Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Il Sud Sudan attende papa Francesco

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“Da tempo attendevamo la buona notizia della conferma della visita di Papa Francesco in Sud Sudan” dice suor Elena Balatti, missionaria comboniana nella provincia Sud Sudan. “È un momento positivo per il Sud Sudan e la visita del Papa è legata decisamente alla pace” afferma Suor Elena. “Purtroppo però la guerra in Ucraina tiene tutto il mondo con il fiato sospeso, e sebbene in Sud Sudan vi sia tanta gioia e tante aspettative positive per questa visita, lo spettro della guerra in un’altra zona del mondo, che potenzialmente può avere effetti negativi anche in altri continenti, compresa l’Africa, toglie un po’ della nostra gioia”.

La religiosa descrive così la reazione dei sud-sudanesi all’annuncio della visita di Papa Francesco.
“Appena annunciata la visita del Pontefice e degli altri leader religiosi, sono fioccati i commenti tra la popolazione. Alcuni hanno ricordato il forte gesto di Papa Francesco che ha baciato i piedi dei leader del Sud Sudan, il Presidente Salva Kiir, il capo dell’opposizione che fa ora parte del governo di transizione, Riek Machar, e gli altri membri della delegazione sud-sudanese. Ed ora la gente dice che il Papa viene a vedere quali sono i frutti di quel gesto rivoluzionario”.
“Si tratta di commenti popolari - dice Suor Elena - ma ho letto il commento di Edward Yakani, Presidente della Community Empowerment for Progress Organisation (CEPO), la più nota delle organizzazioni della società civile locale, che ha fatto propria la vox populi. Ora - ha detto- i nostri capi politici e militari siano all’altezza del compito che il Papa aveva dato loro in Vaticano e delle responsabilità che avevano assunto con il Santo Padre quando avevano promesso che avrebbe fatto del loro meglio per riportare la pace nel loro Paese”.

Un impegno non scontato perché, come sottolinea la religiosa, “gli studi sui conflitti dimostrano che se un accordo di pace non è ben redatto e ben applicato, rimane la possibilità che il conflitto riesploda. Perciò la visita di Papa Francesco e degli altri leader religioso è un segnale forte perché si prosegua con decisione sulla strada della pace”. Suor Elena ricorda che “esiste un accordo di pace firmato dal governo con il principale gruppo di opposizione, ma vi sono diverse altre fazioni che non hanno ancora deposto le armi. La speranza è che la visita di Papa Francesco dia impulso ai colloqui di pace con queste altre fazioni, alcuni dei quali si tengono a Roma con la mediazione della Comunità di Sant’Egidio”.

“Vorrei concludere con un piccolo episodio che mi è capitato pochi giorni fa, quando mi sono recata in visita insieme a una delegazione della Commissione Giustizia e Pace della diocesi di Malakal, ad un avamposto di un gruppo di guerriglia che è in trattativa con il governo” dice la suora. “Il loro medico militare ci ha chiesto di guidare attività di guarigione dal trauma psicologico e spirituale per i propri uomini, perché in vista della pace possano riconciliarsi con un passato difficile e gli eventi terribili della guerra. Nel corso della visita è stata celebrata una messa di suffragio per i loro compagni caduti nei combattimenti degli ultimi mesi. Nell’omelia il celebrante ha ricordato la guerra in corso in Ucraina. Mi è venuto da pensare come noi esseri umani non riusciamo a imparare. Qui stiamo pregando per il riposo eterno di soldati caduti recentemente e nello stesso momento in Ucraina altri soldati e tanti civili stanno morendo perché non riusciamo a metterci d’accordo. Durante la messa abbiamo pertanto ricordato i caduti sud-sudanesi e quelli della guerra in Ucraina. Continuiamo a pregare per la pace perché il Signore ci dia aiuto in questo straordinario momento di crisi per l’umanità”.

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11/03/2022
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