Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco e l’udienza con gli alpini

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Accanto ai sofferenti e ai bisognosi, negli scenari più disparati, nel segno della fraternità e del servizio. Nel 150.mo di fondazione del Corpo degli Alpini Francesco tratteggia così il servizio reso dagli alpini: ecco le sue parole.

Cari amici dell’Associazione Nazionale Alpini!

Sono contento di accogliervi e vi saluto con affetto, a iniziare dal Presidente nazionale, che ringrazio per le sue parole. Saluto gli anziani, memoria vivente di dedizione eroica e di allenamento al sacrificio; saluto i giovani, che proseguono il cammino guardando verso l’alto, con l’andatura tenace e paziente del montanaro che sale i ripidi sentieri per guadagnare la vetta. E, da buoni Alpini, sempre con il cuore e le braccia pronti a sostenere i compagni di cordata e a prendersi cura del creato, nostra casa comune, oggi ferita. Vorrei incoraggiarvi ad andare avanti così: ancorati alle radici, alla memoria, e al tempo stesso “legati in cordata”, solerti nell’aiutarvi, per non cedere alla stanchezza e portare avanti insieme la fedeltà ai vostri buoni impegni e alla parola data. Sono valori che da sempre contraddistinguono le Penne Nere e che acquistano ancora più rilievo in questo anno, che è il 150° dalla fondazione del Corpo degli Alpini.

Questa vostra benemerita Associazione è presente in Italia e in tante parti del mondo – anche in Argentina – e offre, tra l’altro, una bella testimonianza di fraternità e di servizio. Fraternità e servizio: due parole che vi descrivono bene e sulle quali vorrei brevemente soffermarmi.

Fraternità. È bello constatare che siete riusciti a camminare insieme per un secolo, dimostrando di essere una famiglia. La vostra realtà, ramificata in varie Sezioni e Gruppi con caratteristiche specifiche, è stata in grado di fare della diversità dei singoli e della varietà dei raggruppamenti occasioni per accrescere la fraternità. Mi domando: che cosa ha fatto sì che la vostra Associazione non sia solo un’organizzazione, ma assomigli a una famiglia? Mi pare di poter dire che il segreto non stia solo nei valori che vi accomunano e nello spirito di gruppo che vi contraddistingue, ma soprattutto nel senso vivo dell’altruismo. Non si è Alpini per sé stessi, ma per gli altri e con gli altri. Ed è bello che in questo senso vi proponete di “allargare la famiglia”, disponendovi a collaborare con altri: con i militari in servizio nell’Esercito, ma anche con varie organizzazioni benefiche. Oggi, nel soffocante clima di individualismo che rende indifferenti molti, c’è bisogno di ripartire da qui, di ritrovare l’entusiasmo di prendersi cura degli altri. È importante la vostra testimonianza: questa testimonianza è storica e attuale.

Questa fraternità, dunque, si alimenta attraverso il servizio agli altri. Mediante il volontariato, siete un costante punto di riferimento. È noto, infatti, il vostro impegno nelle emergenze, che fa della vostra Associazione una moderna forza di intervento e di soccorso. Il vostro contributo è rivolto specialmente alle persone che si trovano in situazione di sofferenza e di bisogno, perché non si sentano sole ed emarginate. Traducete così nei fatti la fedeltà al Vangelo, che spinge a servire i fratelli, specialmente i più disagiati. Penso alla vostra presenza accanto ai terremotati e a quanti sono colpiti da calamità; al vostro sostegno nel realizzare infrastrutture per le persone fragili; alla vostra generosa disponibilità durante la pandemia.

L’esperienza centenaria della vostra Associazione attesta che gli Alpini si sono messi al fianco degli italiani negli scenari più disparati. Non siete rimasti spettatori durante i momenti più difficili, no, siete stati e siete coraggiosi protagonisti del tempo che vivete. Questa concretezza nel servire, anima del vostro sodalizio, è Vangelo messo in pratica. Non a caso vantate quattro Beati, che hanno incarnato il messaggio di Gesù fino all’eroismo e al dono di sé: don Carlo Gnocchi, don Secondo Pollo, Teresio Olivelli e Fratel Luigi Bordino.

Vi incoraggio a rimanere ben attaccati a queste radici forti, per continuare a portare frutto nelle situazioni attuali. Così non verrà meno nella società l’esempio di fraternità e di servizio proprio degli Alpini. Esempio di responsabilità civile e cristiana. Ce n’è tanto bisogno oggi. Voi siete esperti di ospedali da campo. Sapete che non basta piantare le tende; quelle ci vogliono, certo, ma ci vuole anche e soprattutto il calore umano, una presenza-accanto, una presenza tenera. A me colpisce la tenerezza del cuore alpino, un uomo forte ma nei momenti della vita più forti, viene quella tenerezza. Mi viene in mente quel testamento [“Il testamento del capitano”, canto degli Alpini], la tenerezza verso quattro donne: la mamma, la fidanzata, la patria e le montagne. Questa è la tenerezza vostra, che portate dentro, che è custodita dalla forza del lavoro e dell’essere accanto a tutti. Forti ma teneri. Possiate offrire questa presenza, direi paterna, vicino alle persone più deboli, nelle quali c’è Gesù, come Lui ci ha detto: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Cari Alpini, andate avanti! Sempre in cammino, custodendo e accrescendo il vostro patrimonio di fraternità e di servizio, perché l’Associazione Nazionale Alpini rimanga una grande famiglia unita e protesa al bene altrui. La Madonna, venerata in tante cappelline e edicole sparse sui monti, vi accompagni sempre. Vi do la mia benedizione, a voi, a tutti i soci e alle vostre famiglie. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie!

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

27/02/2022
0702/2023
San Riccardo

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Papa Francesco e l’integrazione scolastica

Il Papa riceve i partecipanti al convegno “Iniziative nell’educazione dei rifugiati e dei migranti”, concluso alla Gregoriana

Leggi tutto

Chiesa

Papa: la fragilità fisica ha bisogno di solidarietà

Il Papa riceve il Consiglio nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti,

Leggi tutto

Chiesa

Il “partito” di Pio XII ha un sostenitore eccellente Papa Francesco

Come è stato più volte ribadito in questi anni, anche la prima recezione dell’operato di Pio XII presso la comunità ebraica del tempo appare positiva. Un ebreo convertito al cattolicesimo, come il rabbino capo di Roma Israel Zolli, assume proprio il nome di Eugenio come atto di riconoscenza per quanto Papa Pacelli aveva fatto per la comunità ebraica romana. Atteggiamento diametralmente opposto rispetto alla nota congiunta firmata nel 2009 dai rappresentati dell’ebraismo italiano di allora, Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna e il presidente della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, pubblicata in occasione della firma di Papa Ratzinger al decreto che proclamava la venerabilità di Pio XII. Nota che esprimeva la persistenza di una valutazione critica

Leggi tutto

Chiesa

Al via a Budapest il Congresso Eucaristico Internazionale

Con la Messa del cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, si è aperto il congresso eucaristico internazionale, l’evento che chiama tutta la Chiesa a riflettere sul tema: “Sono in Te tutte le mie sorgenti”.

Leggi tutto

Società

PERIFERIE ESISTENZIALI: LA LOTTA TRA I GUARDIANI DELLE TENEBRE E I PORTATORI DI LUCE.

Nelle periferie esistenziali montane è in atto un evidente scontro tra i guardiani delle tenebre (spesso anche locali) e i portatori di luce. Un aspro conflitto tra chi vuole chiudere, accorpare, cancellare e annichilire le nostra realtà e chi viceversa lotta con tutto se stesso per mantenerle in vita, chiedendo a gran voce trattamenti equi e servizi essenziali

Leggi tutto

Chiesa

Messaggio del Papa alle Amministrazioni Apostoliche per i cattolici russi

L’intera comunità cattolica della Federazione Russa diventi “un seme evangelico che, con gioia e umiltà, offra una limpida trasparenza del Regno di Dio”. È la speranza di Francesco affidata ad un messaggio in occasione del 30° anniversario dell’istituzione delle Amministrazioni Apostoliche per i cattolici di rito latino in Russia, nel quale augura a tutta quella comunità di essere “in ricerca vocazionale protesa alla comunione con tutti”, perché esserne testimoni “è tanto gradito a Dio e contribuisce al bene comune dell’intera società. In particolare, la testimonianza cristiana eccelle nel farsi carico degli altri, specialmente dei più bisognosi e trascurati”.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2023 La Croce Quotidiano