politico e quindi esposta al caos, anche a causa dell’incerto processo elettorale. Un accordo aveva stabilito che le elezioni si dovessero tenere entro il 25 febbraio, ma il perdurare delle tensioni fa pensare a un ennesimo posticipo.

Aggiunge poi Monsignor Bertin: “Ci auguriamo che si svolgano al più presto queste elezioni. Ma qui non si può escludere nulla. Se il capo di una delle regioni o altri influenti politici, pongono veti, si ricomincia da capo. L’impressione è che si dovrebbe finalmente onorare questo impegno. Il problema è che l’elezione della Camera bassa (la Camera alta è già stata eletta a novembre, ndr) è molto più complessa: la spartizione dei 275 seggi è secondo le quattro maggiori etnie somale, mentre una esigua rappresentanza va ai clan minoritari. Trovare un accordo in questa intricata situazione non è semplice”.

Nel vuoto politico, si inseriscono i terroristi del gruppo islamista al-Shabaab che negli ultimi mesi sembrano aver rialzato la testa. al-Shabaab ha messo a segno un’ondata di attentati a cadenza impressionante. Un minibus all’interno del quale viaggiavano alcuni delegati delle elezioni parlamentari somale è stato fatto saltare in aria a Mogadiscio, il 10 febbraio, causando almeno 6 morti e una dozzina di feriti. La responsabilità dell’attacco è stata rivendicata dal gruppo al-Shabab. Il 16 gennaio scorso, a Mgodiscio, è stato ferito Mohamed Ibrahim Moalimuu, portavoce del primo ministro; il 18, invece, nello scoppio di un’autobomba, sono rimaste uccise quattro persone.
“È chiaro che al-Shabaab – nota Mons. Bertin - vedendo la litigiosità della classe politica livello statale e regionale, ha deciso di riprendere le attività. Si approfitta del vuoto per mandare un messaggio alla popolazione: questo governo federale non è capace di mantenere ordine e stabilità, siate al nostro fianco e sarete sicuri. Il messaggio è indirizzato soprattutto alla popolazione delle zone rurali, ma non si dimentica quella delle città. La risposta giusta a questi messaggi sarebbero le elezioni e l’avvio di un processo politico di governo stabile”.

Oltre agli attentati, la popolazione è minacciata da un altro gravissimo problema, la siccità. Le piogge sono scarsissime da tempo e se non si agirà in tempo, milioni di persone saranno a rischio. Rileva l‘Amministratore Apostolico di Mogadiscio: “Si dice che almeno 2 milioni di persone siano a rischio fame nel Paese. Bisogna tenere conto del fatto che questa situazione di carestia è ormai ricorrente. Mentre nel passato avveniva ogni 10-15 anni, ultimamente è diventata molto più frequente, ogni 2-3 anni, a volte anche meno. In alcuni casi ci sono fenomeni inversi, inondazioni e troppe acque, ma questo è il minore dei problemi, la questione più grave è la siccità. Ma anche la siccità, che è un problema della natura, può essere affrontata meglio con una autorità capace di governare e convogliare le forze contro un nemico comune. L’azione politica e governativa deve essere in grado di coordinare la popolazione anche nel prevenire e contrastare tali fenomeni. Bisogna lasciare da parte le discordie perché i nemici sono tanti e forti. La Chiesa ha un compito importantissimo, quello di mantenere una finestra aperta su questo Paese e un’attenzione costante ed avviare microprogetti di sostegno alla popolazione”.

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21/02/2022
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