Società

di Nathan Algren

Amnesty: più conflitti e meno diritti nel mondo

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Amnesty International Italia pubblica il Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo. L’edizione di quest’anno, arricchita da un’introduzione della segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard, contiene cinque panoramiche regionali e schede di approfondimento su 154 Paesi. Oltre al volume, una serie di infografiche presenta le principali tendenze globali.

L’aumento dei conflitti nel mondo è il dato centrale del nuovo rapporto. Nel 2021 la comunità internazionale non è riuscita ad affrontare il moltiplicarsi di gravi conflitti che ha generato ulteriori instabilità e devastazioni di cui milioni di civili nel mondo hanno pagato il prezzo più alto. Di questa tragica “mappa” fanno parte Afghanistan, Myanmar, Yemen, Burkina Faso, Libia, Israele e Territori palestinesi, oltre ovviamente alla Siria. Tra le quattro crisi che maggiormente preoccupano Amnesty International ci sono i due colpi di stato perpetrati in Asia, indietreggiata in materia di diritti umani. In Myanmar quasi duemila manifestanti sono stati uccisi e i conflitti interetnici sono nuovamente esplosi da quando la giunta militare ha ripreso il potere con un golpe, il primo febbraio 2021, macchiandosi di crimini contro l’umanità. In Afghanistan lo scorso agosto i talebani sono tornati al potere e “da allora - sottolinea Amnesty - è caccia all’uomo e soprattutto alla donna, a chi per 20 anni ha lottato in difesa dei diritti, con blogger, giornalisti, attivisti inseriti nella lista nera: un vero ritorno al medioevo”.

Spostandosi in Africa, Amnesty ha citato la guerra in Etiopia, nel Tigray, la violenza inaudita dei gruppi armati tigrini sulle donne e ragazze della regione Amhara, con il ricorso allo stupro come arma di guerra e vendetta, oltre all’incursione delle forze armate dell’Eritrea e ai 5 milioni di persone affamate senza che gli aiuti riescano a raggiungerle. Guardando all’anno da poco iniziato, l’attenzione è rivolta al Sahel dove la crisi si sta espandendo anche a livello geografico per la minaccia combinata dei gruppi armati jihadisti, la debolezza o l’assenza di Stato e la presenza di forze straniere, in un contesto di siccità e scarso accesso a cibo e vaccini. Per parte dell’Africa c’e’ anche da temere una crisi alimentare di grande entità come conseguenza della guerra tra Russia e Ucraina, i due Paesi ‘granai’ del continente. In questa prospettiva Amnesty teme misure repressive da parte di alcuni governi, Tunisia in primis, per arginare possibili crisi del pane, oltre ad una diffusa carestia e malnutrizione.

In Medio Oriente l’attenzione di Amnesty International è focalizzata sulla drammatica situazione in Egitto, dove sono 60 mila i prigionieri di opinione, oltre alla vicenda giudiziaria di Patrick Zaky. Critiche anche ad Israele, per quella che Amnesty definisce una politica di espansione degli insediamenti illegali. Particolarmente preoccupante la situazione dei diritti umani in Iran, dove la detenzione di cittadini europei viene utilizzata a scopo diplomatico e per trarne altri vantaggi. Iran, Egitto, Arabia Saudita sono inoltre i Paesi che totalizzano il maggior numero di condanne a morte. In Europa centro-orientale, Amnesty International ha deplorato la repressione sempre più dura in atto in Russia ai danni di oppositori, giornalisti e società civile, ridotta al silenzio. In Bielorussia, invece, “più che une repressione di stato, siamo di fronte ad un’impresa criminale” in atto dopo l’elezione contestata di Aleksandr Lukashenko, con più di mille prigionieri di coscienza. La Bielorussia è accusata da Amnesty anche per la vicenda dei migranti bloccati al confine con la Polonia in condizioni disumane e in palese violazione dei diritti umani. “Questa è stata una delle pagine piu’ buie della storia recente dei diritti umani sul nostro continente” si legge nel rapporto.

Il Rapporto 2021/2022 di Amnesty International sottolinea infine come l’America Latina si confermi la regione più pericolosa del mondo, con ben 252 difensori dei diritti umani uccisi, di cui 138 solo in Colombia. Oltre la metà, dunque, del totale. In evidenza anche la situazione del Messico, Paese dove nell’ultimo anno sono stati denunciati oltre mille femminicidi. Sia Cuba che il Nicaragua sono stati poi teatro di ingenti proteste represse con violenza e con decine di arresti arbitrari e condanne ad oppositori.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

30/03/2022
0812/2022
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Società

La “resilienza” del fenomeno droga in tempo di pandemia Covid-19 e le nuove tendenze italiane.

La nuova strategia dell’UE in materia di droga per il periodo 2021-25 indica chiaramente che la risposta europea deve essere basata su dati concreti e realizzata attraverso un approccio equilibrato e integrato in base al suo impatto sulla salute, la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. L’EMCDDA ha il compito di contribuire a fornire i dati necessari per garantire che le politiche e le azioni europee in materia di droga siano coordinate, efficaci, ben mirate e reattive a nuove minacce e sfide

Leggi tutto

Chiesa

Domani l’incontro tra il Papa ed i giovani di Scholas

Nel pomeriggio del 25 novembre Francesco sarà a colloquio con 71 ragazzi della Fondazione Pontificia impegnata sui temi dell’educazione.

Leggi tutto

Storie

Eutanasia: si uccidono anche i malati di Covid

Una nuova interpretazione da parte del Ministero della Salute della Nuova Zelanda della legge sul suicidio assistito recentemente promulgata, infatti, dimostra che la cultura della morte ha preso a pretesto il Covid per allargare il suo potere sui malati, ora uccisi con l’eutanasia proprio e anche perché affetti da Covid.

Leggi tutto

Politica

Covid: ecco il calendario della “pseudo” normalità

Covid - La road map per il ritorno alla “normalità”

Leggi tutto

Storie

PARAGUAY - I Vescovi: L’indipendenza della Patria sarà completa con l’unità

L’indipendenza della Patria non sarà completa né sarà possibile, senza l’amore tra fratelli paraguaiani simile all’esempio di Gesù”

Leggi tutto

Storie

Atteggiamenti sotto le dittature

Fa riflettere nell’epoca dell’onnipervasivo pensiero unico rilevare le risposte più frequenti di coloro che del pensiero unico si fanno in vario modo strumenti.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano