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di Roberto Signori

NIGERIA - Fermare la violenza: imperativo della politica e della Chiesa

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L’ondata di violenze non si ferma e mette in ginocchio la popolazione. Lo dichiara preoccupato Padre Lawrence Emehel, Direttore per lo Sviluppo della diocesi di Sokoto, comprendente, oltre allo stato di Sokoto, gli Stati di Kebbi, Katsina e Zamfara. “I banditi in azione – afferma - hanno vari background. Alcuni sono allevatori Fulani locali in cerca di vendetta per le recenti uccisioni a opera di gruppi di contadini nel corso degli scontri tra questi due gruppi nella zona. Altri invece sono Fulani stranieri giunti in soccorso dei loro ‘fratelli’ in lotta contro le comunità di contadini. Sono arrivati da noi dalle zone del Sahel, dal Burkina Faso, la Mauritania o altre aree. Poi c’è un’area grigia composta da banditi locali che si uniscono a Boko Haram che sta approfittando del vuoto creato dall’insicurezza generalizzata”.

Continua il sacerdote: “I terroristi che usano l’ideologia islamica si inseriscono nel caos e realizzano rapimenti o chiedono tasse agli abitanti dei villaggi, ai viaggiatori. Naturalmente tutte queste categorie professano la religione islamica ma dalle testimonianze che ci vengono da chi è stato rapito e rilasciato, non sono particolarmente interessati a questo aspetto e non agiscono in nome della fede. In genere uccidono per vendetta. Oppure, quando sono in fuga dall’esercito che dà loro la caccia, per frustrazione danno fuoco o sparano ai civili al loro passaggio a prescindere da chi essi siano”.
Si sono sollevate molte polemiche in Nigeria sull’inazione del governo nel prevenire o limitare gli scontri in molte zone del Paese vessato da molti focolai di violenza in molti stati.
“La risposta del governo a questa situazione – rileva - è senza dubbio deficitaria. Non ha utilizzato pienamente le risorse per rinforzare l’ intelligence, circoscrivere il problema e cercare soluzioni reali. La responsabilità costituzionale del governo è tutelare la sicurezza delle vite dei cittadini e le loro proprietà e fare in modo che il loro lavoro proceda senza minacce e terrorismo. SI dice che l’architettura della sicurezza impostata dal governo stia crollando anche a causa delle divisioni etno-religiose dei responsabili. Molti di loro vengono dal Nord e sono musulmani. Naturalmente, nella normalità, ciò non dovrebbe porre nessun ostacolo al buon governo, ma alla base delle scelte della leadership ci dovrebbero essere merito e competenza”.
In tale cornice, la Chiesa cattolica, spiega il sacerdote, non resta a guardare. Si moltiplicano gli appelli di Vescovi e rappresentanti alla riconciliazione e a un’azione più efficace del governo.

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17/05/2022
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