Politica

di Roberto Signori

Egitto: una chiesa per ogni moschea

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I centri abitati di nuova erezione dovranno inserire tassativamente nel progetto urbanistico e nei piani regolatori la costruzione di una chiesa, anche se tale luogo di culto cristiano verrà frequentato e utilizzato da un numero esiguo di battezzati. Lo ha ribadito il Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi in una recente riunione tenuta con i membri del governo competenti per le questioni connesse nei massicci piani di urbanizzazione messi in campo dalla dirigenza politica egiziana.

“Dove c’è una moschea” ha detto tra l’altro il Presidente egiziano, sintetizzando i criteri che devono ispirare le scelte operative sul terreno “deve esserci anche una chiesa. E se la chiesa da costruire verrà frequentata anche soltanto da 100 persone, bisogna costruirla ugualmente. Così nessuno dovrà riunirsi in un appartamento e presentare quell’abitazione privata come una chiesa”.

Il nuovo pronunciamento presidenziale ha suscitato commenti positivi da parte di esponenti di Chiese e comunità ecclesiali presenti in Egitto. Tra gli altri, anche Andrea Zaki, Presidente della comunità evangelica in Egitto, ha rimarcato che “la costruzione di luoghi di culto durante l’era del Presidente Sisi ha assunto una rilevanza nazionale, e non sarà dimenticata nella storia dell’Egitto moderno”.

Nell’intenso programma di sviluppo urbanistico avviato in Egitto, ogni nuovo distretto urbano sorto in ottemperanza alle linee guida stabilite dalle autorità civili avrà anche la sua chiesa, a norma di piano regolatore. L’intento è quello di garantire a tutti i cittadini, musulmani e cristiani, la possibilità di prendere parte a celebrazioni, riti e attività della propria comunità di fede.
Le linee guida ora promosse dalle autorità politiche egiziane acquistano rilievo anche alla luce dei tanti problemi e contrasti registrati in passato intorno all’edificazione di nuove chiese.

Fino al 2016, la costruzione di nuovi luoghi di culto cristiani era ancora condizionata e di fatto ostacolata dalle cosiddette “10 regole” aggiunte nel 1934 alla legislazione ottomana dal Ministero dell’interno, che vietavano tra l’altro di costruire nuove chiese vicino alle scuole, ai canali, agli edifici governativi, alle ferrovie e alle aree residenziali. In molti casi, l’applicazione rigida di quelle regole aveva impedito di costruire chiese in città e paesi abitati dai cristiani, soprattutto nelle aree rurali dell’Alto Egitto.

Nei decenni seguiti all’imposizione delle “dieci regole”, molte chiese e cappelle vennero costruite in tutto il territorio egiziano in maniera spontanea, senza tutte le dovute autorizzazioni. Ancora oggi tali edifici, tirati su dalle comunità cristiane locali senza permessi legali, continuano di tanto in tanto ad essere utilizzati come pretesto dai gruppi di facinorosi per fomentare violenze settarie.

La nuova legge sui luoghi di culto, ratificata dal Parlamento egiziano nell’agosto 2016, ha consentito anche di avviare un metodico processo di “legalizzazione” dei luoghi di culto cristiani costruiti in passato senza i permessi richiesti. Il Comitato governativo costituito ad hoc si è riunito 20 volte per dare in ogni occasione il proprio nulla osta alla regolarizzazione legale di chiese e immobili di pertinenza ecclesiastica finora considerati in tutto o in parte abusivi dal punto di vista legale. Finora sono 1958 le chiese, i beni immobili di pertinenza ecclesiastica e gli edifici di servizio ausiliari costruiti in passato senza le autorizzazioni necessarie che sono stati condonati e “regolarizzati” dopo aver verificato la loro rispondenza agli standard stabiliti dalla nuova legge sulla costruzione dei luoghi di culto.

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08/03/2022
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