Società

di Fabio Annovazzi

CARI FIGLI VI SCRIVO, LETTERA A DEI RAGAZZI ADOLESCENTI

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Le tenebre stanno ingoiando la luce quando vi scrivo questa mia missiva, il giorno volge al tramonto per lasciare spazio al buio notturno portatore del gradito ristoro onirico. E’ il momento della riflessione personale, del doveroso mini esame di coscienza che quotidianamente sarebbe sempre opportuno fare.

Vero è che persi nel tritacarne giornaliero non sempre abbiamo la possibilità, o lo spazio temporale adeguato, per fare un accurata introspezione al nostro vissuto. Sto pensando che un altro giorno della mia esistenza se n’è andato per sempre e mai più ritornerà. La vita è breve, quasi un lampo, nemmeno ti giri e sei già ai titoli di coda. Ci han concesso solo una vita soddisfatti o no qua non rimborsano mai, cantava a suo tempo il buon Luciano Ligabue. Il pensiero in questo momento è per voi cari figli miei e per tutti i ragazzi del mondo, dell’amata Italia in particolare. Sicuramente non siamo stati dei buoni educatori perché ad uno sguardo attento vi vedo piuttosto persi, spaesati, spaventati, a volte spenti, anche se di facciata atteggiate una sicurezza apparente. Noto con rammarico che siete rinchiusi a riccio in certezze sbagliate, alimentati da sorgenti tossiche che vi inquinano l’anima, e non posso fare a meno di dirvelo con un atroce sofferenza al petto. So che già che state pensando che sia l’ennesima inutile predica; fidatevi non è così, vi prego non interrompete la lettura, ci sto mettendo dentro tutto l’amore che conta davvero. La vita è un dono immenso che nessuno si è dato da se, questo è inoppugnabile, e vale sia per un credente come per un agnostico o ateo. Ma la differenza tra chi è convinto che veniamo da Dio, e a Lui torniamo, e chi crede che siamo frutto del caso, e nulla ridiventiamo, è davvero sostanziale. Non alzate le spalle, non è un omelia ve lo ripeto, non sarei in grado di farvela e non è il mio compito. Voglio farvi capire la meraviglia di questa esistenza sul pianeta Terra, sia essa breve o lunga, travagliata o agevole. Ogni goccia va gustata appieno e credetemi persi in certi schemi non lo state facendo. State buttando via un’arancia ancora zeppa di gustoso succo. Correndo dietro ai fautori dei dogmi del pensiero unico vi lasciate lusingare che la vita in certe circostanze non merita di essere vissuta. Falso, terribilmente falso, questo farsi Dio erigendosi ad onnipotenti al posto di Suo. Falso questo buonismo pietoso e peloso, perché è un autodeterminazione insensata che porta solo morte e tristezza. Ve lo dico col cuore: ho imparato nella mia esistenza più dalle persone con problemi gravissimi, anche insormontabili fisicamente parlando, che da troppi spocchiosi che hanno le fattezze dei modelli da sfilata. Questi ultimi hanno il cuore vuoto e il portafoglio pieno, tanti malati di SLA o ragazzi down sono un esempio incredibile e in molti di loro vedo il volto e la carne del Cristo crocifisso. Perché dovrei eliminarli o impedire loro di venire al mondo? Ho letto che mediamente passate otto/nove ora della vostra giornata sui social o davanti ad uno schermo a cristalli liquidi. Sarebbe troppo facile dirvi che è sbagliato per cui vi dico solo di stare attenti al ladri. Portate attenzione non solo ai malfattori che derubano preziosi e auto, ma occhio a chi vi defrauda istanti di vita che poi rimpiangerete. Vi fanno credere di essere liberi ma nella realtà siete succubi, novelli schiavi in catene che erigono piramidi ai faraoni del XXI secolo. La libertà è un dono prezioso tanto come la vita e per questo bisogna stare alla larga da chi ci vuole rinchiudere in gattabuia, in completo isolamento per giunta. L’inferno è solitudine e tristezza, il paradiso è gioia, comunione e risate in compagnia, provare per credere. Scusate la parolaccia ma me ne fotto altamente dei cinquemila amici su facebook o dei ventimila followers su instagram, non li cambierei mai, neanche per tutto l’oro al mondo, con i miei amici del cuore in carne ed ossa. Non voglio fare la vita dell’automa robotizzato, comandato a bacchetta dal telecomando di chi tiene i fili del potere mediatico. Questa ritengo essere la libertà genuina, ho terrore di finire come un eremita di massa che succhia latte avariato e si fa involontariamente avvelenare la meningi. Le cose che mi premono di più dirvi però sono altre. La vera felicità la si ottiene solo col sudore della fronte, sputando sangue a volte, imparando dalle sconfitte, tenendo duro e non arrendendosi alle prime difficoltà, chiedendo con umiltà e mansuetudine aiuto quando proprio non si riesce. Vivete in un mondo difficilissimo e per non annegare in pozzanghere maleodoranti occorre che vi attacchiate ai valori veri non a quelli fasulli. In questi ultimi decenni hanno cercato in ogni modo di sgretolare il nucleo portante della società e cioè la famiglia, facendo passere qualsiasi prurito egoistico come giusto. Le persone non sono cose, vanno rispettate e non trattate come oggetti usa e getta. L’egoismo è nemico acerrimo dell’amore, quello reale naturalmente non la sua scimmiottatura perfida oggi in voga. Distruggere la famiglia vuol dire distruggere la società occidentale, le relazioni improvvide che hanno paura del futuro sono la vera tomba dell’amore non il matrimonio. Se manca la fiducia totale il resto sa solo di vuoto sentimentalismo, o di uno sfruttarsi a vicenda sin che va bene. Le cose più belle sono quelle definitive non a contratto con tempo determinato. Anche qui non pensiate che io sia un bacchettone, tutt’altro. Una cosa ve la voglio confidare però: tornassi indietro mi sposerei ancora prima, i fidanzamenti lunghi sono una tortura, e farei molto di più all’amore. Vi chiedo di fuggire come la peste questa omologazione imperante che vorrebbe farci passare come intercambiabili tra maschi e femmine. Che follia, abbiamo menti e corpi totalmente differenti. Cari ragazzi non abbiate paura della vostra mascolinità, mettetela a frutto e non nascondetela per paura che vi etichettino con giudizi tanto cretini quanto falsi. Viva il maschio che sa fare il maschio! Care ragazze state lontane da chi vi vuole trasformare o in carne da copertina o in “uome”, riscoprite la meraviglia della vostra natura femminile che si apre alla maternità, fuggite da un femminismo sbagliato che è solo l’altra faccia della moneta maschilista di un tempo. Il mondo ha bisogno di uomini e donne vere non di caricature inverosimili, non di assurde guerre tra i sessi, non di gender, non di asterischi, perché ogni cellula del nostro corpo è già predefinita dal concepimento e anche i più abili camuffamenti non possono cancellare questa realtà inoppugnabile.

Fuggite i cattivi maestri che vi dicono che non è così, sono falsi come Giuda e, oltre a condurvi sulla strada dell’effimero, hanno gli armadi pieni di scheletri e sono alla ricerca di diritti che sono solo un grezzo individualismo. Mi piace il vostro impegno per l’ecologia, so che lo fate dal profondo del cuore pensando al futuro e ne sono felice. Ma la condizione essenziale per il bene del mondo è mettere al centro innanzitutto un ecologia a misura d’uomo che eviti le panzane maltusiane attualmente vigenti. Ho da dirvi ancora un paio di cosette prima di concludere. Dipingete la vostra vita di altruismo, fate un quadro di apertura al prossimo più povero, solo e sofferente: vedrete che gioia avrete nel cuore, che pace nella coscienza. Non ingozzatevi di questo nichilismo pernicioso che vi fa vivere terra terra senza uno sguardo rivolto al cielo, i polli di allevamento non hanno le ali per volare e passano la vita a beccare vermi. Volevo chiedervi scusa infine, e termino davvero, per tutti i miei madornali sbagli. Vi domando perdono per tutte le volte che non sono stato in grado di formularvi una parola di conforto, per quando non sono riuscito a comprendervi mettendomi nei vostri panni, per tutti i miei scatti d’ira e per il cattivo esempio, per tutte le volte che per pigra e accidiosa comodità vi ho lasciato soli davanti a uno schermo non capendo che questi monitor sono mari infestati da terribili pescecani. Chiedo comprensione anche per questo mio scritto, magari ci sono alcuni errori di sintassi o ortografici, ma che ci volete fare i tempi in cui andavo a scuola si fanno sempre più lontani nella memoria e comunque se ho sbagliato mi corriggerete… Mi accorgo che come sempre sono stato un po’ troppo prolisso con le parole, me ne dolgo assai ma spero che siate arrivati in fondo alla lettera. Un abbraccio e un bacio immenso.

Con tutto l’amore che conta davvero, vostro padre.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

18/03/2022
2802/2024
San Romano

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Chiesa

Sinodo, La Croce risponde alle 46 domande

Dal 4 ottobre 2015 il Sinodo sulla famiglia prenderà decisioni importanti, forse decisive, per la Chiesa. Rispondiamo al Questionario inviato a seguito delle Relatio Synodi per la formazione dell’Instrumentum Laboris

Leggi tutto

Storie

Una lettera d’amore del generale Gorostieta

Ricordate il generale messicano impersonato da Andy Garcia in “Cristiada”?
Oggi pubblichiamo, per la prima volta in italiano, il testo di una sua toccante lettera alla moglie, scritta esattamente 80 anni fa nel triduo del Natale: è la penna di un cavaliere, monaco e guerriero al contempo, a correre sulla carta.
Amore alla moglie, alla patria e a Dio si fondono in una lezione senza tempo.

Leggi tutto

Società

INDIPENDENZA NON E’ AUTODETERMINAZIONE

La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti è fondamentale per tre regioni: cita esplicitamente “Dio” e non in termini rituali, richiama con chiarezza la “Legge di Natura” ed è dunque un Carta giusnaturalista, infine indica come primo diritto quello alla Vita, cui consegue il diritto alla Libertà (e sì, come dicevamo, quello molto american-mucciniano alla “ricerca della felicità”). Queste premesse fanno sì che ancora oggi, duecentoquarantuno anni dopo quel 4 luglio 1776, le banconote dei dollari americani contengano un esplicito riferimento alla fede (“In God we trust”) e qualsiasi presidente americano, di qualsiasi colore politico, non possa concludere un suo discorso pubblico senza invocare la benedizione divina sul proprio paese: God bless America.

Leggi tutto

Società

Il triste contabile

Chi ha letto O capiamo o moriamo conosce il lavoro da triste contabile che ho compiuto nell’undicesimo capitolo, intitolato “Il secolo del fondamentalismo islamico”. Si tratta del capitolo più lungo, 23 pagine, perché ho messo in fila uno per uno tutti gli attentati di matrice islamica compiuti con spargimento di sangue dall’11 settembre 2001 a oggi. Dal World Trade Center siamo partiti, al World Trade Center siamo tornati sedici anni dopo. Nel mezzo, una scia interminabile di morte e di dolore e di paura a cui abbiamo reagito nella maniera peggiore possibile: con l’assuefazione.

Leggi tutto

Politica

Il Governo che verrà.....

Ma il Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle dove porterà l’Italia. Eccovi un’analisi accurata di quello che dovrebbe accadere nei prossimi mesi….

Leggi tutto

Società

Yann Moix: “non potrei mai amare una cinquantenne”

Yann Moix: “Potrebbe mai amare una donna di 50 anni?“, “Ah no, non esageriamo, è impossibile“. “Ma si rende conto che è orribile?”, domanda allora la giornalista. E lui risponde: “Dico la verità, a 50 anni non potrei mai amare una donna di 50”. “Ma perché?”, continua l’intervistatrice. “Le trovo troppo vecchie, forse quando avrò 60 anni ne sarò capace, allora una donna di 50 mi sembrerà giovane”. A dire queste frasi in un’intervista a Marie Claire è lo scrittore francese Yann Moix, che di anni ne ha proprio 50 e non è certo Brad Pitt. Non contento, poi ha rincarato la dose:  “Le 50enni per me sono invisibili, preferisco i corpi della donne giovani, tutto qua. Punto. Il corpo di una donna di 25 anni è straordinario, quello di una donna di 50 anni non lo è affatto”.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2024 La Croce Quotidiano