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UK. Un nuovo caso Charlie

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Archie deve morire, contro il volere della famiglia. Lo ha deciso lo Stato, o meglio il terzo potere statuale, cioè la giustizia, amministrata da una signora toga secondo cui a 12 anni ti va staccata la spina perché tanto “probabilmente” morirai lo stesso.

La cultura della morte sembra aver vinto ancora una volta nel Regno Unito. Il giudice dell’Alta Corte ha infatti stabilito che per Archie Battersbee, 12 anni - trovato privo di conoscenza in casa a Southend, nell’Essex, il 7 aprile - non c’è più nulla da fare e che quindi bisogna lasciarlo morire.

Un verdetto che dà ragione ai sanitari, rivoltisi alla magistratura di fronte alla contrarietà dei familiari. Ma che la madre di Archie, Hollie Dance, non accetta, annunciando con il sostegno dei suoi avvocati, di diverse associazioni e di numerose persone comuni d’essere decisa a presentare appello.

“Sono devastata ed estremamente delusa - ha detto - dalla sentenza emessa oggi dopo settimane di battaglia legale e intendo restare accanto al letto di mio figlio. Il mio istinto di mamma mi dice che Archie è ancora qui”. “Non basta una diagnosi di morte probabile”, ha poi aggiunto Hollie, dicendosi “disgustata dall’atteggiamento del giudice (di primo grado) e dei medici”, visto che “il cuore di Archie batte ancora” e lui “mi ha stretto la mano”.

Diversi casi analoghi recenti altrettanto gravi si sono conclusi, in base alla normativa e a una prassi ormai consolidata nel Regno, con la conferma finale di sentenze favorevoli agli ospedali che volevano staccare la spina a bambini o neonati anche contro l’opposizione irriducibile di genitori o altri parenti. In particolare crearono scalpore in tutto il mondo i casi di Charlie Gard (2016-2017) e Alfie Evans (2016-2018).

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14/06/2022
0110/2022
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