Politica

di Fabio Annovazzi

MEMENTO AUDERE SEMPER

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La disperazione è figlia primogenita della solitudine, diceva a suo tempo il grandissimo e compianto Cardinal Carlo Caffarra. Per attutire questa piaga, in un mondo senza speranza dove trionfano individualismo ed interessi di parte, vi è l’esigenza pressante di comunità forti e coese dove si senta l’esperienza possente dell’amore reciproco disinteressato, dove si lavori all’unisono attutendo le divergenze caratteriali e si vada quindi oltre i pruriti dell’io. Solo così si può annientare quell’autolesionismo deleterio che ci isola nelle celle di rigore delle dorate Alcatraz moderne. Occorre necessariamente, ed è un esigenza fondamentale, che questo amore non sia un vago sentimentalismo alla moda, che oggi c’è sin che va bene domani chissà, ma una cosa ponderata nata dal’intimo ed in prospettiva di qualcosa di più grande. E’ basilare innanzitutto recuperare quel robusto amor patrio, unito ad un pizzico di sano campanilismo, che dia un forte senso di appartenenza a generazioni sempre più sperdute nel globalismo dell’indifferenza. Non mi piace per nulla questa continua filastrocca anti italiana, questa reiterata caccia al piccione dei difetti della nostra nazione che, come in una litania stonata, sento spesso sulla bocca di troppi compatrioti. Quante volte, io per primo quando sono scoraggiato, abbiamo sulla bocca frasi sciocche del tipo: “Siamo proprio in Italia” o “ Solo nel nostro paese succedono certe cose”, condendo poi il tutto con elogi sperticati verso tutto ciò che avviene all’estero, quasi come se così blaterando gli annosi problemi italici si risolvessero con la bacchetta magica o tramite la lampada di Aladino. Non è che l’incensare gli altri ci porti benefici o ci estingua i problemi, tutt’altro, fa avanzare solo l’indifferenza, lo scoraggiamento e, per finire, il voluto disinteressamento. E poi chi l’ha detto che nelle altre nazioni tutto vada sempre liscio come l’olio? E’ una falsità evidente facilmente confutabile. Ognuno ha le proprie peculiarità e i suoi difetti, non siamo usciti con lo stampino da una macchina produttrice in serie, ed è lì il bello. E’ ora di capire che questo continuo auto denigrarci non giova affatto alla nostra causa e ci fa apparire al mondo intero come degli arlecchini pronti a mangiare anche il torsolo della mela. Ho ancora negli occhi il sorrisino idiota dei premier francese e tedesco mentre, con lo sguardo irridente, sparlavano della nostra Patria in un convegno di qualche anno fa. Francamente un atteggiamento disgustoso ed inopportuno, che al solo pensiero mi indigna ancora oggi. I panni sporchi ce li laviamo a casa nostra, grazie, non abbiamo bisogno di gente che voglia venire a pulire l’abitazione che ci appartiene di diritto e poi ha i propri armadi pieni di scheletri passati e presenti. Occorre un impeto di orgoglio per questi sorrisini beffardi, quello scatto alla Marcell Jacobs che ci faccia vincere quando nessuno se lo aspettava, lasciando tutti stupefatti. L’impressione, neanche tanto latente purtroppo, è che non siamo per nulla sulla strada giusta, e che certi successi siano più frutto del caso o del singolo che di un attenta programmazione. Occorre sviscerare i nostri mali, compiendo un salutare esame di coscienza, e porvi rimedio alla svelta. Per prima cosa è necessario mettere le carte in tavola e dire ad alta voce al mondo intero che abbiamo tutto il diritto che a comandare dalla stanza dei bottoni nostrana non siano più burattini manovrati dalla grossa finanza internazionale (come spesso avvenuto negli ultimi anni), ma concittadini amanti della res pubblica che abbiano a cuore realmente le problematiche più pressanti della gente comune, da anni ampiamente inascoltate. Credo che sia giunto davvero il momento di divenire (perdonate lo slogan filo legista) padroni a casa nostra e del nostro destino, non succubi di oscuri interessi altrui. Il potere appartiene al popolo, ci dice la nostra costituzione, e così sia realmente però, visto che l’ultimo premier eletto democraticamente a suo tempo dai cittadini è ormai l’ottuagenario Silvio Berlusconi. Houston abbiamo un problema però, un grosso problema amici miei, e corposi nodi vengono al pettine: questo incredibile disamore per la politica in ogni suo ambito che avanza poderoso ogni ora e ogni momento, con un astensionismo elettivo pazzesco, non può che danneggiarci lasciando che a comandare siano i soliti filibustieri al soldo dei magnati plutocratici internazionali, per dirla bellamente alla Fusaro. Se non prendiamo coscienza delle gravi conseguenze a cui ci sta portando questa mostruosa disaffezione verso la cosa pubblica è inutile che poi seguitiamo a lamentarci. Capisco che ci sono motivazioni più che plausibili dinnanzi a certe scempiaggini, ma l’astensionismo non è una risposta credibile, è un errore macroscopico enorme. Non mi si venga a dire che non ci sono alternative perché è clamorosamente falso. Semmai è vero il contrario, ve ne sono sin troppe, alcune plausibili altre meno. In questi ultimi decenni si è assistito ad una polverizzazione dei partiti incredibile, ad ogni starnuto da nulla di un auto proclamato generale è prassi dividersi per fondare un nuovo movimento, e i troppi galli nel pollaio finiscono per beccarsi a vicenda rubandosi il becchime anziché combattere all’unisono per difendere il prezioso cibo dalle fauci dei predatori esterni. Ora più che mai serve quello scatto d’amore di cui parlavo all’inizio che ci faccia andare oltre le beghe infantili, occorre riappropriarci di quella moderazione e quel buon senso perduto nei meandri delle logiche televisive del muro contro muro e delle faide reiterate, occorre ritornare a quel sano amore per la politica intesa come servizio al prossimo. E qui so già che qualcuno mi sta maledicendo di brutto e ha bella confezionata la risposta pronta da sbraitarmi in faccia: “Ma se i politici sono tutti ladri! Ognuno pensa solo ai propri interessi e alla poltrona, che ie frega del popolino!” Spiace dirvelo ma è un qualunquismo da due soldi, aizzato nell’ultimo quinquennio da coloro che dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e ora hanno il muso unto più degli altri. Signori miei vi è sì la necessità di un alternativa vera e presentabile, ma l’anarchia non è la soluzione e mai lo sarà. Il fermarsi ad una sterile protesta che non abbia una proposta credibile non serve a nulla, troppo comodo rimanere sugli spalti dando epiteti all’arbitro di turno senza poi sporcarsi le mani sul terreno di gioco. Ci lagniamo se la politica non si prende cura delle reali esigenze degli italiani? Scendiamo nel nostro piccolo in campo, senza fare i renitenti, per cambiare le cose. Ci lamentiamo di un informazione sempre più omologata al servizio del potentato di turno? Smettiamo di abbeverarci da giornalacci con notizie volutamente distorte, prendiamo con le dovute pinze questa informazione televisiva assolutamente omologata (e somministrata), non elargiamo nemmeno troppo credito alle tante macchiette ammalianti che circolano sul web e in alcune TV minori, diamo voce invece ai molteplici giornalisti che cercano la verità oggettiva nella sua complessità (cioè sino in fondo) e se ne fregano altamente delle imposizioni che giungono dal mainstream. E soprattutto come cristiani uniamo le forze in un movimento credibile che sappia andare oltre i vecchi schemi e si proponga come alternativa valoriale credibile ed efficace. Smussiamo gli spigoli, saniamo gli screzi e, per favore, evitiamo di sparlarci a vicenda: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri” Per cui isoliamo gli estremisti ed i fanatici, perché il chiacchiericcio porta solo tenebre e nasconde invidia, sparlare non fa per nulla rima con amare ma con un altro verbo che inizia per o e finisce per are. E, per ultimo, non imboschiamoci nelle pieghe delle mediocrità quotidiana, come diceva Gabriele D’Annunzio memento audere semper, letteralmente ricorda di osare sempre, gli ignavi e i pusillanimi non hanno mai fatto la storia e mai la faranno.

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21/04/2022
0207/2022
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