Chiesa

di Raffaele Dicembrino

Papa Francesco ed il mondo senza armi nucleari

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“La Santa Sede non ha dubbi sul fatto che un mondo libero dalle armi nucleari sia necessario e possibile”. Ed è un impegno quanto mai urgente nella situazione di oggi. Lo scrive papa Francesco in un messaggio in occasione della prima Riunione degli Stati parte del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw), che vede riuniti a Vienna gli 86 Paesi (tra cui il Vaticano ma nessuna delle attuali potenze nucleari) che hanno sottoscritto l’iniziativa adottata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2017 per la messa al bando delle armi atomiche. Una battaglia che il pontefice sostiene rivolgendo espressamente il suo pensiero “agli Hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, e a tutte le vittime dei test sulle armi nucleari”.

Nel contesto attuale – scrive il papa nel testo letto all’incontro dal segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Richard Gallagher - evocare o sostenere il disarmo può sembrare a molti paradossale. Tuttavia, dobbiamo rimanere consapevoli dei pericoli di approcci miopi alla sicurezza nazionale e internazionale e dei rischi di proliferazione. Come sappiamo fin troppo bene, il prezzo dell’inosservanza è inevitabilmente pagato con il numero di vite innocenti e misurato in termini di carneficine e distruzione. Di conseguenza, rinnovo con forza il mio appello a far tacere tutte le armi e a eliminare le cause dei conflitti attraverso un instancabile ricorso ai negoziati: coloro che fanno la guerra dimenticano l’umanità”.

“In un sistema di sicurezza collettiva – spiega Francesco -, non c’è posto per le armi nucleari e altre armi di distruzione di massa. Del resto – aggiunge – “se prendiamo in considerazione le principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni in questo mondo multipolare del XXI secolo come, ad esempio, il terrorismo, i conflitti asimmetrici, la sicurezza informatica, i problemi ambientali, la povertà, sorgono non pochi dubbi sull’adeguatezza della deterrenza nucleare come risposta efficace a tali sfide”. E le preoccupazioni diventano “ancora maggiori se consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che deriverebbero da un eventuale uso di armi nucleari, con effetti devastanti, indiscriminati e incontenibili, nel tempo e nello spazio”. Senza contare “la precarietà derivante dalla semplice manutenzione di queste armi: il rischio di incidenti, involontari o meno, che potrebbero portare a scenari molto preoccupanti”.

Nel messaggio il papa ribadisce che “l’uso delle armi nucleari, così come il loro semplice possesso, è immorale. Cercare di difendere e garantire la stabilità e la pace attraverso un falso senso di sicurezza e un ‘equilibrio del terrore’, sostenuto da una mentalità di paura e diffidenza, finisce inevitabilmente per avvelenare i rapporti tra i popoli e ostacolare ogni possibile forma di dialogo reale. Il possesso porta facilmente alla minaccia del loro uso, diventando una sorta di ‘ricatto’ che dovrebbe essere ripugnante per le coscienze dell’umanità”.

Di qui l’invito a chiedersi “come possiamo pensare di premere il pulsante per lanciare una bomba nucleare? Come possiamo, in buona coscienza, impegnarci nella modernizzazione degli arsenali nucleari?”. Per il pontefice “i trattati di disarmo esistenti sono più che semplici obblighi legali. Sono anche impegni morali basati sulla fiducia tra gli Stati e tra i loro rappresentanti, radicati nella fiducia che i cittadini ripongono nei loro governi, con conseguenze etiche per le generazioni attuali e future dell’umanità. L’adesione e il rispetto degli accordi internazionali sul disarmo e del diritto internazionale non sono una forma di debolezza. Al contrario, è una fonte di forza e di responsabilità, poiché aumenta la fiducia e la stabilità”.

Il messaggio si conclude con un incoraggiamento ai rappresentanti degli Stati, delle organizzazioni internazionali e della società civile, a proseguire nella promozione di “una cultura della vita e della pace basata sulla dignità della persona umana e sulla consapevolezza che siamo tutti fratelli e sorelle”. Da parte sua la Chiesa cattolica continuerà a guardare all’educazione alla pace come a “un dovere a cui la Chiesa si sente legata davanti a Dio e a ogni uomo e donna del nostro mondo”.

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21/06/2022
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Non è solo una convinzione, ma un dato di fatto: usare l’educazione sessuale per dominare un bambino è facilissimo ed è la massima violenza.

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