Storie

di Giuseppe Bruno

L’UNICA POSSIBILTA’ LOGICA : Francesco

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Sorprende la decisionalità italiana - cioè di Draghi - nella gestione della guerra contro la Russia, perché ovviamente di questo - guerra - si tratta, non certo della ricerca della pace. Anche se accanto alla durezza più che altro esteriore e un po’ ostentata, viene poi subito affiancata, nelle dichiarazioni ufficiali del nostro Premier, una contraddittoria affermazione di voler comunque perseguire la via diplomatica per far cessare il conflitto. E ancora, affrettandosi - quasi a giustificazione del poco logico atteggiamento complessivo - ad addurre come causa di tutto ciò, la non accettazione da parte di Putin del “cessate il fuoco”. Ma il “cessate il fuoco” dovrebbe essere bilaterale e non mi pare che Zelensky ne abbia mai parlato. Si dirà, ma lui è l’aggredito. Si è vero. Ma Putin (e tutti quelli che sono dalla sua parte o in qualche modo lo giustificano) non la pensa esattamente così. Secondo lui è stato il complessivo atteggiamento dell’Occidente (Nato) che ha completamente ignorato le sue preoccupazioni e le sue richieste a spingerlo ad agire così. E’ come se io avessi detto al mio vicino di non accendere il fuoco vicino alla mia proprietà perché potrebbe esplodere il mio deposito di polvere da sparo. Lasciamo stare la legittimità o meno di accendere un fuoco vicino alla proprietà altrui e quella di avere un deposito di polvere da sparo nel proprio giardino, comunque un pericolo è stato segnalato e una richiesta di evitare che qualcosa generi questo pericoloso evento altrettanto. Se si vuole evitare che l’evento negativo si generi bisogna che, se io e il mio vicino non ci accordiamo tra di noi, qualcuno, magari interessato a che non ci sia l’esplosione che potrebbe avere gravi conseguenze anche per chi non è direttamente coinvolto nella lite, intervenga per far si che l’evento non si generi. Questo ad esaminare solo con la fredda logica i fatti. Ecco! Nessuno e meno che meno l’ONU che avrebbe come primo compito di salvaguardare la pace ha fatto ciò. Ma subito ci si è schierati, compreso l’ONU, da una parte o dall’altra per difendere le ragioni dell’uno da quelle dell’altro. Così quello che voleva che il vicino non accendesse il fuoco è entrato nella proprietà dell’altro per impedire con la forza che ciò accadesse. Ora probabilmente le ragioni ci sono e saranno anche da una parte più che da un’altra, ma nell’immediato - sempre secondo una fredda analisi logica dei fatti - l’importante era che il disastro non avvenisse. Uscendo dalla metafora chiunque avesse davvero voluto la pace, solo logicamente parlando, non avrebbe dovuto schierarsi. Una volta scongiurato il pericolo immediato della deflagrazione si sarebbe potuto poi giudicare e decidere secondo una giustizia possibile. Questo avrebbe dovuto essere l’atteggiamento, secondo logica, di chi veramente avesse voluto la pace. Ma nessuno, tranne Papa Francesco e qualche altro illuminato leader religioso, si è reso protagonista di ciò e, una volta schieratisi i vari leader politici mondiali con l’uno o con l’altro dei contendenti, la guerra, in cui come in un grappolo di ciliegie un affronto tira l’altro, si è innescata dando luogo ad una spirale che, ormai è sempre più difficile arrestare. Per giunta questa spirale è alimentata da costante, quasi a volte neanche pienamente consapevole malafede bilaterale - forse dovuta al fatto di voler cercare di nascondere il peccato originale di non aver cercato davvero subito la pace - la quale spinge i vari e contrapposti alleati a giustificare sempre, volendo giustificare se stesso, il proprio alleato qualsiasi crimine gli venga attribuito. Attribuito! Già perché è risaputo che, anche se i media di regime, che sono sempre i più influenti, soprattutto in guerra, sosterranno sempre le tesi dei loro governi, conoscere come davvero vanno le cose in una guerra è un’impesa quasi impossibile perché la guerra nell’era dell’immagine si combatte più con le immagini che con le armi, quindi… Allora succede che ormai l’Italia, nel vortice della spirale, non può che “coerentemente” condannare tutto ciò che fa il nemico, la Russia, e giustificare tutto quello che fa l’amico, l’Ucraina. Ma non si dica però che si vuole la pace. Ciò che si vuole è la resa del nemico non la pace, anche se Draghi in rappresentanza della Nato la chiama, molto impropriamente, così. Ora sarebbe bello, dando per scontato che non si siano appannate le capacità logiche di chi ci guida, cosa davvero spinge senza neanche le esitazioni di Germania e Austria che pure dovrebbero essere più nostre che loro (dipendenza petrolio russo) con tanta decisione la nostra Patria ad affrontare a viso aperto il nemico mostrandogli eroicamente il petto. Io una risposta l'avrei. Perdonate la deformazione professionale, ma questo atteggiamento dell’Italia mi ricorda la classe molto mediocre che vuole riscattarsi e primeggiare nell’Istituto, guidata dall’ambizioso, trascinante, nuovo insegnante. Questo mettendo da parte le indiscrezioni sulle ambizioni Nato di Draghi e ovviamente le fantapolitiche teorie complottiste. Ma la guerra non è Risiko, anche se chi la genera lo fa quasi come se fosse così. E, specie ai nostri tempi, la guerra non dovrebbe essere proprio presa in considerazione, visto l’enorme pericoloso potenziale distruttivo, come soluzione delle contese. A questo avrebbe dovuto servire l’ONU che, però, schierandosi già col giudizio di condanna, non può più svolgere questo compito. Esso così diventa, pur enunciando un principio teoricamente più che valido, il principale promotore della guerra, per carità di una “guerra giusta”, ma sempre guerra, non pace. Quindi o riformiamo l’ONU rispetto a quel che è diventato, ma ci vorrebbe troppo tempo, o stiamo ad ascoltare in umile silenzio l’unico che è in grado oggi di portare avanti un discorso logico che cerchi di farci uscire dalla sempre più rischiosa spirale della guerra: Papa Francesco.

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09/04/2022
0112/2022
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