Storie

di Roberto Signori

Inghilterra - Violenze e stupri sui giovani

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In Inghilterra, il politicamente corretto ha fatto nuove vittime quando, per circa 40 anni, ha affossato un’inchiesta riguardante le violenze e lo sfruttamento sessuale nei confronti di un migliaio di ragazze e bambine. Le istituzioni, dalle scuole alle Forze dell’ordine inglesi, hanno nascosto per non creare “tensioni per la razza”. Era già successo in precedenza quando l’inchiesta interna “Operazione Liden” rivelò che oltre 1.400 giovani bianche erano state ridotte a schiave sessuali da una gang islamica, prevalentemente composta da pakistani. Per più di 20 anni, nonostante le evidenze che erano passate sulle scrivanie degli inquirenti, tutto era stato taciuto per non accendere tensioni sociali e determinare una deriva razzista che avrebbe potuto portare l’intero Paese alla destabilizzazione. Un incubo dal quale le giovani e le bambine non riuscivano a uscire perché manipolate psicologicamente, minacciate e ridotte a “spazzatura bianca”. Ora il caso si è ripetuto nella cittadina inglese di Telford.

Il nuovo caso deflagrò nel 2018 quando il Sunday Mirror rivelò che, dagli anni Ottanta, diverse bande islamiche, anche questa volta in prevalenza composta da pakistani, abusarono di un numero inquietante di ragazzine nella cittadina inglese di Telford, a nord di Birmingham. A seguito dell’inchiesta del quotidiano britannico, venne aperta un’indagine. Secondo quanto poi riportato da Tom Crowther, presidente della commissione d’inchiesta, gli abusi sessuali erano stati perpetrati su più di mille ragazze per anni nel silenzio delle autorità. Addirittura, le agenzie competenti incolparono le ragazzine di “prostituzione minorile” per non alimentare tensioni razziali nel Paese, secondo quanto riferito dalla Bbc. Nonostante l’indagine Chalice che, nel 2012, portò all’incarcerazione di sette uomini asiatici per crimini sessuali su minori, la polizia di West Mercia e il Consiglio di Telford e Wrekin non si concentrarono sullo scandalo abusi, anzi ridussero le loro squadre investigative “a uno zero virtuale” per risparmiare denaro.

Nel fascicolo della commissione d’inchiesta, si legge altresì che, all’interno delle scuole, esisteva una certa “riluttanza” nel riferire alle autorità gli abusi sessuali senza “prove concrete”. Tale approccio è stato definito “eccessivamente cauto” perché esistevano indicatori “ovvi”, come le assenze scolastiche delle bambine e i loro cambiamenti di comportamento, segnali che difficilmente potevano sfuggire al personale delle scuole. Nel fascicolo, è emerso inoltre che, nei dati più recenti, ovvero quelli relativi ai primi sei mesi del 2020, la polizia aveva ricevuto 172 denunce relativi allo sfruttamento minorile. Il “terribile crimine non è scomparso” si afferma nel fascicolo della commissione d’inchiesta, il quale inchioda le responsabilità della polizia che tennero “un atteggiamento inaccettabile e offensivo” nei confronti delle vittime di abusi, anche presentandole con “un linguaggio denigratorio utilizzato”.

Tom Crowther ha affermato di aver iniziato a indagare dall’anno 1989 ma di aver appreso che le ragazzine venivano già abusate negli anni Settanta. Ha anche dichiarato che lo sfruttamento sessuale aveva connotazioni “generazionali” perché le violenze era diventate “normali” per gli aguzzini e “inevitabili” per le vittime. Addirittura, “alcuni genitori avevano vissuto esperienze simili alle loro figlie”. Crowther ha poi raccomandato la formazione di un gruppo di revisione congiunto per la pubblicazione di un rapporto annuale sugli abusi nei confronti dei minori a Telford, esortando le agenzie competenti ad accettare le raccomandazioni contenute nel rapporto della commissione d’inchiesta e auspicando che queste diventassero lo strumento per dare finalmente voce alle vittime sopravvissute.

Nel fascicolo d’inchiesta, si fa riferimento al caso della 16enne Lucy Lowe, morta nella sua casa di Telford insieme alla sorella di 17 anni e alla madre in un incendio, appiccato da Azhar Ali Mehmood, 26 anni, padre di sua figlia. Lucy era rimasta incinta all’età 14 anni durante l’ennesimo abuso sessuale di Mehmood. Quando la ragazzina morì era in attesa del secondo figlio. La famiglia Lowe aveva già ricevuto minacce da un telefono anonimo, come riportato dal padre di Lucy sopravvissuto all’incendio: “Un agente di polizia ha detto che avrebbero implementato misure di sicurezza a casa mia a seguito di questa telefonata”.
Nel 2002 un’altra studentessa, la 13enne Becky Watson, fu uccisa in un incidente d’auto, ritenuto all’epoca “uno scherzo finito male”, nella città dello Shropshire. Emerse poi che la ragazzina era stata abusata da una banda di adescatori islamici dall’età di 11 anni. Un’amica di Becky, Vicky Round morta poi nel 2020, aveva successivamente riferito di essere stata abusata dalla stessa gang, la quale l’ha resa dipendente dal crack a 12 anni e dall’eroina a 14.
Un’altra vittima 15enne rimase incinta sei volte in quattro anni, durante gli stupri di quella banda islamica, e fu costretta a subire ben quattro aborti.
Un’altra sopravvissuta agli abusi di Telford, Joanne Phillips, ha pubblicato un libro di memorie nel febbraio del 2022, “A girl worth more”, in cui racconta di come sia stata violentata da centinaia di uomini e mercificata in tutto il Paese. Nel libro, Joanne riferisce che uno dei suoi persecutori gli puntò una balestra allo stomaco quando scoprì che era rimasta incinta. Costretta ad abortire, qualche giorno dopo, la ragazza cercò di suicidarsi perché credeva che non ci fosse una via di scampo a quegli abusi. Joanne, ora diventata 40enne, ha affermato: “Quello che mi è successo è stato rivoltante, orribile e distruttivo per l’anima, ma la gente mi vedeva come una prostituta e non una vittima”. L’incubo di Joanna iniziò quando aveva 12 anni e fu violentata dal cugino 17enne di un suo compagno di scuola. Poco dopo, approfittando dell’assenza della madre della ragazza, una banda aveva iniziato a irrompere nella sua casa per violentarla dopo la scuola. “Agli occhi della legge, ero una prostituta comune con multe non pagate che pendevano sulla mia testa”, ha scritto nel libro Joanne, la quale è riuscita a fuggire dai suoi carnefici all’età di 20 anni, dopo otto anni di violenze e sfruttamento. Come documenta Joanne, quando venivano fermate per adescamento dalla polizia, le ragazze venivano multate e finivano in carcere se non riuscivano a pagare le ammende. Dopo aver letto l’inchiesta del Sunday Mirror, Joanne si mise in contatto con un’altra sopravvissuta, Holly Archer, che aveva già avviato un’indagine indipendente sullo sfruttamento sessuale delle bambine a Telford: “Quello che Holly aveva ottenuto è stato incredibile (…) Si stava battendo per la giustizia e stava dicendo la verità quando a tutti noi, per così tanto tempo, era stato detto che dovevamo incolpare solo noi stesse e ci avevano fatto sentire come delle criminali”.
Nel fascicolo della commissione di inchiesta su Telford, è stata elogiata l’attività investigativa sugli abusi sessuali del poliziotto Alan Edwards. Le evidenze che aveva raccolto rimasero chiuse in un caveau della polizia per oltre un decennio prima di essere adeguatamente indagate. Nel materiale raccolto da Edwards, veniva evidenziato pure il ruolo di Mohammed Younis, il quale gestiva la “casa dello stupro” nella città dello Shropshire. Il mostro verrà poi condannato nel 2012 in seguito all’operazione Chalice della polizia.
Intervistato dal Mirror, Alan Edwards ha affermato che a Telford gli è stato detto di “non agitare la barca” per la paura di infiammare le tensioni razziali con la comunità pakistana della città. “I miei ufficiali mi dissero che nessuno aveva voluto fare nulla al riguardo a causa dell’elemento razziale perché avrebbe potuto determinare la fine della carriera di chiunque l’avesse trattato”, ha sottolineato Edwards. L’inchiesta giornalistica del Sunday Mirror, pubblicata nel 2018, riportava le testimonianze di due cittadini di Telford, un volontario di un’organizzazione locale che si occupava di abusi sessuali e Keith Osmund-Smith, allora cappellano della polizia di West Mercia. Quest’ultimo è stato poi sospeso quando è diventato noto che aveva fornito informazioni alla testata giornalistica britannica.
“Anche se non sono stati rilevati casi di corruzione, le nostre azioni sono state di gran lunga inferiori all’aiuto e alla protezione che avreste dovuto ricevere da noi, è inaccettabile, vi abbiamo deluso. È importante che ora ci prendiamo del tempo per riflettere in modo critico e attento sul contenuto del rapporto e sulle raccomandazioni che sono state fatte”, così Richard Cooper, assistente capo della polizia di West Mercia, ha presentato le sue scuse alle vittime sopravvissute agli abusi di Telford, affermando inoltre che saranno create squadre dedicate alla prevenzione e alla lotta dello sfruttamento minorile. Nel giorno della pubblicazione del fascicolo della commissione d’inchiesta, Lucy Allan, deputata conservatrice di Telford che, dal 2016, porta avanti una campagna informativa sugli abusi, ha dichiarato: “Oggi è un giorno molto importante per le vittime e i sopravvissuti agli sfruttamenti sessuali minorili, non solo a Telford ma in tutto il Paese perché questo rapporto è schiacciante ed è devastante. Ci sono evidenze che, ben prima che questo rapporto fosse commissionato, le persone sapevano degli sfruttamenti sessuali minorili. Avevamo avuto casi giudiziari di alto profilo a Telford e avremmo dovuto trarre insegnamenti da questo e chiaramente non l’abbiamo fatto. La cosa più triste è che le voci delle vittime e delle sopravvissute non sono state ascoltate, non sono state prese sul serio e questo non sarebbe mai dovuto accadere”.

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19/07/2022
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