Politica

di Raffaele Dicembrino

Politica - Aria di crisi per il governo dei “migliori”

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Politica – Tira una brutta aria per il Governo Draghi e la figura di Amato traghettatore inizia ad incombere sul desiderio di voto e cambiamento della maggior parte degli italiani.

L’Aula del Senato ha confermato la fiducia al governo posta sul dl aiuti. I sì sono stati 172, i no 39, nessun astenuto ma la tensione resta.

LE DICHIARAZIONI DI VOTO

Matteo Renzi di Italia Viva ha rivolto un appello a Draghi affinché il governo vada avanti. Il Pd con Simona Malpezzi ha chiesto “responsabilità da parte di tutti”, mentre per Vasco Errani di Leu occorre “verificare se un ultimo colpo di reni sia possibile”.

Secondo Primo Di Nicola, capogruppo di Insieme per il futuro (il partito doi Luigi Di Maio), “chi segue gli interessi di partito gira le spalle al Paese”. La capogruppo del M5s al Senato Mariolina Castellone ha confermato il non voto sulla fiducia e sottolineato invece che “chi parla di responsabilità non votò il Pnrr con il Conte bis. Gli irresponsabili non siamo noi, irresponsabile è chi non dà risposte al Paese”.

Nel centrodestra: FdI con Luca Ciriani ha sollecitato il ritorno alle urne. Dal Carroccio Paolo Tosato ha assicurato: “La Lega è leale ma se mancano le condizioni si voti”. per Anna Maria Bernini di Forza Italia “è evidente che se qualcuno non voterà la fiducia, oggi nascerà una nuova maggioranza di governo”.

I PARTITI FANNO CAMPAGNA ELETTORALE

Dal Pd il segretario Enrico Letta fa sapere di non essere disposto a tirare avanti chicchessia. In Parlamento “diremo che siamo disponibili a una continuazione di questo governo Draghi, non siamo disponibili a tirare avanti chicchessia: se non ci saranno le condizioni, se altri partiti della maggioranza si sfileranno, allora la parola passerà agli italiani e noi saremo pronti ad andare di fronte agli italiani con il nostro progetto per il futuro dell’Italia. Una maggioranza senza il M5s “a me sembra un’ipotesi totalmente improbabile. Dopodiché il Parlamento è sovrano, quindi ascolteremo tutti”. Sul Movimento ha aggiunto Letta: “Quello che è successo ieri a Roma e la decisione del M5s di non votare la fiducia al decreto Aiuti cambia lo scenario politico. Prendiamo atto di questa scelta, non è la nostra: è una scelta che ci divide.

L’ex M5s Luigi Di Maio attacca gli ex compagni di partito: “I dirigenti M5S stavano pianificando da mesi l’apertura di una crisi per mettere fine al governo Draghi. Sperano in 9 mesi di campagna elettorale per risalire nei sondaggi, ma così condannano solo il Paese al baratro economico e sociale. Non potevamo essere complici di questo piano cinico e opportunista, che trascina il paese al voto anticipato e al collasso economico e sociale”, ha affermato il ministro degli Esteri.

LA GIORNATA DEL MOVIMENTO

I 5 stelle non voteranno la fiducia al decreto aiuti che stamani va in Aula al Senato. L’annuncio del leader Giuseppe Conte, aprendo ieri sera l’assemblea congiunta dei parlamentari pentastellati al termine di una giornata convulsa e contraddittoria, mette i governo a un passo dalla crisi. L’orientamento era emerso nel corso del Consiglio nazionale dei pentastellati. Non sono bastate le promesse di un nuovo patto sociale e di nuove misure contro i bassi salari a convincere il M5s e alla vigilia del voto di fiducia in Senato il partito si divide su una decisione sofferta che potrebbe essere prodromica ad altri “strappi” dentro al Movimento, sancendo la rottura netta con il governo Draghi.

Senza un appoggio chiaro, avrebbe ribadito il premier Mario Draghi direttamente a Conte nel corso di una telefonata, l’esperienza del governo è da considerarsi finita. Il Pd e la Lega lo mettono a verbale, qualsiasi strappo segnerebbe la fine dell’esperienza a Palazzo Chigi. E si andrebbe – avvertono Salvini e Letta – dritti verso nuove elezioni. Con il partito di via Bellerio che rimarca: “senza il voto dei pentastellati la maggioranza non c’è più”. E Giorgia Meloni che aggiunge: “Basta, pietà. Tutti a casa: elezioni subito!” In Senato “non possiamo che agire con coerenza e linearità” rispetto a quanto fatto alla Camera sul dl aiuti, “i cittadini non comprenderebbero una soluzione diversa”, ha spiegato Conte, che nella telefonata con Draghi ha registrato “la sua disponibilità” ma senza accontentarsi di “impegni: occorrono concrete misure”. L’ex premier rivendica al M5s il ruolo di “unica forza politica che sta incalzando il governo sulle emergenze”, e anche l’importanza del Reddito di cittadinanza, avvertendo – anche alzando la voce – che “non permetteremo mai che venga smantellato”.

Conte si è trovato di fronte ad un bivio cruciale: chiedere di votare sì nell’Aula di Palazzo Madama ai suoi e rischiare di spaccare senza ritorno il Movimento, compromettendo la sua leadership; oppure assecondare chi da giorni è in pressing per consumare una rottura definitiva con Palazzo Chigi. Ha prevalso la seconda strada. Ma le pressioni su Giuseppe Conte non sono certo solo interne.

Il segretario del Pd indica una “svolta” nell’azione del governo che sarebbe irresponsabile non sostenere: “metterlo a rischio ora sarebbe paradossale”, dice anche lui ai suoi deputati e senatori convocati subito dopo pranzo in una riunione congiunta a Montecitorio. Da parte del Pd non ci sono ricatti né ripicche ma se il M5s fa cadere il governo si “va al voto”. E il sospetto dei Dem è che ormai questo sia anche l’obiettivo del centrodestra. Lo dice chiaramente Giuseppe Provenzano, il vice segretario: “stanno provando a cogliere l’attimo, ai 5S chiediamo di non fargli questo regalo”. Salvini professa lealtà ma assicura anche di non essere disponibile a fare la caccia ai “responsabili” in Parlamento. “Meglio – dice – far votare gli italiani che far passare loro 9 mesi sulle montagne russe. Se i 5 stelle faranno una scelta parola agli italiani”. Ma dentro la Lega affiorano posizioni più prudenti: il governatore del Veneto Zaia e quello della Lombardia Attilio Fontana – arrivati a Roma per incontrare proprio Draghi e parlare delle olimpiadi invernali Milano-Cortina – affermano chiaramente di puntare sulla continuità. “Se si può andare avanti anche senza M5s? Giro la domanda – risponde ai cronisti il primo – al presidente Mattarella che, come prevede la Costituzione, sentirà le forze politiche, vedrà i numeri e deciderà”. Ancora diversa, a dire il vero, la posizione di FI: prima Silvio Berlusconi e poi Antonio Tajani si dicono convinti che anche senza il M5S i numeri ci siano per continuare”. Ma quello che “non può’ esserci – aggiungono – è un altro presidente del Consiglio”.

Per il Popolo della Famiglia Mario Adinolfi commenta: “Mattarella non faccia il Savoia. Ci hanno venduto Draghi come un redivivo Giolitti, ora è politicamente fragile come un Luigi Facta. Se il Capo dello Stato non restituisce subito la parola agli italiani, produce un atto eversivo. La maggioranza non c’è più, se ne prenda atto”.

Pur di tenere in sella Draghi sia Europa che PD farebbero qualsiasi cosa. La paura del trionfo del centro-destra non li fa dormire la notte ed i media naturalmente quasi totalmente in appoggio del non elezioni.

Il centrosinistra tenta invece le ultime carte per rendere possibile un governo Draghi bis, che avrebbe la maggioranza anche al Senato come dimostra il voto sul decreto Aiuti e potrebbe forse contare sull’adesione di un nuovo fronte di responsabili per allontanare la data delle elezioni. Lo hanno fatto la capogruppo del Pd al Senato Malpezzi e il leader di Italia Viva Renzi, che ha chiesto al presidente del Consiglio di andare avanti (scrive l’Ansa).

L’Europa guarda alla situazione con preoccupazione e stupore. Il capogruppo del Ppe Weber attacca i Cinque Stelle: ‘Di fronte alla recessione economica e alle continue sfide della guerra russa in Ucraina, l’Europa ha bisogno di un governo stabile a Roma. Disertando il governo Draghi, gli estremisti 5 Stelle non solo peggiorano le prospettive economiche dell’Italia ma anche dell’Europa. Un atteggiamento irresponsabile e incomprensibile’.

Richiami alla responsabilità che il M5s rinvia al mittente. “Oggi difendiamo la nostra dignità - ha detto in dichiarazione di voto la capogruppo Castellone - Dire che si indebolisce l’azione del governo quando si sta cercando di indicare con chiarezza la linea politica, è falso. Bisogna rispondere al malessere sociale che sta montando. Gli irresponsabili non siamo noi, irresponsabile è chi non dà risposte al Paese”.

Ne accadranno delle belle e noi le seguiremo con attenzione…..

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

14/07/2022
2711/2022
San Virgilio

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Storie

PLANNED PARENTHOOD FONDI A CHI INDAGA

Con la vittoria del Presidente eletto Donald Trump, l’aria in America forse sta cambiando. Pochi giorni fa, il Select Panel on Infant Lives, insediatosi in seno alla Camera dei Rappresentanti dopo la scoperta dell’affaire Planned Parenthood, ha reso nota una lista di organizzazioni che praticano aborti tardivi e commerciano parti anatomiche dei feti (una pratica che, è bene ricordarlo, le leggi federali, valide su tutto il territorio della nazione, vietano esplicitamente). L’elenco delle istituzioni che sfruttano questo business della morte comprende, tra le altre, l’Università del New Mexico, che ha acquistato tessuti provenienti da feti abortiti tardivamente in una clinica di Albuquerque; una clinica dell’Arkansas, che vendeva i resti dei bimbi non nati a StemExpress, un centro di ricerca sulle staminali con sede in California, che sul suo sito internet non ha remore a dichiarare che «i prodotti di StemExpress, derivati da tessuti umani, variano dai tessuti sani a quelli malati, da quelli dei feti a quelli degli adulti»; e poi, ancora, un’università dell’Ohio, anch’essa coinvolta in questo florido commercio; la DVBiologics, della Contea di Orange in California, che non solo trafficava parti di feti, ma non pagava nemmeno le tasse sulle transazioni; e la stessa Planned Parenthood texana, in affari con l’Università del Texas

Leggi tutto

Politica

GLI IMPEGNI POLITICI DEL PDF ALLA RIPRESA

A ottobre si comincerà con le elezioni ad Ostia, municipio romano che con i suoi 231.723 abitanti sarebbe la tredicesima città d’Italia per popolazione, subito dopo Verona, territorio della periferia capitolina dominato dal M5S e dalle infiltrazioni mafiose, dove il governo municipale è stata sciolto due anni fa con decreto dell’esecutivo nazionale proprio per tali infiltrazioni. A novembre sarà la volta delle elezioni regionali in Sicilia e con questo si spiega il lavoro agostano del nostro coordinatore nazionale Nicola Di Matteo nell’Isola. Nei prossimi mesi si voterà poi per le regionali in Lombardia, dove il ruolo da protagonista è ovviamente svolto dal nostro segretario nazionale Gianfranco Amato, e probabilmente anche nel Lazio e in Friuli Venezia Giulia dove l’esperienza di governo a Cordenons con Lanfranco Lincetto vicesindaco ci fa ben sperare anche grazie al radicamento con Alessandro Cocco a Trieste e con i risultati ottenuti a Fontanafredda alle ultime amministrative.

Leggi tutto

Politica

Il fascismo non ebbe meriti? Parliamone!

Il discorso di Mattarella si volle enfatico per l’occasione, ma la sua assolutezza non può essere presa tout court come giudizio storico.

Leggi tutto

Politica

Il disegno politico di Salvini

Salvini pensa che governerà “per un trentennio” e in effetti l’assenza di opposizioni oltre che la debolezza del suo alleato nell’esecutivo lo autorizza a queste rosee previsioni. In più è andato ad Arcore da Berlusconi per accertarsi che a Berlusconi interessa sempre e solo una cosa, cioè la sua “roba”, i tetti pubblicitari e quelle faccende lì, sul resto via libera a tutto a partire da Foa presidente della Rai che, poverino, è a bagnomaria a viale Mazzini da due mesi.

Leggi tutto

Media

Vie di sblocco di un’autentica crescita

Il pensiero unico sta svuotando, manipolando, spogliando di tutto, tante persone. È necessario individuare i media liberi, farli conoscere, è necessaria l’accoglienza reciproca al di là delle diversità. Uscire dalle sordità e dagli interessi di bottega che spingono a non imparare dagli altri e a difendere il proprio orticello senza reciproca accoglienza, senza diffondere la conoscenza anche di altri media liberi. Sono miopie che spengono la maturazione delle persone e le lasciano ingabbiate da quel pensiero unico che emargina ogni altra voce. Si ritorcono dunque subito contro la testata sedicente libera ma di tali corte vedute perché, per esempio, la gente non legge più.

Leggi tutto

Politica

I risultati del primo turno delle elezioni amministrative di Torino

I risultati sorprendenti del primo turno delle elezioni amministrative di Torino del 3 e 4 ottobre 2021 e alcune proposte per raggiungere obiettivi più desiderabili al secondo turno Il calo dell’affluenza, l’affermazione di Paolo Damilano, le sfide del ballottaggio ed il ruolo fondamentale degli astenuti

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2022 La Croce Quotidiano