Storie

di Simona Trecca

La sanità tra umanità e mancanza di dignità

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Dopo 25 anni di matrimonio, due parti naturali, dopo aver organizzato, programmato, pianificato la mia vita e quella della mia famiglia, alla soglia dei cinquant’anni mi ritrovo per la prima volta nella condizione di non poter avere alcun controllo su di essa, consapevole che dovrò affidarla per qualche giorno a persone sconosciute: devo operarmi. Ospedale di Roma periferia est. L’appuntamento programmato è per le 09:30 nella sala di attesa del reparto ortopedia dove è presente anche la mia futura vicina di letto. Dopo aver dato i nostri nominativi all’infermiera che si è affacciata dalla porta satinata, rimaniamo in attesa di essere introdotte nel reparto. Dopo circa un’ora arriva una gentilissima infermiera che si scusa per il ritardo e ce ne spiega il motivo: sono in corso le dimissioni giornaliere e si stanno rassettando le stanze. Alle 11:30 la stessa signorina ritorna e ci invita a seguirla accompagnandoci in stanza, ci fornisce i primi ragguagli, ci porta i fogli da firmare per la privacy, l’informativa sull’operazione e risponde con cortesia a tutte le nostre domande. La prima cosa che mi colpisce è che nella stanza ci sono solo due letti. C’è un bagno in camera completo di doccia e di carta igienica che più di una persona mi aveva suggerito di portare con me! Completa l’arredamento un armadietto per ognuna di noi, la televisione, un tavolo lungo per mangiare, due sedie e i carrelli per i pasti. L’essenziale mengoniano. Nell’attesa di essere operata nella stessa giornata, sono testimone di una cosa che mi ha veramente colpita. La mia vicina di letto aveva una forte emicrania, ha avuto bisogno di assistenza più volte. Le operatrici si presentavano in stanza a chiedere come stesse, se avesse bisogno di qualcosa; si alternavano i turni e le persone ma la premura verso di noi era sempre la stessa. Per non parlare della pulizia della stanza, che avveniva regolarmente ogni giorno e in maniera approfondita. Poi è arrivato il turno della mia operazione. L’infermiera è venuta cortese e professionale e mi ha portata in sala operatoria, dove altri ragazzi giovani e gentili mi parlavano e rassicuravano anche quando causa le mie piccole vene non riuscivano ad infilarmi l’ago. Poi il buio. Operazione riuscita. Mi sono risvegliata al suono del mio nome. Riportata in camera scopro che non possono minimamente muovervi neanche per fare la … pipì! C’era un via vai in camera di personale ,addetti al comfort, operatori sanitari che chiedevano se avessimo bisogno di qualcosa ed ogni nostro desiderio era un ordine!

Io e la mia vicina di letto continuavamo a suonare alternativamente il campanello per esigenze diverse e loro continuavano ad accorrere, ad accudirci con pazienza, a somministrarci terapie con una professionalità e cura che stentavo a riconoscere, ad usare parole gentili, ad infilarmi quella padella per la pipì a ritirarla senza una minima espressione di disgusto che ho avuto invece io di me stessa la prima volta in cui ho dovuto usarla. Insomma degli angeli custodi!

Il giorno delle dimissioni io e la mia vicina di letto abbiamo avuto modo di esprimere le nostre piacevoli osservazioni ad alcuni di questi operatori ringraziandoli di così tanta umanità; erano felicissimi di ricevere tanti complimenti e si vedeva dall’espressione dei loro volti che erano gratificati Improvvisamente però ho rivolto loro una domanda che ha spento quella gioia dai loro occhi : lavorate per una cooperativa?. E hanno risposto di sì che purtroppo “erano di cooperativa”. Sappiamo tutti che le cooperative pagano poco i loro dipendenti . Sappiamo benissimo che le cooperative, pagano una retribuzione oraria che è ridicola paragonata alla professionalità che questi ultimi offrono. Che quando scadono i contratti ,vengono assunti da altre cooperative, in un girone infernale di licenziamenti e assunzioni. Sappiamo tutti che le cooperative nascono per alleggerire i bilanci alla voce risorse umane delle grandi società pubbliche e private. Fenomeno nazionale. Ma queste persone non sono numeri sono esseri umani che hanno da offrire una professionalità e doti umane quali la cortesia e la gentilezza in momenti delicati della vita delle persone che per necessità vi si affidano. Ho chiesto al caposala profumatissimo di voler segnalare tutto questo e di elogiare queste persone perché quando le cose funzionano vanno evidenziate. Nel mio piccolo ho fatto qualcosa per loro come segno di ringraziamento .

Quando invece sarà lo Stato, la politica, a fare veramente qualcosa per i nostri giovani in questo senso, ad assicurare loro una dignità lavorativa una retribuzione pari alla loro professionalità e ad annullare così un precariato che mette paura?

Questa è la sanità di cui tutti vorremmo usufruire, una sanità che faccia rima con umanità ma deve essere dignitosa per tutti. La sanità buona esiste fin quando esistono queste persone che lavorano con passione e dedizione Ma oltre che un diritto, è dovere garantire a tutti la giusta mercede. Soprattutto se si tratta dei nostri figli, del nostro futuro!

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13/04/2022
0112/2022
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