Politica

di Mario Adinolfi

SINTESI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 1 LUGLIO 2022

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SINTESI DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL 1 LUGLIO 2022

Il 1 luglio 2022 si è tenuta l’assemblea nazionale del Popolo della Famiglia in remoto con la partecipazione di oltre 120 rappresentanti delle realtà territoriali del movimento. A presiedere e intervenire per primo è stato il coordinatore nazionale Nicola Di Matteo, che ha ringraziato i dirigenti per la mobilitazione che ha garantito la presenza sulle schede elettorali anche in occasione della tornata amministrativa del 12 giugno 2022 con risultati che confermano il progressivo sempre maggiore radicamento del PdF. Per la Calabria ha preso la parola Eraldo Rizzuti chiedendo che il futuro del PdF sia legato più operativamente ad una dimensione coalizione che renda concreta la prospettiva di superamento degli sbarramenti e l’ottenimento di eletti. È intervenuto quindi il presidente nazionale rassicurando che la prospettiva futura è proprio quella, con l’obiettivo di realizzare a pieno l’obiettivo politico della mozione congressuale da lui stesso redatta non a caso con il titolo “Per andare al governo del Paese”. E poiché è unanime nel movimento la valutazione negativa per l’operato del governo Draghi, che ha pesantemente danneggiato libertà e condizioni generali delle famiglie italiane, visto l’aggregarsi di sempre più forze che sono intenzionate nella sostanza a riproporre l’Agenda Draghi 2028, le alleanze coalizionali del Popolo della Famiglia saranno ricercate nell’area vasta delle forze che intendono andare alle elezioni proponendo una Alternativa per l’Italia, alternativa di governo pienamente democratica e mai più tecnocratica, dunque dicendo un chiaro no all’idea “Draghi fino al 2028”. È intervenuta poi la consigliera nazionale Rossini affermando che il risultato elettorale ci vedrebbe lievemente arretrare rispetto alle europee 2019 e proponendo di rafforzare prima la presenza attorno ai dieci punti identitari della mozione congressuale, per evitare alleanze con forze lontane dalla nostra impostazione. La posizione di Rossini è stata sostenuta dall’intervento di Marco Rubbiani del suo stesso circolo di Modena, che giudica non rilevante l’elezione “di uno o due parlamentari” che considera difficile anche per via della riduzione del numero degli eletti, aggiungendo un disaccordo rispetto all’idea che il PdF si qualifichi “contro” il governo Draghi, preferendo una proposta politica “per”. Contrario all’alleanza con le forze dell’area vasta di opposizione per “incompatibilità sui principi” anche il dirigente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Erman. Favorevoli invece alla posizione di cercare intese coalizionali nell’area di chi si oppone a Draghi, secondo la linea esposta dalla presidenza nazionale dopo il risultato elettorale in una lunga e articolata intervista al quotidiano La Verita, gli interventi dall’Emilia Romagna del consigliere nazionale Mirko De Carli (che ha anche ripercorso il modello aggregativo che lo ha portato ad ottenere il 5.7% a Riolo con l’elezione in consiglio comunale) e del coordinatore regionale Marco Dall’Olio, che ha riferito del sostegno a questa linea coalizionale alternativista da parte del circolo di Forlì di Lodi e Farolfi, ribadendo correttamente la contrarietà del circolo di Modena di Rossini e Rubbiani. Fabio Sebastianelli insieme a Gabriele Cinti hanno fornito diretta testimonianza del successo del “laboratorio coalizionale” costituito dalla presenza del PdF sulle schede della città di Jesi insieme ad Italexit: il 4.2% ottenuto nel centro più popoloso delle Marche è fotografia del successo possibile di una coalizione del genere alle politica (a Cuneo lo stesso modello con il PdF sulla scheda è arrivato al 6.7%). Cinti ha anche proposto una raccolta firme sul no all’invio di armi all’Ucraina. Cristiana Di Stefano sempre dalle Marche ha chiesto maggiore attenzione ai bisogni concreti del mondo della disabilità, in particolare dei disabili gravi, di cui lei stessa è esponente con esperienze dirette di faticosissime condizioni di vita. Dalla Lombardia il coordinatore Andrea Cavenaghi ha raccontato l’esperienza coalizionale con Ancora Italia da lui definito “partito in embrione” da cui abbiamo avuto scarso aiuto su Monza e Desenzano, sottolineando poi il 20% con tre eletti ottenuto da Fabio Annovazzi ad Averara in una coalizione tra simbolo del PdF e esperienza civica. Cavenaghi ha sottolineato poi con grande soddisfazione l’ingresso nel Popolo della Famiglia di Francesco Tomasella leader di Lombardia Libera, a dimostrazione della capacità attrattiva che ha ora il PdF nel territorio delle forze di opposizione al governo Draghi. Dal Piemonte la coordinatrice Lucianella Presta ha descritto il successo del radicalmento del simbolo del PdF ormai in quasi tutti i grandi centri del Piemonte, con l’eccezione di Vercelli, costato molta fatica ma altrettanta soddisfazione ai dirigenti e militanti sabaudi. Il consigliere nazionale Salvatore Asero ha ribadito il proprio sostengo alla linea dell’ aggregazione coalizionale nell’ambito dell’area vasta, esprimendo forte disagio per le politiche antipopolari del governo Draghi contro le famiglie. Dalla Puglia duplice intervento di Roberto Loporcaro e Giuseppe Lo Iacono, che hanno ripercorso le difficoltà nella lotta al sistema partitico di potere stratificato in regione, sottolineando però per Lo Iacono l’importanza della prima esperienza da candidato in una città complessa come Taranto. Dal Lazio gli interventi del giovane Andrea Turco, della dirigente Eleonora Antenucci e del coordinatore regionale Massimo Boschi che hanno illustrato le due alleanze con Fratelli d’Italia a Ciampino e a Viterbo, in particolare nel capoluogo della Tuscia in evidente rottura con il resto delle forze di centrodestra, quelle governiste che sostengono Draghi. Il coordinatore regionale Veneto Massimiliano Zannini, nell’esprimere sostegno al progetto coalizionale dell’Alternativa per l’Italia e alla necessità di non arretrare sulle nostre battaglie tradizionali e sui nostri valori, ha sottolineato anche la necessità di essere presenti oltre che nei capoluoghi anche nei centri medi e medio-piccoli. In due centri di questo genere come Mira e Mirano il PdF è andato sopra il 2 e il 6 per cento. Il presidente ha concluso l’assemblea facendo sintesi politica e assicurando dunque che proseguirà nell’azione di costruzione di una coalizione nell’area vasta dell’opposizione al governo Draghi, raccogliendo lo stimolo di Rossini e altri di approfondire anche programmaticamente i temi del decalogo congressuale, su cui non arretreremo mai, ma sottolineando che il risultato elettorale dimostra un PdF in salute che non arretra, piuttosto cresce nettamente. Questo perché mai come oggi la voce del Popolo della Famiglia è forte e politicamente egemone (grazie al lavoro compiuto da tutti) sulla difesa della vita, contro aborto e eutanasia, sul reddito di maternità che è tema del lavoro con il riconoscimento della funzione lavorativa sociale della maternità, sulla riforma del fisco che chiamiamo quoziente familiare, sulla difesa delle piccole e piccolissime imprese a conduzione familiare, sulla costruzione di sostegno a chi rischia di pagare un tasso di inflazione all’8% come pesantissima tassa che colpirà il potere d’acquisto dei ceti medio-bassi a partire dalle famiglie numerose e monoreddito. In conclusione ha però richiamato chiaramente su un punto: non si va al governo del Paese senza una rappresentanza parlamentare. Chi pensa che anche solo un paio di eletti pidieffini non possano fare la differenza non ha forse chiaro che Roberto Speranza ha gestito tre anni di pandemia così disastrosamente da socialista dirigista solo in virtù dei tre senatori di Leu che in più di una fase sono stati numericamente decisivi per la maggioranza. L’ingresso in Parlamento e l’inevitabile dunque costruzione coalizionale su un minimo comun denominatore che è l’opposizione al governo Draghi, ovviamente senza mai rinunciare alla proclamazione dei nostri principi che in una coalizione sono sempre diversi da quelli di altre forze altrimenti non sarebbero “altre” forze, sono passaggi politici fondamentali oggi per il PdF per dare compimento alla mozione congressuale da chi scrive redatta con la titolazione “Per andare al governo del Paese”. L’assemblea nazionale si è chiusa alle 22.40 del 1 luglio 2022 con l’augurio a tutti di un proficuo periodo di riposo estivo in vista di un autunno che sarà per il PdF molto caldo. Appuntamento all’assemblea nazionale in presenza del 15 ottobre 2022 a Pomezia.

Sintesi redatta dal presidente nazionale, Mario Adinolfi

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