Società

di Giuseppe Udinov

La guerra in Siria? Dimenticata!

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Case distrutte, mancanza di cibo, di acqua e di medicine, violenze, saccheggi, persone in fuga. In Siria dopo 11 anni il conflitto non è finito, ma di questa guerra ormai non si parla quasi più, come di molte altre. Questo Paese, dove molte città rimangono cumuli di macerie, piange mezzo milione di morti e vede oltre 11 milioni e mezzo di sfollati interni ed esterni. Oggi, nell’anniversario dell’inizio del conflitto, a Damasco prende il via la conferenza “Chiesa, Casa della Carità - Sinodalità e coordinamento”, organizzata dalla Congregazioni per le Chiese orientali. Al centro dei lavori l’ascolto, il dialogo, il futuro delle comunità cristiane, ma anche le urgenze e necessità per questa martoriata nazione. “Non lasciate morire la speranza” è l’invocazione senza sosta del nunzio a Damasco, cardinale Mario Zenari, mentre il Paese esce “dai radar dei media” entrando in una sorta “di oblio”.

Il cardinale sottolinea: “È un triste anniversario, anzitutto perché la guerra non è ancora terminata e inoltre perché da un paio di anni a questa parte la Siria sembra essere sparita dai radar dei media. Ne hanno preso il posto, prima la crisi libanese, poi il covid-19, ed ora la guerra in Ucraina”.

I morti di questa guerra sono circa mezzo milione, i rifugiati fuggiti circa 5,5 milioni a cui si aggiungono altri 6 milioni di sfollati interni.

Purtroppo, la speranza se ne è andata dal cuore di tanta gente e in particolare dal cuore dei giovani, che non vedono futuro nel loro Paese e cercano di emigrare. E una Nazione senza giovani, per di più qualificati, è una Nazione senza futuro. Qualche famiglia, dopo aver pagato ingenti somme di denaro, rimane ancora bloccata in Bielorussia, in attesa di varcare il confine polacco. Quella siriana rimane tuttora la più grave catastrofe umanitaria provocata dall’uomo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Non si vedono ancora segni di ricostruzione e di avvio economico. Per di più, le sanzioni pesano su tutto questo. Il processo di pace, secondo quanto prevedeva la Risoluzione 2254 dell’Onu, è bloccato. Solo la povertà avanza a grandi passi. La gente parla ora di guerra economica. Scarseggia il pane e ora, con la guerra in Ucraina, anche la farina, oltre ad altri beni di prima necessità. Dal 15 al 17 marzo si tiene a Damasco una Conferenza convocata dalla Chiesa cattolica che ha per tema: “Chiesa casa della carità. Sinodalità e coordinamento”. I partecipanti sono circa 250, tra siriani e persone venute da fuori della Siria, rappresentanti di istituzioni e agenzie umanitarie cattoliche. Sarà presente anche il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, alcuni membri di Dicasteri romani e della Roaco. Si cercherà di fare dei programmi per dividere fraternamente i 5 pani e i 2 pesci.

n questi anni di guerra più della metà, e forse due terzi, dei cristiani hanno lasciato la Siria. In questi conflitti i gruppi minoritari costituiscono l’anello più debole della catena. È una ferita insanabile per queste Chiese Orientali sui iuris, ma è anche un grave danno per la stessa società siriana. I cristiani, presenti in Medio Oriente da due mila anni, hanno dato un notevole contributo allo sviluppo del loro Paese, soprattutto nei settori dell’educazione e della salute, con scuole e ospedali assai efficienti e stimati. La presenza dei cristiani potrebbe essere paragonata, per la stessa società siriana, ad una finestra aperta sul mondo. I cristiani hanno, in genere, una mentalità aperta e tollerante. Ad ogni famiglia cristiana che emigra, la finestra si chiude progressivamente” conclude il cardinale.

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16/03/2022
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