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di Giampaolo Centofanti

Giornale dei cattolici o degli apparati?

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Oggi si parla tanto e giustamente di sinodalità. Ma quanto tra certe gerarchie ecclesiali si cerca di favorirla davvero? Talora chi più ne parla più pare farlo a patto che si dica solo quello che vuole lui.

In un intervento su Avvenire ( https://www.avvenire.it/agora/pagine/quale-cristianesimo-dopo-la-cristianit ) l’autore riporta il mantra di questa epoca senza che sul giornale dei cattolici sia possibile esprimersi in comunione, obbedienza ma con sfumature diverse. Dando spazio non esclusivamente in base a ruoli e competenze ma anche in base ai contenuti e alla libera partecipazione di ciascuno. Non svuotando dunque la ricerca del vero. Certo anche oggi si propugnano aspetti decisivi ed in epoche precedenti in varia misura altrettanto misconosciuti.

Comprendere il cammino di ciascuno, imparare da tutti. Si potrebbe osservare più profondamente che a suo modo ogni cosa è grazia e chiudendosi in schemi si viviseziona lo Spirito che pure talora si vorrebbe tanto difendere. Comunque aperture importanti.

Ma il guaio dell’unilateralismo è proprio il non cogliere gli spunti positivi di altre vedute. Negli ultimi decenni prima si trasmetteva una dottrina, poi una spiritualità, meno attente all’umano, ora si passa all’umano finendo talora per dimenticare di considerare, con più equilibrio, quegli aspetti fondamentali.

Il dialogo e l’accoglienza non solo a parole possono favorire un traboccamento verso discernimenti più maturi, più attenti ad un approfondito tornare al Gesù, Dio e uomo, dei vangeli.

Una spiritualità a misura dello specifico cammino di ciascuno verso e grazie ai riferimenti della fede.

L’unilateralismo ha sempre alimentato discernimenti riduttivi. Questo è il problema di fondo nella Chiesa. Così le letture della crisi sono sempre superficiali e chiuse a stimoli diversi.

Per esempio prima si voleva una scuola cristiana per tutti. Poi si è compreso che non si può imporre una tale cultura e ci si è ritirati da un lato in una spiritualità disincarnata e dall’altro in una scuola del razionalismo falsamente neutrale. Oggi si parla dell’incontro anche scolastico tra le religioni, le filosofie. Ma senza, in momenti distinti, la formazione anche culturale alla luce della identità liberamente cercata di quale scambio si può trattare? Come nella scuola solo cattolica ed in quella falsamente neutrale anche qui non si favorisce un autentica maturazione di ciascuno.

Queste devastazioni sono ben poco considerate. Per il dottrinarismo la gente vive una fede fai da te; per lo spiritualismo bisogna entrare in un resto di eletti; per il pragmatismo bisogna pacificarsi con tutti rischiando di svuotare ognuno nell’omologazione. Cosa che piace molto a finanza e big tech che vogliono rendere tutti meri isolati consumatori persi in una massa anonima.

Le persone non sono aiutate a crescere mentre imperversano i meri codici di apparato. Dio conduce la storia e questa è la nostra fiducia mentre la logica degli apparati è quella del Titanic: avanzare verso lo scontro con l’iceberg senza apparentemente poter fare nulla.

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09/05/2022
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