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di Nathan Algren

PAKISTAN - Libertà su cauzione concessa a un cristiano

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“Concedere la cauzione a Stephen Maish, un malato di mente accusato di blasfemia è una mossa positiva: non si può addebitare a una persona mentalmente instabile nessuna accusa, perché la persona non ha la piena coscienza di quello che sta facendo. Sono già tre anni che il caso è aperto, vorrei che fosse definitivamente archiviato. Mi dispiace dire che l’uso improprio della legge sulla blasfemia sta facendo ancora danni e le persone stanno usando la normativa per i loro rancori e vendette personali. E’ quanto accaduto nel caso di Stephen Masih, 40 anni, accusato di blasfemia per una lite con la famiglia e i vicini”: lo dice all’Agenzia Fides padre Mario Rodrigues, sacerdote dell’arcidiocesi di Karachi. P. Mario Rodrigues inoltre afferma: “Accogliamo con favore la decisione della Corte per la concessione della libertà su cauzione, ma allo stesso tempo siamo preoccupati per l’ incolumità dell’uomo. Una volta che una persona è accusata di blasfemia in Pakistan, la sua vita è sempre a rischio e in pericolo”.

Il presidente della Ong “Voice for Justice”, Joseph Jansen, che ha seguito il caso, nota a Fides: “La polizia ha fatto irruzione nella casa di Stephen e lo ha arrestato senza indagini, e ha perfino malmenato sua madre lasciandola con una frattura alla gamba e al braccio. Senza verificare l’autenticità dell’accusa, una folla ha attaccato e torturato innocenti. Questo caso è un chiaro esempio di abuso della legge di blasfemia per vendetta personale”. Joseph Jansen sottolinea: “Chiediamo che tutti coloro che incitano o commettono violenza in nome della religione sulla base di accuse di blasfemia, così come coloro che accusano falsamente altri di blasfemia, siano assicurati alla giustizia e debitamente puniti”.
L’avvocato Abdul Hameed Rana ha dichiarato: “Questa decisione della Corte è una vittoria della verità e della giustizia, poiché Stephen era in prigione per un reato che non ha mai commesso. Vi sono state testimonianze false. Dopo la libertà su cauzione, continueremo i nostri sforzi perchè sia riconosciuto innocente e assolto in via definitiva”.
Stephen Masih, cristiano con disabilità mentale, è stato arrestato l’11 marzo 2019 quando una folla inferocita ha attaccato la sua casa e ha malmenato lui e la sua famiglia. La polizia ha salvato Stephen dalla folla inferocita e lo ha accusato ai sensi dell’articolo 295 C del Codice penale pakistano, con l’accusa di aver profanato il nome del profeta Maometto, che prevede la pena di morte o l’ergastolo.
Secondo i membri della famiglia, Stephen Masih, che soffre di “disturbo affettivo bipolare”, ha litigato con la madre, la sorella, il cognato e con i vicini e ha usato linguaggio offensivo che non era affatto correlato a nessun argomento religioso o a personaggi religiosi. Ha usato parole offensive verso una vicina donna musulmana, il cui marito, il religioso musulmano Hafiz Muhammad Mudassar, per dare una lezione a Stephen, lo ha accusato di blasfemia e ha sparso la voce che Stephen avesse detto parole blasfeme sul profeta Maometto. Dopo l’udienza del 3 giugno 2019, Stephen è stato accusato di blasfemia ed è stato mandato in carcere.
Nel marzo 2020, un anno dopo, è stata convocata una commissione per le visite mediche per esaminare la sua salute mentale. Dopo diverse sedute, osservazioni e valutazioni, il 30 luglio 2021 il Punjab Institute of Mental Health ha concluso che Stephen Masih soffre di “disturbo affettivo bipolare” e lo ha dichiarato “non idoneo a sostenere un processo” per problemi di salute mentale. La Corte ora ne ha preso atto e ha concesso la libertà su cauzione.

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07/06/2022
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