Storie

di Fabio Annovazzi

NEANCHE UN PRETE PER CHIACCHIERAR

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

L’acquerello di colori, che sta prendendo forma in questi giorni tra i boschi e le radure nostrane, riserva una visione idilliaca e struggente verso chi sa alzare appena lo sguardo oltre l’effimero del quotidiano. Un quadro mozzafiato che mostra sempre dei giochi di luce inaspettati all’estasiato spettatore. Autunno, stagione meravigliosa e melanconica, persa tra mosti ricci castagne e noci, tra le mie preferite in assoluto. Sia chiaro che ogni parte dell’anno ha un qualcosa di intrinsecamente affascinante in se, e dovremmo essere grati e riconoscenti verso chi ha creato questa meraviglia che non è certo frutto del caso, ma questo periodo dalle ombre lunghe a mio modo di vedere ha un tocco in più che lo fa rendere speciale. Il bagliore solare irradia sempre meno, il buio predomina presto sulla luce e la nostalgia mi distrugge l’animo rimembrando i gloriosi tempi del mio spopolato paesello. Un graffio terribile che mi fa sanguinare l’anima e non riesco a celarlo, una ferita che non si rimargina, acuita anzi dal lento, inesorabile, scorrere del tempo che passa. Più invecchi più sembra che le lancette dell’orologio della vita scorrano in maniera frettolosa, hai appena aperto gli occhi al mattino che in un baleno ti ritrovi già sul far della sera. Inutile stordirsi con magre consolazioni, la realtà non la si cambia fuggendovi o peggio facendo gli gnorri. “Il tempo va, senza catene, fugge agli sguardi sa che conviene” cantava a suo tempo Gianluca Grignani, uno dei cosiddetti cantautori maledetti del pop italiano. Il problema qui è che più passa il tempo più ci ruba qualcosa, si spengono luci che mai più si riaccenderanno. Un viaggio verso la dissoluzione che non conosce sosta o piloti in grado di invertire la rotta che conduce all’abisso. Questa autunnale è una stagione di avvicendamenti anche in campo ecclesiale e nelle varie diocesi italiane e tutto un via vai continuo di sacerdoti che cambiano repentinamente parrocchia. Nella nostra micro realtà montana siamo passati in dieci anni da avere un parroco, diciamo così, in esclusiva ad un prete presente praticamente solo al 20%. Ed è una cosa generalizzata nei piccoli paesi di montagna. Sacerdoti che praticamente devono barcamenarsi tra cinque parrocchie tra loro anche molto distanti, sorbendosi problematiche interne abbastanza scabrose, soprattutto a livello economico e di gestione. Ne deriva il fatto che è umanamente impossibile arrivare dappertutto e cercare di recuperare le pecorelle smarrite. A meno che uno non abbia il dono Divino della bilocazione come Padre Pio rimane inattuabile ed utopico il compito di pastore d’anime e di guida spirituale dei fedeli. So che queste mie parole provocano pruriti in certe frange ecclesiastiche, ma l’evidenza si mostra lì cruda in tutta la sua drammaticità, avanzano apostasia e sbandamenti e senza una guida sicura e ferma il povero piccolo gnu finisce inevitabilmente sbranato dai leoni voraci. Sì, magari quelli già più vicini al ristretto cerchio che frequentano le parrocchie si possono in qualche modo accudire, ma la stragrande maggioranza del gregge si disperderà inevitabilmente nei meandri del relativismo.

Ragazzi ed anziani fragili sono i più esposti a questa perdurante assenza di una direzione umana e religiosa forte e a loro vicina che li sappia incanalare sulla retta via. In questi tempi di ateismo dilagante, e di valori che vanno a farsi friggere inghiottiti dalle mode del momento, la mancanza di una Guida con il clergyman lascia i fedeli smarriti che rischiano o una pericolosa fede fai da te, o di essere sbranati dai feroci lupi in cerca di lauti pasti. Lasciate una parrocchia senza prete per vent’anni e vi si adoreranno le bestie, diceva a suo tempo San Giovanni Maria Vianney, il curato d’Ars. Profezia azzeccata in pieno, niente da dire. Nel mio paese ci sono da tempo più cani che persone, adulati per giunta come fossero pargoli in fasce. Durante una mia passeggiata estiva ho incontrato tra i pascoli degli alpeggi un gregge abbastanza consistente di pecore, a cui faceva da guardiano un unico pastore, per di più straniero. Mi sono fermato ad osservarle incuriosito. Molte rimanevano indietro negli spostamenti, tante si perdevano ed emettevano belati solenni, ed alcune, spesso le più malconce o gli agnellini appena nati, finivano miseramente per morire da soli di stenti in qualche cespuglio di maggiociondolo o cadevano accidentalmente nei dirupi. Del resto, per quanto si desse da fare con solerzia, il giovane sorvegliante rumeno dei quadrupedi non poteva fare miracoli, neanche sputando sangue, era ed è fisiologico. Ci sarebbe poi da fare un’altra riflessione pungente in merito. Questi lavori faticosi sono di sola competenza, da svariati decenni tra l’altro, di ragazzi stranieri in quanto si sa che i giovani italiani odiano i mestieri umili, non sono alla moda, e poi passi agli occhi dei coetanei come cringe, impresentabile. Le tradizioni e l’umiltà sono ormai tramontate da un pezzo, vittime di un sistema dove la parola sacrificio è stata abolita dal dizionario.

Nessuno vuole fare la gavetta e versare sudore dalla fronte, la possibilità di avere tutto a portata di dito senza sforzo fisico ha illuso le giovani generazioni, figuriamoci se interessa indossare l’abito talare con tutte le rinunce che comporta. Magari la chiamata dall’Alto c’è anche, e la piantina della vocazione cresce nell’intimo, ma le spine intorno crescono e la soffocano come il grano in mezzo ai rovi. Ma a mio modo di vedere non è solo questo il punto. La mancanza paurosa di sacerdoti non è figlia del caso, sono anni che la denatalità e la secolarizzazione colpiscono duro, per cui c’è poco da meravigliarsi se vanno scomparendo sempre più i ministri del Sacro Culto. A parte rare eccezioni un tempo fioccavano le vocazioni soprattutto in famiglie numerose dove la fede dei componenti era comprovata e limpida. Non voglio con questo fare dietrologia, gli uomini anni fa peccavano tanto come adesso se non di più. Ma le cose erano chiamate col loro nome, e un disordine conclamato, e sbagli evidenti anche in natura, non venivano certo esaltati come diritti. Tutto però parte a monte, dal rubinetto che perde, dal tentativo ormai in corso da decenni di disintegrare la famiglia. Le conseguenze inevitabili sono poi a cascata, tra le quali lo sgretolamento delle vocazioni a divenire Alter Christus. Il noviziato femminile è ormai annientato da tempo e le poche suore che vedi ancora in circolazione sono ottuagenarie, o giovani straniere. Finirà che saremo costretti ad importare preti, specialmente dalla giovane Africa, come succede per la manovalanza, ma certo non è una soluzione che onora la nostra Patria e la fede dei nostri avi. Ed è inoltre un furto reiterato e perverso verso il continente nero. Comunque Dio sa scrivere dritto anche in righe stortissime, per fortuna, e non ci lascerà del tutto senza guide spirituali. Ciò non toglie però che le righe il Padreterno le gradirebbe dritte… Intanto portiamo questa ennesima croce nelle nostre zone montane derelitte; proprio non ci voleva, e non sarà per giunta l’ultima. Sappiamo che dopo la lunga via crucis ci sarà prima o poi questa benedetta resurrezione, speriamo che nel frattempo qualche cireneo si degni di aiutarci a sorreggere, almeno per un pezzo di strada, questo pesante fardello. A volte rimango perplesso, mi si incuneano atroci dubbi nella mente, avrei bisogno di parlarne con qualcuno di schietto, ma che ci volete fare non trovo neanche un prete per chiacchierar… Poi mi guardo ancora intorno, mentre i colori di sera si smorzano un po’ e il tramonto all’orizzonte sembra un incendio appena scoppiato tra i monti. E allora in quest’estasi prodigiosa i dubbi si dissipano e, anche se la stanchezza del cuore fa dire di no, trovo nell’animo la certezza granitica che solo un Grande Pittore può aver dipinto un capolavoro simile e non si dimenticherà certo della sua creatura prediletta.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

14/10/2022
3001/2023
Santa Martina

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Politica

Sul tema del voto dei cattolici

La questione che io pongo, però, è: se tutti si trovano concordi sulla necessità di questa benedetta “spinta dal basso”, perché nessuno si adopera per organizzarla sul serio? Guardate, sarei curioso persino di vedere all’opera i nuovi comitati civici “escludenti” di Fontana, sono convinto che sarebbero però più efficaci le “sardine bianche” in qualche modo evocate dalla Morresi, ma ormai mi sta bene tutto, purché io veda i cattolici fare qualcosa di politicamente decente e non solo lamentarsi fino alla prossima sconfitta, quando si lamenteranno di nuovo e ancora di più.

Leggi tutto

Chiesa

Papa Francesco: “La libertà si realizza nella carità”

All’udienza generale in Aula Paolo VI, il Papa spiega il concetto di libertà secondo la fede cristiana: non consiste nello stare lontano dagli altri, sentendoli come “fastidi” che limitano la nostra azione, ma essere inseriti in una comunità, amare e servire gli altri

Leggi tutto

Rapito un sacerdote nel sud della Nigeria

Don Alphonsus Uboh, parroco della chiesa San Pio X, nello Stato di Akwa Ibom, nel sud della Nigeria è stato rapito domenica 8 maggio mentre era nella sua parrocchia.

Leggi tutto

Società

La bioetica per tutti, parla Giorgia Brambilla

Moglie, mamma, madre di bimbi piccoli e prima ancora ostetrica. Poi la passione per la bioetica che diventa ricerca e insegnamento, e infine il manuale con Rubbettino

Leggi tutto

Chiesa

L’Avvento spiegato dal Papa emerito

La teologia dell’Avvento ruota attorno a due prospettive principali. Da una parte con il termine “adventus” (= venuta, arrivo) si è inteso indicare l’anniversario della prima venuta del Signore; d’altra parte designa la seconda venuta alla fine dei tempi. Il Tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi.

Leggi tutto

Storie

In Libano chiudono le banche

Le banche libanesi, che dovevano riaprire oggi, resteranno chiuse a tempo “indefinito”

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2023 La Croce Quotidiano